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Renata Menaballi
Il pensiero che l’unico valore non negoziabile sia il senso della profezia,
la ricerca costante di Dio nel volto di chi soffre, mi dà un senso di sollievo
e mi sembra che apra prospettive nuove per affrontare le situazioni difficili che
il nostro tempo (come ogni tempo!) ci propone; con creatività e con speranza.
Ciao
Doretta Panzeri
Ti invio una prima reazione al laboratorio di ieri sera con Marco Vincenzi.
Le battute "Una società senza futuro" - "L'identità non ci distingue dall'altro;
deve evidenziare la pasta comune" mi hanno stimolato la memoria di un vissuto
personale.
L'identità leggera dell'altro l'ho sentita a pelle nel contatto con la vita quotidiana laboriosa e faticosa dei genitori di mio padre, contadini affittuari in una casa colonica della Brianza, con parecchio terreno da coltivare ed alcune bestie da allevare, senza mezzi meccanici a disposizione (È la mia memoria di quando avevo 6/7 anni).
Identità che ho rivisitato alcuni anni dopo, ad avvenuto congedo dal loro lavoro, ma accompagnati dalla fatica dell'invecchiare , senza appassire e senza invadere.
La bellezza di questo vissuto la porto dentro di me come un "passo sacro" sempre attuale, che sa di pesi portati sulle spalle (accolti), di pensieri e preoccupazioni attraversate nel silenzio dell'ascolto dello spirito (perchè sia parola). Chiedo a me stessa ed agli uomini e donne di questo tempo "quanto rigeneriamo di questo senso?"
(Purtroppo è scaduto il tempo a mia disposizione alle tastiere... C'è chi freme dietro di me!) Ciao!
Elena Zecca
6 febbraio 2009
Ho ritrovato Dio quando la mia vita ha incrociato il dolore. Si nascondeva nella malattia di mia figlia. Ho sperimentato che la sofferenza ha un valore pedagogico perché ti può far crescere in fretta. Nel sentirmi piccola e impotente di fronte a questo dolore, mi sono riconosciuta figlia di Dio. Mi sono fidata ed affidata a lui. Ho sentito quel Dio fatto uomo con me sulla croce dell’handicap.
E nell’accettazione, nella pazienza, nel resistere al male amando di più ho ritrovato la speranza. E per grazia sono stata liberata. È un vero mistero come
lo stare dentro la malattia, abbracciare la croce mi abbia fatto “rinascere dall’alto”! Da allora sento che Dio è con me nella fatica di tutti i giorni in tutte
le persone che mi vogliono bene. E sono tante… Ed è bello pensare a queste relazioni, ognuno con la propria identità, col proprio colore, come ai piccoli pezzetti dentro ad un caleidoscopio che, messo in movimento, forma un bellissimo e colorato disegno.
Roberto De Capitani
Una reazione che in parte ho esternato anche in macchina al ritorno con Letizia e Giuseppe.
Si è parlato di Dio nascosto: ma in questo momento è nascosto anche l'uomo!!! Sempre più si rivela la parte animale, istintuale, e sempre meno quella razionale, per non dire estinta quella morale.
A me è piaciuta la dimensione di un nuovo esodo sempre possibile, anche perchè io credo profondamente che la storia è saldamente nelle mani di Dio. Inoltre se si legge la storia passata (anche quella personale) si nota che è fatta
di alti e bassi, crisi e pace, salute e malattia, serenità e preoccupazione.
Né una né l'altra nella nostra esperienza durano all'infinito, ma la nostra vita
e la storia hanno un senso, una direzione. In altre parole, è un cammino,
un esodo continuo verso il nuovo.
La reazione "deuteronomistica" che porta a chiudersi in sè è deleteria perchè
se non ti muovi tu, poi alla fine ti farà muovere qualcun altro (vedi deportazione, per gli ebrei che erano un popolo chiuso).
Sono invece rimasto perplesso con la versione per cui il "resto di Israele" sia
il popolo rimasto in Giudea. Ho sempre saputo che invece erano i pochi nobili tornati assieme ai sacerdoti (forti anche delle riflessioni fatte in esilio circa il senso della vita, della creazione, della sofferenza, del peccato e della morte elaborando anche i miti babilonesi con cui erano venuti in contatto) che hanno trovato un popolo dissoluto, che senza guide in breve si era lasciato andare.
Per questo "resto di Israele" il ritorno è stato un nuovo Esodo, un rientrare nella Terra promessa, una nuova possibilità di ricominciare.
