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• giovedì 27 gennaio 2011
ore 21:00
Dialogo con Hanna Weiss, ebrea italiana sopravvissuta all'olocausto
Una voce da Nazareth
Hanna Kugler Weiss, conosciuta come Elena Kugler nel Libro della Memoria curato da Liliana Fargion, fu prigioniera ad Auschwitz all’età di 16 anni.
È nata a Fiume nel 1928. La sua vita è stata spezzata dalle leggi razziali, dalla clandestinità, dal fallito tentativo di fuga in Svizzera e dai 270 giorni passati nel campo di sterminio. Cercava la salvezza con la sua famiglia e con quella di Goti Bauer aldilà della frontiera, ma i «passatori» italiani a cui il gruppo si era affidato l’hanno venduto ai nazisti in cambio d’un lauto guadagno. Arrestata con i familiari, il 16 maggio 1944 viene deportata da Fossoli con il trasporto numero 46. Il 23 maggio, all’arrivo a Birkenau, perde la mamma e la sorella Magdiza, divenute subito cenere al vento. Rimane nel lager con la sorella Ghisi fino alla sua liberazione. Solo molto lentamente riscopre – con la carica vitale dei suoi 17 anni cosa sia la libertà.
Torna in Italia a rivedere il padre, fortunosamente scampato alla deportazione, si diploma infermiera a Merano e nel 1949 parte per Israele, dove vive il fratello Moshe. Lì ben presto si accorge che non può raccontare il miracolo per il quale lei e Ghisi sono rimaste in vita. Decide quindi di chiudere le pagine del libro del passato, aprendo quelle del presente e sfogliando quelle del futuro. Si sposa, ha tre figli e rimane vedova alla giovane età di 40 anni. Nel 1968 racconta per la prima volta in una scuola la sua storia di ragazza nella Shoah. Tra gli studenti c’è anche sua figlia, pallida perché è la prima volta che ascolta la vita di sua madre alla sua età, in un altro periodo storico. Solo dopo quarantasei anni, durante il viaggio di una delegazione israeliana in Polonia ritrova il legame con la mamma: è quando nel Block 27 di Auschwitz I, che ora è la Camera della Memoria, la voce di un cantore intona una preghiera. Ritrova la presenza della mamma e delle molte persone care che lì ha perduto. Tra i relitti del crematorio II a Birkenau, sceglie un punto come pietra tombale per la sua famiglia. Da quel momento, ogni volta che torna, accende una candela per mantener viva la presenza in un gesto concreto di ricordo. E così, come in una sorta di pellegrinaggio personale rivolto alla memoria collettiva, torna tre o quattro volte all’anno per accompagnare i giovani a scoprire un pezzo della storia del popolo ebraico. Vive a Nazareth Ilit, dove dirige il Museo della Shoah. Scrive in ebraico un libro in cui raccoglie i fili della sua vita spezzata, lo traduce in italiano, per ritrovare le sonorità dell’infanzia e della lingua materna. Nel gennaio del 2006 la sua storia Racconta! Fiume-Birkenau-Israele è in libreria anche in Italia. Ma la sua viva voce ha il calore e la bellezza di un arcobaleno.
dalla presentazione di Hanna Weiss alla Biblioteca Tiraboschi di Bergamo, 16 Gennaio 2007
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