Recuperi d’oro. Murano
Foto di Angelo Cupini



 



 

 


Un racconto
I nonni della Brianza
L’identità leggera dell’altro l’ho sentita a pelle nel contatto con la vita quotidiana laboriosa e faticosa dei genitori di mio padre, contadini affittuari in una casa colonica della Brianza, con parecchio terreno da coltivare ed alcune bestie da allevare, senza mezzi meccanici a disposizione (avevo 6/7 anni).
Identità che ho rivisitato alcuni anni dopo, ad avvenuto congedo dal loro lavoro, ma accompagnati dalla fatica dell’invecchiare, senza appassire e senza invadere.
La bellezza di questo vissuto la porto dentro di me come un “passo sacro” sempre attuale, che sa di pesi portati sulle spalle (accolti), di pensieri e preoccupazioni attraversate nel silenzio dell’ascolto dello spirito (perchè sia parola). Chiedo a me stessa e agli uomini e donne di questo tempo: quanto rigeneriamo di questo senso?
Andando ancora con il pensiero alla mia fanciullezza - i cui ricordi rimasti sono quelli che si sono scritti nel cuore, quasi senza saperlo, perché era naturale così - mi rendo conto dell’intensità di quella dimensione, che continua ad essere il filo narrante della mia storia. La bellezza dei luoghi che mi è rimasta dentro è nei “pezzi di vita” delle persone che lì ho incontrato e delle quali ho rigenerato la trasmissione dello star bene insieme come desiderio di bene collettivo, attento alle sensibilità di ognuno, perché è questo che io ho goduto, in quei luoghi, di quella gente.
Questa eredità che mi porto dentro è indelebile e mi fa interrogare molto pensando a chi non ha avuto modo, possibilità e fortuna di vivere un quotidiano così ricco di futuro. Il desiderio che sta nel cuore di chi ama il bene credo possa costruire “il luogo” per chi non l’ha.
Alcune parole operative di bene che affiorano dal mio profondo: discrezione, silenzio, ascolto, vigilanza nascosta, resistenza, quotidianità sono la sintesi di una donna na­scosta tra casolare e aperta campagna; giustizia, uguaglianza, perseveranza, sicurezza, serenità, la sintesi del suo uomo. Stupore e accoglienza dell’inedito e del mistero lo spirito comune, in un luogo comune a tanti, dove ognuno ha attinto alla vita per la propria vita.
Doretta Panzeri


Le mappe

Le parole della memoria
Quante parole attraversano il nostro quotidiano e hanno segnato i nostri giorni! In noi abitano parole che ci hanno incoraggiato, fatto crescere, provocato al meglio, messo in crisi… a volte, parole che ci hanno ferito, ucciso la speranza, messo al muro… e parole fisse nel profondo, custodite gelosamente come una eredità, parole che ogni tanto si ripresentano come un memoriale.

Recupero nel tesoro della mia vita interiore 3 parole che hanno segnato e formato la mia memoria..............................................................................................
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La questione
Costruire e abbattere ponti per impedire i passaggi,
per produrre "sicurezza"

Berlino - Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda.
Cisgiordania e Gerusalemme - Il «muro di sicurezza» che il governo israeliano costruisce attorno alla Cisgiordania e a Gerusalemme ha modificato radicalmente il paesaggio sia geografico che politico in Medioriente. Innalzando una chiusura tre volte più alta e due volte più larga del muro di Berlino (...) Israele ha proceduto all’annessione unilaterale di una parte considerevole della Cisgiordania e rafforzato gli sbarramenti militari attorno alle città palestinesi, imprigionandovi così gli abitanti.
Il ponte di Mostar - Il Ponte Vecchio di Mostar era stato costruito nel 1566 dall’architetto turco Hajruddin. All’epoca Mostar era conosciuta come la Firenze dell’Impero ottomano, una città tollerante e aperta alle diverse culture. Il Ponte Vecchio, che collegava attraverso la Neretva le due parti della città, era simbolo di questa tolleranza.
L’abbattimento del ponte, deciso e realizzato il 9 novembre 1993 dal comando croato, non aveva alcuna valenza strategica se non quella di punire la città assediata e fiaccare il morale della popolazione.
A quarant’anni dalla contestazione - Quarant’anni or sono abbiamo vissuto la contestazione del 1968, che molto ha fatto soffrire quanti, allora in età matura, immaginavano una vita guidata da sicurezze ormai acquisite. Quanti allora vivevano la propria giovinezza, forse hanno vissuto con entusiasmo da protagonisti questo salto generazionale, salvo poi trovarsi a doverlo gestire, nelle proprie scelte di vita e nelle responsabilità. Le generazioni che sono venute in seguito non hanno vissuto quelle situazioni e potrebbero anche ignorarle.
Di fatto molte scelte di vita oggi sono fondate semplicemente su quello che piace e torna comodo, con l’unico accorgimento di evitare scelte definitive e investimenti totalizzanti. Nel lungo periodo alcune domande non possono tuttavia essere evitate: è possibile impostare una vita che abbia senso, senza individuare ideali da conseguire e valori su cui fondare le proprie scelte? La rottura con il passato non ci ha per caso privato della memoria di avvenimenti importanti, di situazioni preziose e di comportamenti capaci di arricchire le personalità e le relazioni?
Francesco Ravinale, Vescovo di Asti


Sguardi dalla stiva

Nella Trasfigurazione (Mt 17) c’è la tentazione, o il tentativo, di non trasmettere ciò che è stato ricevuto: ... è bello per noi restare qui ...
Quello che abbiamo ricevuto lo possiamo capire soltanto se siamo disposti a non tenerlo solo per noi, è proprio nell’atto di donare che ci accorgiamo del valore del dono. Tradizione non è sinonimo di Conservazione. Sembra derivi addirittura dal latino tradere, che vuol dire consegnare, trasmettere.
Si dice che dobbiamo essere ancorati a qualcosa di sicuro, un’àncora ci vuole, altrimenti rischiamo di rendere effimero e velleitario ogni tentativo, anche di buone intenzioni (es. le Comuni del post 68). Ma l’àncora non può essere il simbolo che ci serve. Ti evita di essere in balia del mare o del vento, ma ti impedisce di muoverti.
La radice sì, la radice può rappresentare efficacemente il simbolo, un buon rapporto con la Tradizione. Se stai attento alla radice cresce bene l’albero. Sapendo che non può essere la radice oggetto di contemplazione. È dai frutti che si riconoscerà l’albero.
Edo Lavelli


Focus

“ I ponti costituiscono il motivo
dominante delle immagini che
contraddistinguono le banconote
in euro. Il ponte di Mostar torna
ad essere un simbolo dei valori
della civiltà europea: una civiltà
ricca di tradizioni plurime
e di un sentire comune ispirato
ai valori della libertà e dei diritti
fondamentali della persona.”

Carlo Azelio Ciampi


Parola

Mia madre era molto religiosa, ma senza bigotteria. Mio padre lo era meno, ma era un uomo integerrimo e con un forte senso del dovere. È ai miei genitori che devo le mie radici religiose e il rispetto per chi la pensa in modo diverso. Ma anche nell’incontro con altri credi ho conosciuto molti aspetti positivi e soprattutto molte brave persone.
Cercare Dio con sincerità e pronti a dargli noi stessi è per me molto più importante di un’esteriore professione di appartenenza religiosa.

Carlo Maria Martini, p. 79

 
     
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