Lettera famigliare della Casa sul Pozzo n.38

30 novembre 2017

Carissime Amiche ed Amici,

un saluto cordiale e l’invito a raccogliere questo undicesimo mese dell’anno.

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Comincio con quello vissuto domenica 19 in tutto il modo: la giornata mondiale dei poveri. Papa Francesco, il 13 giugno aveva lanciato la 1Giornata Mondiale dei poveri  offrendoci il criterio di verificarci nell’opposizione “tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci”. Citando l’apostolo Giovanni ha scritto:  «non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18).

Il secondo evento è costituito dalla pubblicazione di due testi realizzati dalla Casa: il calendario 2018 dal titolo Donne e Uomini camminano insieme e gli appunti per camminare sul territorio lecchese che hanno come titolo Fare strada insieme.

Nei due titoli raccolgo in unità l’orientamento per l’oggi/domani: insieme.

In un tempo di isolamenti, di gruppetti contrapposti, di logiche di discriminazione, quando tutta l’Europa è sotto il segnale di affermazioni difensive, noi crediamo che la strada da percorrere è fare insieme e ci sforziamo di comunicarlo anche agli altri. E’ tempo di aprire e attivare canali di comunicazione, favorire esperienze di condivisione di sguardi e di prassi, indicare, attraverso le nostre vite, modelli di umanità che dicano circolarità e bene compartecipato.

Queste due pubblicazioni sono strumenti di lavoro, semi che pensiamo di spargerli con la logica del soffione, anche se Fare strada insieme  ha come primi interlocutori i membri eletti nei consigli dei Comuni e in quelli pastorali delle parrocchie.

Perché questa nascita e come pensiamo di accompagnare la crescita ?

Elenco una serie di suggestioni che ci hanno spinto a farlo.

Il libretto Fare strada insieme , è un tascabile; ci può accompagnare con scioltezza ed essere messo a riposo senza chiasso. Deve servire, perché è uno strumento. Lo possiamo riprendere in momenti e tempi diversi. Serve a darci delle informazioni, a suggerire delle domande, ad aprire alcuni percorsi, a rivelare il bisogno di fare e fare insieme. Da soli non si va da nessuna parte, abbiamo sempre bisogno di una compagna/o per i tempi di disorientamento, di fatica, per scrutare le mappe e i percorsi possibili.

Alcune delle motivazioni che ci hanno sostenuto nel preparare il testo.

  • Per ridurre i luoghi comuni, le frasi fatte e i giudizi ripetitivi (per questo l’informazione)
  • Per fare un lavoro di scavo sotterraneo, con meno parole, con il bisogno di riconoscere le potenzialità e i bisogni di ognuno (per questo abbiamo parlato di metropolitana e di scavo del terreno per permettere il realizzarsi di collegamenti veloci e sicuri).
  • Per acquisire un metodo di lavoro che privilegi le prassi, apra la riflessione sulle stesse per ritornare a gesti rigenerati.
  • Per guardare più all’oggi/domani che alla conservazione di quanto fatto (le radici sono vitali ma questa vitalità è riconosciuta nella crescita e nel consolidamento)
  • Per parlare sempre più di noi che di loro, di guardare con occhi multipli la realtà.
  • Per trasformare l’accoglienza, la precarietà dell’inizio, in progetti di cittadinanza.
  • Per imparare a far dialogare le varie radici culturali, i modi di integrarci, il passato che ognuno si porta con sé e che non diventi una struttura troppo pesante.
  • Per uscire dal riferimento solo su noi stessi e aprirci e sperimentarci in una collegialità simpatica e aperta.
  • Perché è più vitale fare insieme che sbrigarcela da soli, anche se questo abbrevia i tempi.
  • Per comunicare le azioni intelligenti che il territorio offre e imparare a integrare nelle nostre vite le storie che arrivano nella carne delle persone.
  • Perché, ci piaccia o no, stiamo diventando multiculturali e dobbiamo perdere la paura di smarrirci.

Ci sono certamente tante altre motivazioni che cresceranno con la lettura personale mentre da metà gennaio del 2018 fino a metà marzo metteremo in conto alcune occasioni di confronto pubblico.

Nel calendario del 2018, nell’introduzione, ho spiegato la fortuna di vivere questa stagione che si propone nuova e che chiede un ascolto e uno sguardo contemplativo assieme alla messa in moto delle regole sullo scavo su cui abbiamo meditato e sperimentato in questo 2017 che sta per chiudersi. Scavare pozzi è stato un apprendistato di regole e di condizioni di lavoro per avere tra le mani qualche risultato.

Il 2018 offre per ogni mese storie di donne e uomini che, mossi dallo spirito, hanno generato una nuova umanità nella loro stagione, spesso a prezzo del loro sangue.

Non sono icone solo da contemplare o storie esemplari da riprodurre ma stazioni della vita dove fermare il nostro viaggio per fare il conto insieme delle loro e nostre parole, delle azioni compiute, dello sguardo di futuro che hanno aperto.

Dobbiamo affacciarci con energia e rispetto a queste storie, custodendole come mappe di un cammino unico e quindi prezioso.

Ancora nel novembre abbiamo avuto due incontri sul tema del creare comunità – pratiche; abbiamo vissuto l’esperienza della Caritas di Novara con Federica Mariani e quella di Treviso con Antonio Calò. Aver vissuto insieme quattro percorsi con l’associazione l’Altra Via è stata una bella e proficua esperienza.

Non posso non richiamare, nel chiudere questa lettera, le morti atroci avvenute nella moschea egiziana e che in casa abbiamo letto anche con gli occhi e il cuore di Rami, il nostro giovane amico egiziano che vive dalla Pasqua con noi. Ci sarebbe potuto essere anche suo padre in quella carneficina avvenuta vicino al luogo del suo lavoro; ma fortunatamente era tornato al suo paese, lontano.

Così come i morti in mare, le violenze in Libia e da ultimo, per la cronaca, quanto è avvenuto con gli amici di Como senza frontiere (vi era presente anche il nostro amico padre Luigi Consonni):  una ventina di naziskin hanno fatto irruzione nella sala dove il gruppo stava lavorando per leggere un comunicato razzista. E’ una violenza che ci riporta agli anni del fascismo e trova un territorio molto insicuro. Per questo dobbiamo fare strada insieme e aiutarci a trovare e sperimentare serenità e forza di vita.

Chiudo con una piccola nota personale. Il 18 novembre, sabato, nella cornice di una memoria storico/culturale mi hanno offerto un pubblico riconoscimento,  contemporaneamente ad altre donne e uomini, da parte dell’Associazione don Giuseppe Morosini e del Comune di Ferentino, mio paese natale. Il premio si è materializzato in una targa personale.

Un saluto affettuoso e cordiale.

Angelo Cupini

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