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Conclusione
Dopo aver affidato il presbiterio di Efeso al Signore e alla Parola della sua grazia, Paolo si inginocchia con tutti in preghiera (cfr. Az 20, 36).
Lo sguardo dell’apostolo è proiettato in avanti e l’esortazione diventa orazione, diviene viatico di fede per il cammino che i discepoli percorreranno.
È un clima che sentiamo vicinissimo alla nostra situazione di questa mattina. Anche per me diviene spontaneo, a questo punto, dar voce ad alcune ultime parole e atteggiamenti, che mi sembrano importanti per dare seguito al cammino. Desidero intensamente che esso continui, nelle forme e con i ritmi che sceglierete insieme al nuovo pastore. È importante che non si interrompa perché va nella direzione giusta, è esperienza di grazia, è genuino esprimersi di quell’attitudine che fa della Chiesa «la casa e la scuola della comunione» (Novo Millennio Ineunte, n. 43). Vi esprimo ancora tre pensieri.
1. Se mi fosse stato possibile, mi sarebbe piaciuto venire in ciascuno dei vostri decanati o presbiteri, per leggere con voi la Carta di comunione di intenti, incoraggiare il cammino, esortare ai passi che avete scelto come possibili o auspicato come opportuni. L’ avrei sentito come un esito naturale del lavoro fatto e come sigillo di verità della comunicazione che tra di noi è intercorsa. L’avrei vissuto come un ulteriore «affidarvi alla Parola» (At 20, 32) e "affidarvi la Parola" perché la Parola continui a illuminarci, a sostenerci e a salvarci.
Non posso più farlo io. Certamente però lo potete fare voi, nei modi e con gli aiuti che vi parranno opportuni e che il nuovo Vescovo riterrà più idonei. Non è solo un desiderio mio, questo. L’ho letto nei vostri testi molto frequentemente, quando mi scrivete, a esempio, che a ogni inizio d’anno vorreste riprendere la Carta di comunione del presbiterio cui appartenete, che la mostrerete come segno d’accoglienza a chi verrà nuovo tra di voi, che la verificherete al termine dell’anno. Con l’impegno di ritoccarla, completarla, aggiungervi passi nuovi, e aprirsi a prospettive intuite nel frattempo come possibili e opportune. Leggo, a esempio, nella Carta di un decanato: «Tutti noi custodiamo questa Carta come stimolo per la nostra fraternità e la offriamo volentieri a ciascun prete che arriva nel nostro decanato, dandogli il benvenuto». In un altro testo si dice che la firma dei singoli preti e diaconi posta al termine «esprime la condivisione di questo documento, e l’impegno a reciproci richiami ed alla collaborazione nell’osservare le indicazioni descritte». In un’altra significativamente si legge: «Perché questa Carta abbia la benedizione del Signore, una sua visibilità e un tempo di verifica sarà opportuno definire una data e una celebrazione di inizio». Sono
propositi che confermo volentieri.
2. Permettetemi una parola che ritengo importante. È l’ultima di Paolo nel discorso di Mileto, una parola che non c’è nei vangeli ma esprime pienamente lo spirito di Gesù: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Vorrei tradurla anche in un altro modo, che mi ha sempre accompagnato nel mio cammino: c’è più gioia nel sacrificio! Nella Regola di vita del cristiano ambrosiano (n. 8), ho espresso con forza quanto ciò mi stia a cuore dicendo: «Come vorrei che tutti a questo punto capissero che il mistero di un Dio morto e risorto è la chiave dell’esistenza umana e il succo del Vangelo e della nostra fede. Eppure contro questa roccia del "mistero pasquale" vanno a cozzare tutte le onde delle nostre resistenze. Eppure proprio qui si ricongiungono i nodi del rapporto
che lega morte e vita, dolore e gioia, fallimento e successo, frustrazione e desiderio, umiliazione ed esaltazione, disperazione e speranza. Quando la "legge della Croce" ci tocca, ci sconvolge e ne siamo profondamente turbati: ma solo qui si attua la piena liberazione dal male, fino ad accettarne le conseguenze su di sé per perdonarlo e superarlo, come ha fatto Gesù sulla croce». Se sarete fedeli alla lectio divina entrerete nel mistero di un Dio crocifisso e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù. Come afferma sant’Ambrogio nel passo che ho richiamato all’inizio:
«L’impronta del Vangelo brillerà in te
se porgerai l guancia a chi ti percuote,
se amerai il tuo nemico,
se prenderai la ma croce e mi seguirai.
3. Non vorrei andare oltre. Quanto ci siamo detti e quanto abbiamo vissuto insieme in questi ventidue anni è molto. Lo sento come un dono di grazia. Sono contento dei miei preti, di questo presbiterio della Chiesa di Milano; ho ricevuto tanto dalla vostra fede, dal vostro zelo generoso e intraprendente, dalla vostra passione per la gente. Benedico il Signore per il lungo incontro di comunione che per anni ha arricchito voi e me. I legami tra noi sono andati crescendo, hanno radici solide; dureranno ancora, sia pure nella modalità della «distanza».
Anche Paolo si allontana dai presbiteri di Efeso, volti cari e familiari, e non nasconde la sofferenza per tale distacco.
Provo io pure gli stessi sentimenti; ma con lui condivido la fiducia che il Signore accompagna il vostro e il mio cammino. Le parole del «discorso di Mileto» divengono così sorgente della preghiera che faccio per tutti voi ora, nella nostra chiesa cattedrale, nel luogo cioè che ha visto celebrare le tappe salienti della vostra dedicazione al Signore e del mio servizio episcopale tra voi; le affido a Gesù «pastore e guardiano delle nostre anime» (1 Pt 2, 25).
Signore, che ci raduni in questi luogo tutti insieme forse per l’ultima volta, dà a ciascuno di noi un po’ di quel coraggio, di quella determinazione, di quello slancio con cui Paolo è partito da Mileto per andare là dove lo Spirito lo chiamava.
E dona a noi tutti di partecipare a quell’affetto, a quella riconoscenza, a quella comunione che ha unito gli oranti presso il mare sulla spiaggia di Mileto.
Fa che nessuno di noi abbia paura della navigazione che lo attende, delle tempeste che ci possono sorprendere, delle insidie e delle fatiche che possono fiaccare il nostro entusiasmo.
E fa’ che tutti ci diamo appuntamento verso quel porto di pace al quale tutti tendiamo, la Gerusalemme del cielo, meta ultima di ogni cammino.
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