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| Le ferite nella Chiesa oggi |
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Lettera del Santo Padre Benedetto XVI
ai Vescovi della Chiesa Cattolica |
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Come la lettera ai Galati
di Giovanni Maria Vian |
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Non può esserci spazio per la cultura
del nemico di Andrea Riccardi |
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La solitudine e la speranza in quella lettera
del Papa di Bruno Forte |
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La mano tesa di Benedetto XVI
di Enzo Bianchi |
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Le tre svolte di Ratzinger
di Alberto Melloni |
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Bufera lefebvriana: sto con il papa
parola per parola
Blog di Luigi Accattoli 13 marzo 2009 |
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Lettera aperta di Monsignor Daucourt
a Monsignor Sobrinho,
arcivescovo di Olinda e Recife in Brasile
di Gérard Daucourt |
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Comunicato di Monsignor Francis Deniau, vescovo della Nièvre
di Deniau Francio |
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Dalla parte della bambina brasiliana
di Rino Fisichella |
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| Caso aborto in Brasile Sconfessato
il vescovo della scomunica di Fulvio Fania |
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Basta con queste violenze
di Bernard Devert, prete |
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Bufera lefebvriana: sto con il papa parola per parola
di Luigi Accattoli
nel suo blog del 15 marzo 2009
Condivido parola per parola l’appello di Benedetto alla “pace nella Chiesa” e lo leggo come un evento nella vicenda del pontificato, paragonabile alla pubblicazione del volume Gesù di Nazaret o alla lectio di Regensburg con ciò che ne seguì. Tre iniziative che hanno comportato forti novità nel modo di fare il papa, tutte in direzione di un recupero di vicinanza con il popolo dei battezzati. Con il volume su Gesù Benedetto si azzardò a parlare come Joseph Ratzinger, avvertendo che ognuno poteva “contraddirlo”. Con la lectio di Regensburg parlò da professore della sua vecchia università e accettò fattivamente di portarne le conseguenze nei mesi che seguirono e che videro una decisa evoluzione del suo approccio all’Islam. Stavolta
- scrive in prima persona ai vescovi,
- spiega che cosa intendeva fare,
- prende atto degli sconquassi che ne sono seguiti,
- riconosce che ci sono stati “sbagli” nella gestione dell’iniziativa,
- enuncia una decisione di rilievo sulla conduzione del rapporto con la Fraternità (il ruolo guida della Congregazione per la dottrina, che comporta il coinvolgimento della Curia e degli episcopati).
Ma non solo:
- si sfoga per l’intolleranza di chi l’ha attaccato,
- ringrazia gli ebrei per averlo capito meglio di una parte dei cattolici,
- rimprovera la “saccenteria” dei lefebvriani e quella di alcuni che si pongono a “grandi” difensori del Concilio.
Il papa che scende dal trono e parla da uomo a uomo, ammette insiste e si raccomanda: tutto ciò mi piace, ci vedo un passo concreto verso quel nuovo esercizio del primato che Giovanni Paolo pose all’ordine del giorno dell’ecumene cristiana con l’enciclica Ut unum sint (1955) e che ha lasciato come compito primario ai propri successori.
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