La città morta. Sergiopoli (Siria).
Foto di Angelo Cupini



 



 

 


Un racconto
Viaggiate per il mondo alla ricerca della verità
C’era un carissimo amico, Salomon Bouman, che avevo conosciuto all’Aja quando lavoravo per l’Olivetti, ebreo - stupenda storia. Era sopravvissuto perché la sua famiglia lo aveva nascosto da una famiglia di contadini olandesi che lo trattavano come uno di loro. Ma un giorno è arrivato un ufficiale delle SS, ha fatto il controllo della famiglia e ha scoperto che questo ragazzino non c’entrava niente. E lui si ricorda per il resto dei suoi giorni - aveva cinque o sei anni all’epoca - come quell’ufficiale lo teneva sui suoi ginocchi, lo accarezzava, lo guardava, e poi gli ha detto “Ma tu sei ebreo…”. Il suo mondo è crollato. Pensava che sarebbe morto. Invece l’ufficiale tedesco si è alzato ed è andato via. E lui è sopravvissuto.
Salomon Bouman andò poi a fare il giornalista in Israele - io ancora non ero giornalista - e disse questa frase che è stata il mio viatico “Viaggiare per il mondo alla ricerca della verità”.
Questo è il giornalismo.
Io l’ho fatto con molta determinazione, con grande gioia anche, perché cercavo la verità nei fatti, nel passato, nell’esattezza dei fatti. Qui quanti morti? A che ora? Chi ha sparato per primo?
A volte con grande difficoltà. A volte vedevi chiaramente gli altri che mentivano e tu scavavi per cercare l’esattezza dei fatti, come se quella esattezza fosse una religione, come se arrivare all’esattezza di quei fatti fosse la cosa più importante nella vita.
Poi mi sono reso che sì, certo, mentire non serviva, era orribile. Ma quella esattezza era ugualmente inutile, non serviva a niente, perché quella verità che andavo cercando non era nei fatti, era dietro al dietro dei fatti. Ed è lì che sono poi partito per la tangente.
Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, Longanesi


Le mappe

Emergenza educativa???
Il volto dell’altro è sempre di fronte a noi, conosciuto o straniero … è un volto che ci attrae incuriositi o ci respinge impauriti! Lì in quella relazione di un attimo o di una vita nasce un pezzetto di storia. In quello scambio di parole, sguardi, silenzi si trasmette uno stile e un pensiero di vita: ci rendiamo conto che siamo sempre in un processo e in un continuo appello educativo?
‘   In quali circostanze o eventi mi sono sentito in emergenza educativa?
‘   Quali le fatiche in me nell’intervento?
‘   In quali circostanze o eventi mi sono sentito in emergenza educativa?
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La questione
Emergenza educativa
Si parla spesso ai nostri giorni di emergenza educativa, di crescenti difficoltà da parte delle persone adulte di trasmettere valori, orientamenti, prospettive di fede alle nuove generazioni.
“È triste trovarsi adulti senza essere cresciuti” (De André) Potrei chiedere clemenza preventiva per Legittima Confu­sione. Educare, diceva Freud, è uno dei mestieri impossibili, e lo diceva tra la fine dell’800 e gli inizi del 900. Per cui, quando sento parlare di emergenza educativa, metto mano alla mia pistola di obiettore.
Provo a capirci qualcosa di più: quando si trasmette qualcosa a qualcuno il problema può essere nel trasmittente, in ciò che si trasmette, e nel ricevente. Affermo con quello che rimane delle mie facoltà mentali che il problema non è nel ricevente. Il trasmittente più si sente insicuro e più non rie­sce a trattenere per cui più che trasmettere… gli scappa. Praticamente se la fa addosso. Succede quando si prende, si possiede e si cerca di trattenere, invece che accogliere, ringraziare e ri-donare.
Edo Lavelli

Il compito della generazione più anziana è quello di diffondere la consapevolezza delle nuove possibilità con le testimonianze di una vita spirituale intensa. Se queste saranno sufficienti anche l’esperienza del nulla e del vuoto nelle nuove generazioni non sfocerà nella depressione, nel suicidio, nella fuga nella droga o negli altri stratagemmi inventati per uscire dalla condizione di precarietà. Essa diventerà un’esperienza positiva, perché condurrà a quella ricchezza di vita autentica che costituisce la ragione vera della nostra esistenza sulla terra.
Carlo Molari in Rocca, n.22/2007


Sguardi dalla stiva

Caro san Cristoforo,
non so se tu ti ricorderai di me come io di te. Ero un ragazzo che ti vedeva dipinto all’esterno di tante piccole chiesette di montagna. Affreschi spesso sbiaditi, ma ben riconoscibili. Tu - omone grande e grosso, robusto, barbuto e vecchio - trasportavi il bambino sulle tue spalle da una parte all’altra del fiume, e si capiva che quella era per te suprema fatica e suprema gioia. […] Solo dopo aver iniziato la traversata ti accorgesti che avevi accettato il compito più gravoso della tua vita, e che dovevi mettercela tutta, con un estremo sforzo, per riuscire ad arrivare là. Dopo di che comprendesti con chi avevi avuto a che fare, ed avevi trovato il Signore che valeva la pena servire, tanto che ti rimane per sempre quel nome.
Alexander Langer, Il viaggiatore leggero

«Non ce la faccio più»
I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto.
Alex Langer, Pian de’ Giullari (Firenze) il 3 luglio 1995,
testo dell’estremo congedo (scritto in tedesco)
prima di togliersi volontariamente la vita

“Se n’è andato un giusto”
La notizia mi ha sconvolto. Ho sentito risonare nel mio animo parole buone ed incoraggiamenti indirizzatemi da Alex, incomparabile uomo, carico di umanità, di fiducia, di rispetto per tutti.
Per chi lo ha amato, questa è l’ora del silenzio. Per chi dissentiva dalle sue scelte, è l’ora del discernimento. Per chi crede possibile muoversi verso una convivenza più umana, è l’ora della gratitudine. Alex ha studiato, operato, servito proprio per questo. Mi inchino dinanzi a lui. Chiedo a Dio di accoglierlo nella sua Casa e di collocarlo, a nostro conforto, come una stella nel firmamento. Alex appartiene alla schiera degli eletti che non muoiono. Sono certo di re-incontrarlo.
Loris Francesco Capovilla,
ex-segretario di papa Giovanni XXIII


Focus

“ Il sapere serve solo per darlo.
Dicesi maestro chi non ha alcun
interesse culturale quando è solo. ”

Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa,
LEF, Firenze, 1967


Parola
Se ricordiamo il mandato fondante di Gesù: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni”, questo ci obbliga ad avviare un dialogo con tutti, a donare a tutti la nostra amicizia e a cercare la collaborazione di tutti. Allora potremmo trovare interessi comuni, ascoltarci a vicenda con attenzione e imparare gli uni dagli altri. Se non si allacciano e non si coltivano questi rapporti umani, è impensabile che la Chiesa riesca a portare al mondo i suoi valori e il Vangelo. Un cristiano si distingue proprio perché entra senza timore in contatto con coloro che la pensano diversamente e che hanno un’altra fede, con chi si pone domande ed è in cerca di qualcosa.
Carlo Maria Martini, p. 105

 
     
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