Marcia della Pace Perugia - Assisi.
A 50 anni da Capitini
25 settembre 2011
Per la pace e la fratellanza tra i popoli.
Mozione finale.
Assisi, Rocca Maggiore
A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.
Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.
Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:
Principi Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune. Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti. Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori. Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile. Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico. Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.
Proposte e impegni 1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua. E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.
2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti. Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.
3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura. Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.
4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia. La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.
5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari. La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.
6. Difendere i beni comuni e il pianeta. Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.
7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista. Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.
8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità. Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.
9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa. Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.
10. Costruire società aperte e inclusive. Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.
Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.
Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.
Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.
WILMA CESARI
26 settembre 2011
Grazie a voi sono riuscita a portare mio marito ,è rimasto sbalordito perché non pensava di vedere tante persone .Io ero indecisa fino all'ultimo, perché mi dicevo"quest'anno ci sarà parecchia gente io cosa vado a fare una in più una in meno!! Poi mi sono detta una goccia in più fa traboccare il bicchiere. Un fiume è fatto da tante gocce e ieri quelle tante gocce hanno formato un fiume, spero solo che chi può cambiare il vivere delle persone si renda conto che noi Esistiamo. Grazie
TONIO DELL'OLIO
Mosaico dei giorni
La festa della repubblica
26 settembre 2011
Quella vissuta ieri, più che una semplice “marcia della pace” è stata una Festa della Repubblica. 200 mila partecipanti. Famiglie e bambini. Anziani. E tra questi, alcuni che avevano partecipato alla prima edizione del 1961 convocata da Aldo Capitini. Giovani. Tanti giovani, delle associazioni, delle scuole, degli scout, gruppi di amici autorganizzati, festosi, belli. Tanti gonfaloni delle città e fasce tricolore portate con orgoglio su giacche incravattate o shirt colorate. Scolaresche organizzate che coronavano percorsi didattici di educazione alla pace. Ma anche lavoratori cassintegrati, gruppi di disoccupati organizzati, drop out della crisi. E poi le organizzazioni sociali, il non profit più vario. Segno di una vitalità che non si affaccia mai dagli schermi di televisione. Gente che di voce ne avrebbe e di cose da dire pure, ma che nessuno microfona. Quando penso al paradosso insensato del 2 giugno in cui la festa della repubblica è celebrata con una parata di armi, mi convinco di più che quella ricorrenza dovrebbe essere meglio rappresentata da questo popolo che crede nella pace in tutte le sue declinazioni.
ENRICO PEYRETTI
“Il pacifismo è del tutto insufficiente se non matura in nonviolenza attiva” del 26 settembre 2011
Chi ha fatto la marcia non si è accorto della manipolazione strumentale dei politici, favoriti da
Flavio Lotti (...). La Perugia-Assisi non vale per le loro parole, ma per i piedi che hanno camminato, guidati da cuori e menti.
Anche 70-80enni (come me), anche mezza-età, ma soprattutto giovani, in grande maggioranza.
Direte che è facile un momento di libera espressione e di entusiasmo, in grande compagnia. È vero: è la debolezza dei giovani. Vale meno di una serata di riflessione e di una lettura di
approfondimento. Ma la spinta emotiva aiuta la ragione e l'impegno, anche se gli impegnati saranno assai meno numerosi. Il lavoro per la pace, quello che conta, avviene nel pensoso silenzio quotidiano, nella collaborazione, nella tenacia ininterrotta, nella organizzazione faticosa dei giorni grigi. Senza di ciò, è schiuma.
E poi, gli slogan contro la guerra sono solo il primo insufficiente passo. Bello, giusto, soddisfacente, facile, inutile se non è seguito da tanti altri passi. La marcia deve insegnare questo. Una carenza di questa edizione è stata l'assenza di pause di riflessione. La cerimonia della partenza non basta.
All'arrivo, solo dispersione, per i più non saliti alla Rocca (davvero faticoso dopo 24 km).
Il pacifismo è del tutto insufficiente se non matura in nonviolenza attiva, fino alla disobbedienza civile; in analisi delle cause strutturali e culturali della violenza bellica; in riforma culturale e
spirituale, educativa, anche religiosa; in critica frontale delle politiche correnti, a sinistra come a destra.
