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Lettera aperta di Monsignor Daucourt
a Monsignor Sobrinho,
arcivescovo di Olinda e Recife in Brasile
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Lettera aperta di Monsignor Daucourt a Monsignor Sobrinho,
arcivescovo di Olinda e Recife in Brasile

di Gérard Daucourt
in "la-croix.com” del 12 marzo 2009 (traduzione. www.finesettimana.org)


Monsignore,
Recentemente lei ha voluto dichiarare pubblicamente la scomunica di una madre di famiglia che aveva fatto abortire la sua bambina di nove anni, incinta
di quattro mesi, dopo che era stata stuprata dall'età di sei anni dal suo patrigno. Lei ha anche deciso pubblicamente la scomunica dei medici che hanno praticato questo aborto. Reagisco pubblicamente al suo intervento con questa lettera aperta.
La rassicuro subito: per me, l'aborto è la soppressione di una vita. Vi sono quindi fermamente contrario.
La madre di quella bambina ha forse pensato che fosse meglio salvare una vita che rischiare di perderne tre... Forse i medici le avevano detto che un piccolo utero di nove anni non si dilata infinitamente... Io non lo so. Quello che so, è che in questa tragedia, lei ha aggiunto dolore a dolore e ha provocato sofferenza e scandalo in molte persone in tutto il mondo. In una situazione così drammatica, io credo fermamente che noi, vescovi, pastori nella Chiesa, dobbiamo innanzitutto manifestare la bontà di Gesù Cristo, il solo vero Buon Pastore. Sono sicuro che Lui ama questa madre e che cerca uomini e donne che possano aiutarla a proseguire il cammino, sentendosi sostenuta in amicizia, spiritualmente e, se necessario, materialmente. Sono sicuro che Lui chiede di
dare amore a questa bambina, segnata a vita, e alla sorella maggiore handicappata, anche lei stuprata. Sono sicuro che Lui chiede alla cappellania della prigione di avvicinarsi al patrigno stupratore affinché si penta, si converta e torni ad essere un giorno un uomo autentico. Sono sicuro che Cristo ritiene anche che lei, se può, parli con i medici che hanno praticato quell'aborto perché, come i quaranta ginecologi ed ostetrici che ho incontrato qualche mese fa e di cui non ho necessariamente condiviso tutte le posizioni, la maggior parte di loro apprezza di essere ascoltato e di sentire punti di vista diversi, in quanto vivono spesso drammi di coscienza.
Monsignore, aiutiamoci gli uni gli altri per essere prima di tutto uomini di speranza in Dio e in ogni essere umano!
Sono in relazione di amicizia e di collaborazione con molti evangelici che sono contrari quanto lei ed io all'aborto. Però non proclamano condanne pubbliche. Forse è una delle ragioni per le quali le comunità evangeliche attirano oggi tanti cattolici, in particolare in Brasile. Constato che l'opinione pubblica non capisce niente di scomuniche. Le percepisce come una condanna delle persone e non una proposta di guarigione e di conversione. Ritengo che dobbiamo trovare altri mezzi per dire alle nostre comunità che il comportamento o le parole di certi cattolici non sono in accordo con ciò che la Chiesa intende e crede essere la volontà di Dio.
Non le nascondo neppure che mi domando anche come si può dire che lo stupro è meno grave dell'aborto che sopprime la vita nel grembo di una madre. Delle donne stuprate si sono confidate con me. Certe hanno potuto risollevarsi e avanzare nella vita con il ricordo delle loro ferite che non scompare mai completamente. Ma altre, pur essendo vive fisicamente, sono state uccise nel più profondo del loro essere e non riescono più a rivivere. La vita non è soltanto fisica, lei lo sa bene.
Non ho potuto ottenere il testo completo di ciò che ha detto il cardinal Re, ma l'appoggio che – secondo i media – le ha dato, non cambia nulla alla mia reazione pastorale. Per la chiarezza delle relazioni tra vescovi, invio una copia di questa lettere al cardinal Re.

La saluto con tristezza, ma anche con sentimenti rispettosamente fraterni, assicurandole la mia preghiera per lei e per coloro che, in qualunque modo, sono implicati nel dramma di questa bambina.


   
 
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