Speranza
Le ferite nella chiesa d’oggi
I fatti esaminati nell’ultimo incontro devo dire che mi hanno fatto pensare molto, tento di esporre qualche  riflessione .
Le discussioni degli ultimi tempi  sorte tra gli uomini di Chiesa, tra i capi, tra quelli che dovrebbero guidare e aiutare ad incontrate il Cristo,   mi turbano veramente, mi disorientano, proprio come il gregge di cui parla Basilio di Cesarea. Succedeva anche allora, la storia si ripete???
Devo ammettere di non essere preparata per esprimere giudizi sull’operato del Papa o degli uomini di Chiesa ( di quelli che “contano”), per dire se ha fatto bene  oppure no a scrivere la lettera, … qualcuno di fronte agli attacchi alla sua persona dice che se l’è proprio cercata, altri che i panni sporchi si lavano in casa propria... , altri che la chiesa parla troppo a sproposito...
Forse doveva usare una strada diversa per avvicinare i vescovi scomunicati? Doveva stare più attento visto il caso Williamson ?  ci sono altre cose più importanti?...
Io non lo so però rileggendo la lettera ai vescovi  riguardo alla scomunica, di là dalle polemiche di cui sopra,  ho trovato  un atteggiamento di misericordia e di apertura per dei figli lontani; mi sono chiesta, ma possibile che il Papa deve giustificarsi  perché  parla di perdono e vuole che la Chiesa cerchi di continuare a rendere credibile il “Dio che si è manifestato in Gesù”?...
Mi ha molto rattristato il caso della bambina di nove anni in Brasile. Un vescovo, un Pastore che davvero impone un “pesante fardello” sulle spalle di  “semplici” già  colpiti da grande sventura in nome di una “Legge”...
Ma e’ proprio questa la Chiesa  di cui  Cristo  parlava? Dove sta andando ? Fino a qualche anno fa ero impegnata nel catechismo e ai miei bambini parlavo di un Gesù che ci ama nonostante tutte le nostre miserie, e ci credevo proprio per esperienza quotidiana, sulla mia pelle, un Gesu’ che  condanna il peccato ma non il peccatore. ...ma allora?? Secondo me è uno scandalo, non è possibile... basta con queste condanne...
Grazie a Dio però si è levata più di una  voce di disapprovazione di tale operato, leggendo tali lettere mi si è scaldato il cuore, ho letto  misericordia, sentimenti di amore e benevolenza che mi hanno veramente scaldato l’anima, ho riconosciuto la Chiesa nella quale voglio essere inserita con tutte le mie debolezze.
Concludendo dobbiamo riconoscere che purtroppo la storia della chiesa si ripete, ogni tempo ha le sue ferite, Gesù l’ha affidata a noi uomini peccatori, ad ognuno di noi spetta fare la propria parte, guardando “al di sopra del campanile”.

Carla Casiroli
La lettera del Papa ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre, mi ha portato a riflettere soprattutto sul provvedimento disciplinare della scomunica e da lì comprendere anche lo spessore teologico-evangelico di alcuni passaggi di questa lettera.
Gesù  non ha mai scomunicato nessuno. Ha pronunciato parole e assunto talora comportamenti di grande indignazione e anche violenza di fronte a persone idolatriche e/o ipocrite, chiuse in sé, nei propri meschini interessi.   Si è indignato, adirato, ha buttato all’aria i banchi dei cambiamonete, ha frustrati e buttati fuori dal tempio coloro che al vero Dio avevano sostituito gli idoli del danaro e delle cose (vedi Giovanni 2,13-16); ha gridato un minaccioso “guai a voi” di fronte all’ipocrisia degli scribi e dei farisei obbedienti alle minime prescrizioni della legge e trasgressori delle “prescrizioni più gravi: la giustizia,
la misericordia e la fedeltà “ (Matteo 23, 23-24). Si tratta di denunce forti contro comportamenti che sminuiscono l’uomo; si tratta di richiamo ad una pienezza umana che si realizza solo nell’amore. Gesù non ha mai imposto nulla a nessuno e ha offerto a tutti il suo amore. Emblematica, al riguardo, la parabola del Figliuol prodigo: il Padre non punisce, non allontana il figlio prodigo; rimane immutato nel suo amore per il figlio che di sua volontà si allontana da Lui. Il Padre vive di Amore, di accoglienza, di apertura e, quando il figliuol prodigo ritorna da Lui, Egli non può essere che amorevole e accogliente.
Mi sembra, perciò,  di scorgere una forte contraddizione tra la pedagogia di Gesù e quella punitiva della Chiesa gerarchica che, come afferma il Papa, con la scomunica introduce   “la punizione più dura al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità”. Lo stesso Benedetto XVI denuncia il fallimento di questo provvedimento disciplinare almeno nei riguardi dei Lefebvriani; ma, nello stesso tempo, lancia ai cristiani un forte appello all’unità. Infatti, se, come afferma, “la prima priorità per il successore di Pietro, fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile “Tu…conferma
i tuoi fratelli”(Lc 22,32),…è rendere  Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio… in quel Dio il cui volto riconosciamo…in Gesù Cristo crocifisso e risorto…la logica conseguenza è che dobbiamo avere a cuore l’unità dei credenti…La loro discordia mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio…Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani – per l’ecumenismo – è incluso nella priorità suprema”. Ma il Papa va oltre, parla anche della necessità del dialogo interreligioso: “A ciò si aggiunge la necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della Luce – è questo il dialogo interreligioso”. Dove l’”andare insieme [ di tutti gli uomini di buona volontà ]  verso la fonte della Luce” dice di testimonianza della propria fede anche e soprattutto nella concretezza dell’agire. “Chi annuncia Dio come Amore “sino alla fine” deve dare la testimonianza dell’amore: dedicarsi con amore ai sofferenti “. E una particolare attenzione nei confronti degli ultimi della terra è fortemente testimoniata dai suoi discorsi alla affollata platea dei Luandesi nel suo recente viaggio in Angola dove non ha usato mezzi termini per denunciare il cinico egoismo delle multinazionali - pronte a fare asservire ai loro egoistici interessi la divisione tribale dei popoli africani - , la cupidigia dei nuovi ricchi [ politici e funzionari di Stato africani ] che “riduce in schiavitù i poveri e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno”.
Queste parole, prese di posizione chiare, inequivocabili, a me sembrano di grande respiro umano e religioso. Rimane, però, l’interrogativo: saranno propedeutiche  ad una pedagogia pastorale che, pur nella decisione e fermezza nel proclamare e testimoniare il Bene e nel denunciare il Male, non interferisca con concrete proposte, avanzate in modo impositivo, nelle questioni politiche? interferenze che, tra l’altro, ledono il sacrosanto principio della laicità dello Stato?


 
 
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