LA STRUTTURA
Calendario + Quaderno di approfondimento
È una scelta editoriale preoccupata di accompagnare i giorni e non solo di indicarli.

La biografia di Paolo
Le mappe
La questione
Sguardi dalla stiva
Focus

Introduce il quaderno una attualizzazione della figura di Paolo scritta da Gianni Tognoni per la comunità di Presciane (Rovigo) e conclude un testo di approfondimento di Angelo Villa.
La questione e gli sguardi dalla stiva attingono alle esperienze di vita, annotazioni di frammenti e di vicende. Viene suggerita l’utilità di trovare testi personali o di gruppo se si utilizza il calendario, come fanno molti, per un lavoro collettivo.
Parte rilevante di questa edizione è offerta dalle mappe:
- la mappa di Paolo - tema e riferimento autobiografico alla Parola l’ha curata Maurizio Bevilacqua
- la mappa personale l’ha costruita Simona Corrado
- la mappa riproposta in alcune questioni l’abbiamo derivata da una parabola di Tonino Bello
- la mappa delle feste cristiane, ebraiche, islamiche, buddiste, induiste, iraniane e ricorrenze particolari è proposta da Maurizio Bevilacqua.

I testi sono stati rivisitati da Stella Buratti, l’edizione è stata curata da la comunità di via gaggio di Lecco, ha coordinato il lavoro Angelo Cupini.

Le foto sono di autori diversi, non professionisti, ed offrono sollecitazioni a riflettere. Ringraziamo gli autori: Renato Caprioli, Ambrogio Sabadini, Paolo e Marco Meda, Rafael Gomez, Angelo Cupini per la loro disponibilità.

Abbiamo utilizzato i seguenti testi:
- Don Tonino Bello Chiamati ad Evangelizzare Con il bastone del pellegrino e la bisaccia del cercatore
Ed. Insieme
- Anselm Grün
Paolo e l’esperienza religiosa cristianaQueriniana
- Carlo Maria Martini
Il Vangelo di Paolo
Ancora

 

Gianni Tognoni, segretario internazionale
del Tribunale permanente dei popoli
e Direttore del Consorzio Mario Negri Sud.
È stato consulente OMS per la selezione
dei farmaci essenziali, con missioni in diversi Paesi dell’America Latina, Medio Oriente, Africa. Ha pubblicato molti articoli e volumi ed è socio fondatore e membro del Comitato di redazione
di riviste italiane di ricerca e divulgazione scientifica; è, inoltre, membro del Comitato
editoriale di riviste internazionali
di metodologia clinica, epidemiologica,
ricerca clinica cardiovascolare.

 