Né la sinistra né la chiesa hanno imparato davvero pace e nonviolenza. Con loro e oltre loro deve camminare la pace. Come ha fatto Capitini.
Io portavo sul petto un cartello "L'Italia civile è qui", plurifotografato, motivo di due interviste in
qualche tv. Daniele Lugli per tutto il tempo ha portato, con qualche cireneo in aiuto, una copia esatta dello striscione di Capitini usato nel 1961.
La pace nonviolenta (c'è anche quella violenta!) non è una strada per entrare in politica, in questa politica, ma una rivoluzione della politica, della stessa forma dello stato moderno, sposato alla violenza, ma anche impegnato per Costituzione a ripudiarla, e chiamato alla nonviolenza dalla
cultura dei diritti umani, interamente intesa.
Buona strada, dal basso, reciprocamente!
CARLA CASIROLI Ho vissuto la "marcia" in Assisi dove la persona di Francesco è venuta incontro a me e alle mie compagne di "marcia" - inevitabilmente solo attraverso dei flash - nella sua "nuda" pienezza di vita e armonia cosmica. Ho vissuto la "marcia" nella relazione, magari anche con qualche "baruffa chiozzotta": visitare o non visitare la grotta da Francesco scelta come luogo di riposo e di meditazione? La relazione è fatta anche di dialogo, confronto, talora conflitto e solo così diventa "convivialità delle differenze".
Della marcia "vera", dei "veri" marciatori ho colto soprattutto le diversità: di età, di genere, di scelte coreografiche, di musiche e canti…Ed è stato uno spettacolo, un variegato palcoscenico di vita entro un contesto relazionale molto significativo: quel flusso interminabile dei marciatori di cui si potevano quasi "toccare con mano" mente e cuore, ideali, sogni, speranze – di giustizia, di pace… - mi hanno richiamato lo stesso Francesco, il suo stesso slancio verso la pienezza, l'essenzialità, le cose vere della vita.
EMILIA SPREAFICO Forse perché sto cominciando a invecchiare, ma questa marcia della pace mi ha preso il cuore e mi ha aiutato a meditare.
Come far diventare questo momento di crisi una grande opportunità e aiutare i giovani a scoprire e cercare dentro di loro la forza di individuare spazi e idee per il loro futuro; come far diventare la fatica dell’età come momento per crescere in disponibilità.
Come decrescere nei miei bisogni per essere esempio di essenzialità.
Ho pensato ai tanti migranti che muoiono in mare e i loro corpi gettati in acqua; ho sentito la loro presenza, ho ricordato tante madri che on modo così disumano hanno perso i loro figli.
Non ho marciato ma ho vissuto in pieno questo momento condividendo i pensieri di tanti amici.
Grazie.
GINO BURATTI
Una bella marcia, una grande marcia.
La sensazione di una marcia diversa dalle altre, forse meno chiassosa, chissà se per la consapevolezza di una crisi che ci sta assediando e ci sta rendendo sempre più poveri e diseguali, ed anche meno "passerella di politici", come se, proprio nel ritrovarci cinquant'anni dopo, ci fosse, ancora più forte, la necessità di "so-stare" nei contenuti, riflettendo sull'orizzonte di una scelta nonviolenta organizzata e sui limiti della nostra capacità di incidere nelle scelte della politica.
Una marcia che non è né rito, né auto-celebrazione, quanto invece il ritrovarsi, anche in maniera festosa e gioiosa, per rinarraci orizzonti e valori a cui spesso la politica si richiama, per poi negarli nell'azione quotidiana.
Un popolo, tante grida, un insieme di pluralità, di attese, di aspettative, di sogni e di pratiche... perché si, dentro a questo sogno, c'è poi la vita di tante persone, di tante associazioni, di tanti movimenti che sperimentano ed elaborano, giorno dopo giorno, le pratiche nonviolente e di solidarietà.
Come diceva Capitini “una marcia non è fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attività”. Anche questa marcia, come tutte le altre, che diventa un incontro di esperienze e la brezza che suscita nuove onde, che induce a percorrere nuovi sentieri, a sperimentarsi nella convinzione vera e reale che un altro mondo è possibile, ma che questa possibilità non è scritta nei libri dei sogni, ma è reale e attuale, viva e vivace dentro alle esperienze nonviolente, di solidarietà... alimentata da utopia, da riflessione, da studio e da impegno.