Purtroppo l'indole Giudaica a chiudersi nei confronti del "nuovo" ha portato alcuni secoli dopo al rifiuto di Gesù. Alcuni però hanno accettato il nuovo (terzo) esodo missionario del Cristianesimo ed hanno fatto grandi cose, portando la Buona Novella fino ai confini del mondo allora conosciuto. Questa volta la Terra Promessa non è più Israele ma il mondo intero... e, dopo...
Ciao
Daniela Monaco
"Il punto zero"...mi sono resa conto di essere a un punto zero della mia vita quando la sofferenza di mia figlia mi è crollata addosso,renderti conto di non sapere più chi sei,nè dove stai andando perchè quello in cui hai creduto non ha funzionato ti lascia in un senso di smarrimento che non sai come colmare...allora se non vuoi perderti,cominci a cercare...io ho avuto la fortuna,ora lo so,di cercare nella direzione giusta;nella sofferenza ho cercato Dio,le persone che ho incontrato mi hanno accompagnato e sostenuto,ho capito che tutti possiamo essere suoi strumenti,nella fatica della relazione con l'altro sento di poter crescere....
Letizia Colombo
Sull’identità in tempi difficili (spunti dalla lectio di Marco Vincenzi)
Se l’unico valore non negoziabile è che Dio è presente nel dolore umano, nella sofferenza degli innocenti, mi pare che l’identità cristiana che vogliamo salvare sia un’identità che ha attraversato un forte processo di decrescita. E’ un’identità decresciuta e per questo possibile di trasparenza.
Dio è un dio che chiama alla trasparenza.
Occorre trasparenza per scoprire che Dio è un Dio nascosto.
Leggerezza e trasparenza per non rivestirlo delle nostre proiezioni umane,
delle nostre aspettative di gloria, per non sostare da stanchi di fronte alla sua assenza, per essere vibranti di fronte alla sua assenza.
Occorre trasparenza per cogliere i segni del nuovo. Trasparenza per lasciarne filtrare la luce... per farci abitare dalla grazia che mai viene da noi ma ci chiede
di essere attraversati e di camminare con noi e andare oltre di noi, oltre...
Occorre trasparenza per andare incontro all’umano. Nessuna zavorra per il viaggio. Spogliati come solo si può stare di fronte al dolore dell’innocente, al volto fragile, abbandonato afflitto che a volte è anche il proprio. Nessuna zavorra per il viaggio. Solo la sua frase “Il primo venuto è più grande di noi”.
Occorre trasparenza per andare incontro all’umano e scoprirvi in trasparenza
il proprio Dio.
Giuseppe Colombo
Ad angelo in margine all’incontro “L’identità in tempi difficili” condotto da Marco Vincenzi.
Consideravo rispetto al punto zero che la nostra epoca è stata segnata già più volte da questi momenti in cui tutto sembra dominato dalla barbarie omicida
e lo smarrimento dell’uomo sembra parallelo allo smarrimento di Dio.
Dio dove sei? (Yossl Rakover si rivolge a Dio).
Vi vedevo la traccia non solo di una nazione, ma anche dio ogni singola storia
in cui momenti oscuri ci fanno dubitare di una promessa di una presenza di una verità.
La paura di perdere una certezza spinge molti anche nella chiesa ad abbarbicarsi a dei riti.
Eppure mi dicevo la chiesa ha cercato di rinnovarsi e il concilio ha rappresentato questo sforzo.
Oggi c’è chi dice parlando del concilio come della più grande eresia della chiesa perché ha legittimato anche tra i credenti il forte soggettivismo relativista che caratterizza la nostra società postmoderna.
Allora riflettendo sui tre caratteri che Marco ci ha indicato circa l’identità
Il nascondimento di Dio
Un esodo senza enfasi e miracoli
Il sofferente e il povero come icona della salvezza
La nuova identità della chiesa non mi pare si possa cogliere tanto nei documenti che i rappresentanti più alti della chiesa hanno sintetizzato quanto dalle prassi che il popolo di Dio ha declinato alla luce del vangelo
Mi sovveniva il fatto che la più grande trasformazione e il momento di più alto rinnovamento operato nella chiesa ci è venuto dal poverello di Assisi.
Non é la chiesa che prende le parti dei poveri e dà del suo ai poveri, ma la chiesa che si fa povera cerca l’essenziale ( la decrescita) e dà testimonianza di ciò che questo significa:
povera di potere e di ricchezze
povera di certezze e di ideologie
povera di visibilità (il lievito nella pasta non si vede)
povera nella rinuncia ai suoi privilegi (Xto pur essendo di natura divina non disdegnò di assumere la dimensione umana facendosi uno di noi S. Paolo)
povera di recinti sacri perché sacra è la vita di ogni uomo.
ciao
Francesca Dell’Oro
Mi piace pensare a questo Dio che non si fa vedere faccia a faccia, ma “di spalle”.