L'editore
Presentazione del Quaderno
“So-stare al mondo?” è la domanda che ci offriamo per il 2009. È domanda personale e sociale; esprime la fatica a prendere posto in tante vicende umane.
“Saper stare al mondo” si oppone al sopravvivere, al salvare sé e i propri ad ogni costo, al gestire la propria nicchia e basta. Abbiamo scelto come domanda un pensiero di Dietrich Bonhoeffer scritto in un carcere nazista come domanda: “Per chi è responsabile la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in questo affare, ma: quale potrà essere la vita per la generazione che viene? Solo da questa domanda storicamente responsabile possono nascere soluzioni feconde”.
(Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, ed. Paoline 1988)
Abbiamo messo come sottotitolo al calendario: perché viviamo tempi cattivi. È una frase che Paolo di Tarso ha scritto (Ef 5,16) alle comunità dell’Asia Minore alla ricerca di influssi misteriosi sulle loro vite, fuori dall’essenziale. Anche questa stagione che viviamo è fortemente sbilanciata e spesso disorientata.
Come traccia di risposta proponiamo di incrociare la biografia di Paolo di Tarso, nel bimillenario della sua nascita e quella personale di ogni lettore.
La biografia di Paolo di Tarso è raccolta in dodici parole-temi e quella personale in brevi temi-domande. L’intenzione è che si possa costruire una mappa personale per mettere in evidenza la propria posizione. La mappa è l’elemento metodologico che offriamo.
Perché Paolo? Perché è contemporaneo ad ognuno di noi, malgrado i duemila anni dalla sua nascita. Il nodo della sua personalità è nell’essere interprete. Ha saputo interpretare la tradizione di Gesù per permettere al cristianesimo di svilupparsi come una religione universale. È un uomo di collaborazioni, di équipes, di reti. Lo si immagina spesso solo, ma non è il caso! È al di dentro di un crocevia culturale: è per questo che il suo pensiero permetterà al cristianesimo di abbandonare l’orbita originaria dell’ebraismo per aprirsi all’universalità del mondo. (Daniel Marguerat in La Croix, 28.06.2008).
Noi attraversiamo un tempo non facile, che ci pone interrogativi notevoli: sull’identità, sul rapporto con la storia e i suoi significati (vedi le varie riletture di eventi), sul posto e il ruolo della legge, sul sorgere della vita e su quando la vita chiude, sul dono e sul gratuito in un contesto di spiccata mercantilità, sulla rottura di modelli di efficienza, di occupazione di scena per manifestare attraverso la fragilità la segreta potenza del Dio della vita.
L’Evangelo di Paolo, quanto annuncia e la sua stessa vita, sono uno straordinario itinerario per ognuno e per le comunità umane, per permetterci un confronto serio con le biografie personali,
Abbiamo indicato questo cammino come la possibilità di costruire delle mappe personali.
A cosa può servire tutto questo? A capire dove siamo, individuare dove vogliamo dirigerci, definire con quale andatura e con quali modalità muoverci, verificare quali ostacoli e quali risorse possiamo disporre nel cammino, quali punti di riferimento e cosa abbiamo come attrezzatura, quali alleati e quali tappe sono possibili nel percorso.
Le mappe servono quando siamo nella difficoltà, abbiamo perso dei riferimenti, siamo immersi nella nebbia dei dettagli o delle segnaletiche.
Costruire una mappa è un lavoro serio, richiede competenze e studio, non si realizza attraverso spot pubblicitari. Richiede sguardi che raccolgono le coordinate di spazio e tempo, per collocarsi in questo mondo, poter trovare un posto e, forse, una ragione alle quotidianità - per aprire finestre sul mondo, ampliando lo sguardo a cosa succede più in là, per leggere e capire problemi, intrecci e cause del disagio delle persone con cui stiamo tutti i giorni e dei contesti in cui viviamo; per cogliere legami e connessioni tra situazioni magari distanti migliaia di chilometri ma tra esse concatenate - migrazioni, modelli di sviluppo, economie, mafie - per agire localmente e pensare globalmente (gruppo spiritualità del cnca).
I missionari clarettiani, editori di questo calendario, invitano durante il 2009 al lavoro di costruzione di mappe personali, dopo l’impegno realizzato nel 2008 a ridurre le parole vuote e ripetitive, sottomettendosi al giudizio della Parola.
Non rimane che formulare l’augurio raccolto dal titolo di un volume scritto dai missionari clarettiani: Paolo per un annuncio di vita per culture diverse; che questa passione penetri in ognuno.
Angelo Cupini per i Missionari Clarettiani


Paolo
di Gianni Tognoni

Paolo ci accompagna sempre, con le sue lettere, lungo le liturgie di tutto l’anno. Ma come capita spesso quando ci si ferma con un po’ più di attenzione a riandare ai tempi ed ai luoghi da cui prendono avvio i cammini ed i sogni che definiscono la vita, ci si trova a ri-scoprire pensieri ed orizzonti che si vogliono condividere, per domandarsi in modo nuovo verso dove gli antichi cammini e sogni ci conducono.

1. Paolo è il primo dei cristiani come noi. Come noi, non ha incontrato né conosciuto quell’uomo Gesù che diceva di essere la presenza di Dio nella storia. Ne ha sentito i racconti fatti da altri: le parabole, le domande, i segni, l’invito a credere che quanto era successo - in un tempo così breve come quello della “vita pubblica”, tre anni, ed in un luogo sperduto come la Palestina - poteva avere un significato per tutti i tempi, per tutti i luoghi, per tutte le storie. Nessuna eredità concreta, di risorse o potere, disponibile per costruire questo futuro: nessuna garanzia o certezza. Dicevano, i racconti di quel gruppo sparuto di discepoli, che quell’uomo Gesù era morto, come uno dei tanti, dopo aver proposto un’immagine di Dio la cui novità assoluta era la assoluta, disarmante semplicità; nessuna dottrina, né filosofia, né politica: solo la proposta di non stancarsi di interpretare, nella libertà più grande, le beatitudini. Dicevano anche, quei racconti, che di quell’uomo crocefisso non si era più trovato il corpo sepolto: avevano incontrato, lui, di persona, uguale e trasformato, - così raccontavano, delle donne, e loro stessi - nei giorni dopo la Pasqua; e la loro paura-incredulità nell’affermare che quegli incontri misteriosi dopo la morte erano segno certo di una “risurrezione”, e perciò del suo essere figlio di Dio, erano scomparse un giorno in cui, trovandosi insieme a ricordare-pregare-interrogarsi, erano stati investiti da un vento che ricordava quello della creazione: faceva nascere nuove realtà, regalando la fiducia - libertà di parlare, in una lingua nuova, che tutti potevano comprendere, di quanto avevano udito, visto, condiviso nell’avventura dei tre anni di cammino per le strade della Giudea, della Galilea, di Samaria...

