Il Sinai all’alba,
la montagna del patto di Dio con l’umanità

Foto di Renato Caprioli



 



 

 


Paolo di Tarso - le origini
La sua terra: Tarso
All’epoca di Paolo, Tarso contava 300.000 abitanti; la sua università, in cui Paolo studiò filosofia, fu lodata anche da Strabone (Geografia, XIV, 5° 13): “Gli abitanti di Tarso sono talmente appassionati per la filosofia, talmente enciclopedici, da far eclissare con la loro superiorità Atene, Alessandria, e tutte le altre città celebri per aver dato vita a qualche corrente e scuola filosofica. La grande superiorità di Tarso consiste nel fatto che tutti gli studenti sono autoctoni”. Tarso, inoltre, era nota anche per la mentalità aperta dei suoi cittadini, la loro passione per i viaggi, il gusto del bel parlare, la sensibilità per le scritture sia letterarie sia religiose, la considerazione
per le buone tradizioni.
Gabriel Mandel, Bulus il profeta, Jesus, giugno 2008

Uomo di confine
L’apostolo delle genti fu un uomo di confine: ebreo certo, ma la sua ebraicità si differenzia da quella dei discepoli che Gesù raduna attorno a sé.
Egli cresce nella diaspora, ne respira le contaminazioni culturali, al crocevia della cultura greca e di quella ebraica. Paolo, pur ricevendo un’educazione rigorosa da Gamaliele, dimostra apertura e curiosità verso altri mondi, altre culture e sa come interpellare quel movimento che si raduna intorno alla figura di Gesù per sollecitarlo ad aprirsi al mondo. Ha colto la portata universale del messaggio evangelico. Ha compreso le implicazioni pastorali e missionarie racchiuse nell’affermazione: Gesù è il Salvatore del mondo.
Lidia Maggi


Evangelo di Paolo

Autopresentazione
Volendo, anch’io potrei vantarmi di queste cose più di chiunque altro.
Sono stato circonciso otto giorni dopo la nascita, sono un vero Israelita, appartengo alla tribù di Beniamino, sono un ebreo discendente da Ebrei, fariseo (fariseo = separato/irreprensibile) ho ubbidito alla legge di Mosè, fui zelante fino al punto di perseguitare la Chiesa; mi considero giusto perché seguivo la Legge in modo irreprensibile.

Fil 3,4-6


Le mappe

Mappa delle origini

Sono nata/o a.................................................................................................................
il........................................................................................................................................
abito ora a.......................................................................................................................
dopo aver abitato a.......................................................................................................
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sono nata/o da...............................................................................................................
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ho ricevuto un’educazione
(descrivi i valori e l’impronta che ti è stata data).....................................................
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vivo in mezzo ad un contesto culturale
(prova a trovare alcune parole chiavi che rendano l’idea)...................................
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respiro in un contesto religioso..................................................................................
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lo scenario umano che vedo è...................................................................................
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Qual è il filo rosso che attraversa le mie origini?
(scegli una parola chiave)...........................................................................................
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La questione
Come stare al mondo?
La sfida più urgente della nostra civiltà è imparare a convivere come diversi condividendo lo stesso territorio geografico e sociale; imparare a convivere senza distruggerci, senza ghettizzarci, senza disprezzarci, o guardarci in cagnesco e neanche senza solo tollerarci. Dobbiamo fare di più: vivificandoci e fermentandoci a vicenda, così che ognuno sia aiutato
a rispondere di fronte a Dio della propria chiamata; sia musulmano, sia hindù, sia cristiano: cattolico, protestante, ortodosso. Rispondere di fronte
a Dio, alla propria chiamata. Questo è molto difficile; forse è il problema principale della società di oggi e di domani.
Carlo Maria Martini


Sguardi dalla stiva

Storie della generazione 1,5
La generazione 1,5 è formata da quegli adolescenti che sono arrivati in Italia per ricongiungimento familiare dopo aver vissuto l’infanzia e oltre nella terra natale.

Marie è arrivata in Italia a 14 anni
Chiamata come ricongiungimento familiare dal padre che nel frattempo
si è formato una nuova famiglia ed ha due figli. Vissuta nel villaggio con la nonna, ha solo le prime basi della alfabetizzazione. È sgomenta, non ricorda nemmeno il viso del padre; la nuova madre che pensava di trovare un aiuto durante i suoi turni di lavoro, si trova di fronte una ragazzina spaurita, incapace di gestire la casa, di accudire ai più piccoli nati in Italia che frequentano il nido e la scuola materna ed hanno abitudini diverse dalla nuova arrivata. L’impatto con la scuola è traumatico, inserita in una prima media, si trova tra ragazzini diversi per età, per cultura, ma soprattutto con una lingua per lei incomprensibile. Si chiude sempre più in se stessa, non sa più chi è, a chi appartiene. Ha una grande nostalgia della sua terra, ma soprattutto della sua nonna, ma non sa a chi e come comunicarlo. Rifiuta il cibo, non viene capita a casa, a scuola viene classificata con gravi disturbi cognitivi e comportamentali. Dopo due anni scappa di casa. Ora è in una comunità protetta per adolescenti.

Joseph
È arrivato in Italia come ricongiungimento familiare, chiamato da entrambi
i genitori che vi abitano da cinque anni ed hanno avuto un nuovo figlio.
Ha sedici anni, alto, agile, intelligente, si sente subito attirato dalla nuova società che incontra. I genitori non riescono a dialogare con lui, pensavano di trovarsi di fronte al bambino che avevano lasciato nella terra madre, si sentono impreparati e non hanno autorità di fronte a questo adolescente
che avanza tante pretese.
Frequenta un corso di alfabetizzazione, poi un corso professionale;
per mostrare a se stesso di valere, assume atteggiamenti provocatori con
gli adulti e coi coetanei.
Solo in una squadra di calcio mette a frutto le sue capacità.
Non riesce ad accettare lo stato sociale dei suoi genitori, entra nel giro
del “tutto subito”, rientra sempre più tardi la sera, viene sorpreso mentre
fa il ‘palo’ ad alcuni suoi amici.


Focus

“ Il problema che si pone in modo
sempre più stringente è se siamo
davvero disposti a vivere
in un villaggio globale
(autori e protagonisti nello stesso
istante della rappresentazione)
accettando di essere come siamo,
malgrado il quadro spietato
delle nostre responsabilità
singole e collettive. ”

Sergio Zavoli, “Socialista di Dio”, Ed. Mondadori

 
     
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