Questo atteggiamento di Dio non equivale al nostro “voltare le spalle”, quando chi ci sta di fronte ci inquieta perché non la pensa come noi, ci mette in discussione perché più povero di noi o ci fa paura perché diverso da noi.
Dio è “di spalle” perché cammina davanti a noi ma con noi. Non ci lascia soli, soltanto ci precede per essere pronto a proteggerci e sostenerci sulle sue spalle nei nostri momenti di debolezza.
In questi tempi difficili penso che sia indispensabile che la nostra identità di cristiani sia contrassegnata essenzialmente dall’INCONTRO.
Claudio Ripamonti
La sensazione di essere vicini al punto zero o forse, più pessimisticamente,
non ancora, nel senso che dobbiamo ancora arrivare a toccare il fondo, mi porta a pensare quali siano le possibili ragioni di questa involuzione. Provo a imbastire qualche ragionamento. L’uomo contemporaneo nella società occidentale vive una condizione di benessere, di esagerato surpluss, sente di possedere le potenzialità per raggiungere ogni meta, matura sempre più l’ambizione di poter controllare ed usare tutto ciò che lo circonda. Un uomo che, se ci pensiamo bene, rivive un’esperienza già vissuta all’origine dei tempi :
la tentazione di poter fare da solo, di essere sufficiente a sé stesso, di poter fare a meno di Dio, di sostituirsi a Dio, un uomo che vive quindi l’esperienza del peccato originale attualizzato alla realtà odierna.
Siamo infatti vivendo nel soggettivismo relativista, come afferma Giuseppe Colombo, e tutto ruota attorno al tuo io, alla tua persona, il metro di giudizio sono prima di tutto gli interessi personali.
L’altro non esiste o se esiste è solo in tua funzione. La diversità non è di casa, ma viene avvertita come pericolo che deve essere allontanato. Siamo , quindi,
in un tempo in cui le identità rispondono alla domanda chi siamo? da dove veniamo?. Per questo siamo prossimi al punto zero, un tempo in cui è normalità erigere steccati,chiudere porte, innalzare muri. Un tempo in cui, in apparente contraddizione, assistiamo ad un prepotente ritorno di Dio, che,a mio parere, viene spesso strumentalizzato, utilizzato per rafforzare le proprie posizioni, le proprie convinzioni. Un ritorno, quello di Dio, che ,in tal modo, non riduce,ma accentua le incomprensioni, le distanze, le separazioni, i steccati.
Diventa,quindi, importante che ognuno di noi, sia singolarmente che dentro le proprie comunità, ritorni a sperimentare l’esperienza dell’esodo, che significa ripartire,intraprendere un percorso, uscire da una situazione di difficoltà. Tutto questo sarà possibile se ognuno di noi riconosce i propri limiti,le proprie incapacità,le proprie povertà, se avverte la necessità di lasciarsi permeare dall’incontro con l’altro, se ritorna a maturare un senso di profondo e grande rispetto per gli altri. Gli altri come persone speciali, come dono gratuito.
Gli insegnamenti dei nostri genitori che utilizzavano anche il detto “ non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te”era una modalità semplice, ma efficace per ricordarci che ogni persona ha la nostra stessa dignità ed è figlia dello stesso Padre. In tal modo, forse, sarà possibile maturare un’identità personale e comunitaria che risponde certamente alle domande Chi siamo?
Da dove veniamo? ma anche Dove vogliamo andare? Solo così potremo diventare uomini e donne capaci di abbattere muri, di spalancare porte, di realizzare ponti.
Mariangela Montanelli
I miei pensieri passano tra la mappa delle origini e le riflessioni di Marco Vincenzi sull’esodo.
La mappa delle origini
Una madre che non è la mia, mi ha partorito nella bellezza e nel fascino dell’amore di Dio. Sulla strada di questo amore il mio scontro più grande è stato con la Chiesa o meglio su ciò che mi veniva imposto per fede. Ho vissuto con grande sofferenza la scelta tra aderire al modello proposto e quindi sentirmi eternamente in colpa, o dare voce alla verità che spingeva dentro di me e che mi avrebbe portato su una via sconosciuta non sempre condivisibile se non da chi si appoggia su una fiducia nella vita al di là del dogma. A volte mi domando se sono o no cattolica ...forse mi troverei meglio in altre Chiese perché c’è il bisogno fondante di condividere il cammino con altri. Mi accorgo che mi ritrovo
a cercare coloro che inseguono la verità a partire dalla Parola e dalla Vita perché le certezze e le sicurezze del popolo eletto mi intrappolano e mi soffocano.