2. Ognuno di noi è Paolo. La memoria di cui si e portatori è fatta di cose semplici da ricordare nei loro contenuti di fondo: dicono che Dio non appartiene a nessuno, non è racchiuso in dottrine di cui è necessario garantire l’osservanza ripetitiva, non è geloso né preoccupato di interpretazioni “autentiche” di ordinamenti o regole o norme. Ci aspetta - lo si incontra, lo si riconosce, ci interroga - nelle parabole di vita che la storia ripropone, ogni volta uguali e diverse, perché si possa riprodurre la libertà con cui sono state raccontate e vissute: quella di Lazzaro e di Epulone, della semina del grano, del Samaritano, del figliol prodigo, del buon pastore, della Samaritana, dell’adultera, del dare a Dio ciò che è Dio, di una storia che sarà giudicata sulla base della capacità di accogliere, sfamare, dissetare coloro che non avevano casa, pane, acqua.

3. La semplicità del Dio annunciato dall’uomo-Gesù crocefisso e risorto, tocca talmente alle radici le sicurezze, le regole, gli equilibri, le appartenenze alle religioni e ai poteri, da capovolgere lo sguardo ed il modo di comprendere le cose. Al Magnificat di Maria, che anticipa e riassume il Vangelo, risponde la teologia di Paolo, che riprende, espande, traduce, rende pertinente per tutte le culture, le geografie, i tempi la semplicità “dissacrante” di quello stesso vangelo: lo avevano dichiarato “bestemmia” i farisei custodi della ortodossia: Paolo lo ripropone provocatoriamente come il modo per dare un nome e radicare nella storia la nostalgia per quel ‘Dio Sconosciuto” cui gli umani alzano gli altari. La teologia di Paolo - che si riscopre in tutta la sua ricchezza ed articolazione nei momenti più critici della “nostra” storia, dalla Riforma, all’intervallo tra le due guerre mondiali, ad oggi - non si lascia tuttavia separare dal ritmo e dello stile di quell’uomo di cui i discepoli gli avevano raccontato: Paolo è radicato nei “fratelli”, nelle comunità che lo accolgono, prigioniero: soprattutto disincantato, e senza esitazioni nel dichiarare che non ci sono lingue di angeli ne saperi di sapienti che potranno mai sostituire la comprensione profonda del senso e del destino delle cose che è data dalla infinita semplicità e concretezza della carità.

4. Paolo come ognuno di noi. Provocati-obbligati a “render conto” di quella speranza-senza-certezze che nella Pasqua diciamo di portare in noi; con le nostre parole, le in-competenze, la fatica, i silenzi, le solitudini, i fallimenti, i naufragi, gli incontri, la fiducia, di cui è fatto l’incrocio delle nostre vite con la opacità assoluta della storia.

Come Paolo, nessuno di noi - abitanti e rappresentanti di un mondo così simile, nella sua globalità”, all’”impero” di allora - può mettere in conto di sperimentare e verificare che alla “via della croce” segue la esperienza di una risurrezione (qualsiasi sia il nome che ad essa si dia): il riconoscimento (incantato, come di Maddalena al sepolcro) che la semplicità assoluta di Dio è divenuta la regola, o almeno la traccia, o, chi sa, l’orizzonte della storia. Cittadino del mondo globale, Paolo si muove senza illusioni, ma non si stanca di tessere reti, con la presenza e le lettere, dove le grandi riflessioni sulla rivelazione e la fede si affiancano ai volti ed ai nomi di coloro che nelle comunità sono protagonisti/e nel quotidiano delle loro microstorie, della grande “storia della salvezza”. Essere “destinatari” delle sue lettere - come del vangelo - ha senso se ne siamo anche autori-interpreti: non per riprenderne le “argomentazioni” teologiche, ma la teologia; cioè la logica con cui raccontano come il “mistero nascosto nei secoli” continua a rivelarsi nelle sempre diverse parabole con cui gli umani provano a raccontare le loro speranze. Queste parabole - parole, persone, popoli, cammini - non hanno bisogno di “citare” né il vangelo, né tantomeno Paolo, o i suoi interpreti. Possono essere vissute ovunque. È questo il loro incanto. Ma è anche questa la loro infinita difficoltà: perché raccontano solo e sempre che la traduzione-realizzazione nella storia della semplicità e della libertà delle beatitudini (qualsiasi sia la lingua, la poesia, la teologia, la spiritualità, il paese in cui queste siano tradotte) sono l’unica possibile immagine di Dio.
Come Paolo, anche noi sappiamo solo che, perché la semplicità liberante della Pasqua possa essere annunciata e credibile “fino ai confini del mondo”, è bene essere fino in fondo fedeli alla terra e al tempo in cui si vive.

 
     
comunità di via gaggio onlus - 23900 Lecco - tel. 0341 421427 - part. iva 02337960138 - pozzo@comunitagaggio.it