Birmania, pescatore con la nassa
Foto di Ambrogio Sabadini



 



 

 


Paolo e Damasco
Anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù (Fil 3,12).
Tre domande a Paolo:
1. Da dove ti ha fatto uscire il Signore a Damasco, e dove eri quando la Parola di Dio ti ha raggiunto?
2. Verso quale direzione ti ha portato questo avvenimento fondamentale della tua vita?
3. Come è avvenuto questo passaggio, cioè la tua pasqua dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla non-conoscenza di Dio alla conoscenza
di Dio?
Carlo Maria Martini, Il Vangelo di Paolo,
Ed. Ancora

“Paolo è un credente appassionato, un mistico. Come gli indemoniati agiscono in balia del demone che li possiede, così Paolo si sente posseduto dal Signore (non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me).
Lidia Maggi

Un uomo che non conobbe mai Gesù detto il Cristo. Lo aveva incrociato indirettamente, perseguitandone coloro che ne ricordavano e riproponevano gli insegnamenti: fino all’incontro sulla via di Damasco: misterioso, come l’annunciazione, ma tanto drammatico (da renderlo cieco) quanto quello
di Maria era stato trasparente.
Gianni Tognoni

Lo scandalo
Fu decisivo per lui conoscere la comunità di coloro che si professavano discepoli di Gesù. Da loro era venuto a sapere di una nuova fede, - un nuovo “cammino”, come si diceva - che poneva al proprio centro non tanto la Legge di Dio, quanto piuttosto la persona di Gesù, crocifisso e risorto, a cui veniva ormai collegata la remissione dei peccati. Come giudeo zelante, egli riteneva questo messaggio inaccettabile, anzi scandaloso, e si sentì perciò in dovere di perseguitare i seguaci di Cristo anche fuori di Gerusalemme.
Benedetto XVI


Evangelo di Paolo

Ma Dio decise di rivelarmi suo Figlio, perché lo facessi conoscere fra i pagani. Nella sua bontà, già prima della mia nascita, mi aveva destinato
a questo incarico e poi mi chiamò.

Gal 1,15.

Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi.
 Gv 15, 16


Le mappe

Mappa degli incontri
Chissà quante persone hanno attraversato la tua vita e quante hanno contribuito alla costruzione di quello che sei oggi. Spesso pensiamo che le persone significative siano solo quelle che ricordiamo con piacere ma chissà se, tra chi ha contribuito al nostro essere come siamo, non ci siano persone che ci hanno “messo al muro”, ci hanno portato in fasi di crisi, oppure hanno abbattuto le nostre sicurezze e resi sempre più fragili.
Scegli alcune persone che hai incontrato nella tua vita
e prova a costruire la mappa degli incontri:

Nell'anno.........................................................................................................................
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La questione
Come stare al mondo?
Le vite e l'imperfezione
Sull’essere afferrato, sull’“essere scelto per” e non “aver scelto per”,
mi viene in mente La Pietà Rondanini, che Michelangelo iniziò nel 1555 e non riuscì a terminare quando nel 1564, a 89 anni, morì. Una vita compiuta - e che vita ! - un’opera incompiuta ...ma è proprio così?
È una lettura stimolante, quella di un artista che muore mentre sta lavorando a un’opera che parla della morte, della Fede, e della Fede nella Risurrezione. Non si può parlare di opera incompiuta, se da un blocco
di pietra si tira fuori tanta bellezza e tanta profondità di pensiero. La pietà Rondinini è splendida come sono splendide e vere tutte le vite caratterizzate dall’imperfezione, dalla verità dell’imperfezione. Forse, allora, non esiste incompiutezza: nemmeno la durata ci dà un segno in questo senso.
Che Michelangelo non sia riuscito a terminare questa pietà mi fa pensare alla predilezione per le cose imperfette e che relazione importante ci sia
tra imperfezione e bellezza, tra bellezza e verità e (per la proprietà transitiva, direbbe un matematico), tra imperfezione e verità. E perché valga la pe­na
di farsi afferrare da bellezza, imperfezione e verità.
Edo Lavelli


Sguardi dalla stiva

Nati due volte
In questo libro, vincitore del Premio Campiello 2001, Giuseppe Pontiggia fa rivivere la sua esperienza di padre che deve convivere con la situazione di handicap del figlio Paolo.

Sul piano personale posso dire che mio figlio è nato disabile, tetraparesi spastica distonica, ha 31 anni, lavora, è certamente più equilibrato di me, vede molte persone, ha un carattere sereno, ironico; ho imparato molto
da lui (gliel’ho detto, mi ha detto «Non esagerare», «Ma - ho detto - è la verità»), ma non ho mai pensato di fare una storia autobiografica, anzitutto perché non ho interesse per la mia autobiografia. Poi avevo sempre escluso di poter trattare il tema dell’handicap perché per me era fonte di angoscia. Quando uno scrittore prova angoscia intorno a un tema, è meglio che taccia, altrimenti cade nell’inevitabile patetismo: «Non si può dire». Se uno è veramente angosciato, deve tacere. Finché sono rimasto angosciato,
ho escluso di poter raccontare: ho raccontato quando, a distanza di tempo, ho modificato lo sguardo di fronte al problema. Non avevo più angosce
e potevo raccontarlo in modo caleidoscopico, anche in chiave comica, ironica, satirica, non patetica, lamentosa e fuorviante, perché noi, anche
di fronte a una materia dolorosa, non abbiamo un atteggiamento monotono, ma abbiamo reazioni molto diverse: bisogna raccontare queste. Quindi ho potuto fare il romanzo quando mi sono sentito libero di inventare, di attingere alla memoria, ma di rielaborare con totale libertà e in particolare quando mi è venuto in mente il primo capitolo, nell’ambiente più ostile alla disabilità: la scala mobile, un grande magazzino, un padre e un figlio. Nelle rarissime volte in cui avevo pensato di poterlo raccontare (ma in 31 anni ho sempre escluso di raccontarlo) mi è venuto in mente di cominciare col padre che va in clinica inquieto, agitato, il parto; ma era un inizio sbagliato perché il problema non nasce quando il bambino nasce: ogni inizio rinvia ad altri inizi, ogni storia non comincia col parto, comincia prima, quindi era radicalmente sbagliato. Quando ho pensato, e ho capito, è stato liberatorio...


Focus

“Sono uno straniero sulla terra. ”
Salmo 119,19

 
     
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