E questa ricerca è il filo rosso che attraversa la mia vita .. perché non posso vivere se non quello che sono. È per questo che amo questa casa sul pozzo come crocevia vitale.
L’esperienza dell’esodo
C’è una lettura collettiva dell’esilio, ma ci sono anche esili personali in cui ti ritrovi al punto zero in cui devi reinventarti, guardare con uno sguardo diverso
le stesse cose altrimenti non c’è futuro. Sei morto nell’anima. Per sperimentare un nuovo esodo che sia personale o collettivo mi sembra che occorra passare attraverso la perdita dell’onnipotenza (almeno di un parte di essa) di un Dio vittorioso o del nostro Io bambino. C’è la depressione dell’incontro - scontro con i nostri limiti personali e quelli reali che però sono gli unici con i quali possiamo ridefinire la nostra crescita personale e gli orizzonti collettivi. In questo momento mi ritrovo come tanti a chiedermi cosa fare (da buona brianzola) e quello che mi viene è stare ferma, esserci senza abdicare alla mia presenza, al mio pensiero, portando dentro quello che avviene e che non mi è dato modificare, dare voce
e sostenere le poche parole di senso, cercare i luoghi “privilegiati” di riflessione, incontrare il popolo delle minoranze che come tali sono disperse. Il solo fare questo mi sembra estremamente faticoso perché l’aria è come satura.
Forse tutto ciò è frutto della febbre che mi fa delirare ...ma la mia speranza è che da qualche parte lo Spirito sta lavorando. Ciao
Claudia e Attilio
Dodici poveri cristi, analfabeti , sconfitti, hanno visto il loro “maestro” umiliato, crocifisso, cancellato dalla storia nonostante i mille prodigi (altro che punto zero), eppure nel volgere di poche generazioni hanno sconfitto la più grande cultura mai esistita: dalla cultura del potere a quella dell’ amore.
Il diavolo ci ha messo, poi, lo zampino affidando ai loro successori il potere politico, economico e sacerdotale.
L’ uso che ne hanno fatto nei secoli è davanti ai nostri occhi.
Nei momenti topici, però, lo Spirito ha suscitato Profeti che hanno con umiltà ridato colore alla via iniziale e con le loro sofferenze ed umiliazioni hanno originato speranza nel popolo e toccato il cuore dei potenti.
Cosa mi dice tutto questo?
Che devo restare in attesa dello Spirito? Che mi devo piangere addosso nell’ attesa che altri si muovano? Che devo agitarmi per relazionarmi falsamente con degli stranieri sconosciuti con i quali non condivido nulla? Che devo attendere sulla sponda del fiume che i miei nemici passino travolti dalla corrente?
Ma ho dei nemici? Ma veramente non conosco e non condivido nulla di quanti ritengo stranieri? Ma so camminare e la mia vita me lo dimostra e poi lo Spirito
l’ho sentito senza suoni di telegiornali e tam tam di falsi profeti.
Io mi sento umiliato di fronte ai mille sproloqui della politica, ai saggi discorsi
dei finanzieri che ci hanno portato verso l’ abisso e ora ci danno le ricette per venirne fuori, agli uomini dai nobili principi incapaci di vedere oltre loro stessi
e i loro nobili principi, di fronte all’ arroganza che nel nome di Dio scarica pesi sui poveri cristi (poveri di soldi e poveri di tutto il resto).
Ma umiliato anche quando ricevo e non so dare, incontro e mi sposto, vedo
e mi volto, posso donare gratuitamente ed invece chiedo reciprocità,.
Ma l’ umiliazione maggiore nasce quando tutto intorno si leva il canto di vittoria che nasce dalla sconfitta dell’ altro, dalla violenza sull’ altro (mi vengono in mente i polli del Manzoni) da una società che innalza chi vince e non importa come, e relega gli sconfitti che hanno lottato secondo le regole nel limbo degli incapaci, una società che condanna il branco, ma poi si trasforma in branco essa stessa violentando i deboli ma suggellando con le leggi un pensiero di potere.
Punto zero?
Siamo in mezzo agli idoli generati dal potere di dominio, torniamo a gridare che siamo figli dell’ amore se abbiamo ancora voce.
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