Una marcia è anche, in questo senso, una sfida: una sfida prima di tutto a noi, ai movimenti nonviolenti, che sono chiamati, con una nonviolenza organizzata, a far sì che l'idea di una convivenza diversa fondata sulla giustizia, sull'equità, sulla solidarietà e sulle forme di democrazia partecipata... non sia relegata nel mondo delle aspirazioni e delle icone puramente ideali, ma che diventi invece pratica, progetto e orizzonte. In tal senso la marcia è anche una sfida alla politica, un richiamo forte al fatto che fini e mezzi non possono essere elementi discordanti, e che la politica deve realmente riuscire a saldarli nella sua quotidianità, se vuole davvero riuscire ad essere strumento di cambiamento e di cammino in avanti.
L'assenza di politici in passerella alla marcia è sicuramente importante, perché aiuta a rendere più autentico questo appuntamento, al tempo stesso è un richiamo a far si che la nonviolenza diventi l'elemento fondante del cambiamento e della trasformazione, quindi un elemento centrale nell'orizzonte della politica.
Proprio per questo, per la non ritualità, per quello che sottende, per i sogni e i sentieri che ci alimenta è stata una marcia bella e importante... una tappa di un cammino ben più vasto.
PIERO FUSINA
Una camminata come la Marcia della Pace muove oltre alle gambe anche qualcosa di grosso dentro a noi. Il vissuto personale passa da un progressivo male ai piedi e alle gambe ad un insieme di sensazioni sempre più vive man mano che passano le ore. Sensazione di armonia con il mondo e l’umanità, serenità e gioia di essere vivo, accoglienza dell’altro fuori da schemi, senso di libertà profonda. Ma anche nello stesso momenti si sente la sofferenza dell’uomo per una sua ancora mancata realizzazione, per una realtà quotidiana che non lascia spazio al sogno, per scelte personali e collettive di morte. Allora a questi due livelli della persona (corpo e sensazioni profonde) si aggiunge per tentare di dare una lettura logica, la nostra intelligenza. Si cercano spiegazioni a quello che quotidianamente si vive o non si vive, si crede di vedere una via di uscita dal labirinto nel quale si è, si ipotizzano cambiamenti di vita individuali e collettivi. Si elencano modalità alternative di vita.
Nascono allora iniziative di gruppi/aggregazioni/organizzazioni varie che cercano di dar seguito a quanto vissuto durante la marcia con proposte concrete. Ne è esempio tra i più pregnanti il programma definito nell’assemblea di domenica a Santa Maria degli Angeli dai sottoscrittori dell’appello di p. Zanotelli (che ha raggiunto già più di 7000 firme).E questo è già un gran risultato.
Ma a me resta più che mai inciso nel cuore il messaggio di speranza che la marcia mi ha lasciato. Al di là di possibili augurabili iniziative concrete, ho visto e non solo con gli occhi, la grandezza a cui tende l’uomo “pacificato”, prima di tutto con se stesso e quindi con tutta l’umanità. Ho visto come l’aspirazione ad una PACE vera e universale abiti in ognuno di noi e testimoni la nostra natura divina.
E speriamo che il fiume scendendo si ingrossi e divenga un grande lago…
RAFFAELLA GAVIANO 27 settembre 2011
Quest’anno, come già nel 2001, ho sentito, l’urgenza, quasi il bisogno, di partecipare alla marcia Perugia-Assisi, per provare a dire, con un gesto semplice, ma collettivo, da una parte il disagio forte per quel che sta accadendo, dall’altro la possibilità e la volontà di avere sguardi e gesti positivi.
La marcia ha detto di una società civile, ampia e variegata nella sua composizione, che c’è e che, probabilmente, nel quotidiano prosegue quel cammino, anche faticoso, che la marcia simboleggia. Ha detto di tanti giovani che erano lì anziché altrove, con energia, festosità, leggerezza e impegno.
Ha detto di studenti, piccoli e grandi, che di pace ne parlano a scuola. Ha detto di tante persone e famiglie che comunque, al di fuori di gruppi, associazioni e organizzazioni, si mettono in cammino. Ha detto che cittadini e istituzioni locali sanno e possono camminare insieme, aspettandosi ed anche sostenendosi nel cammino
E’ il camminare collettivo, semplice, lento, faticoso, in-relazione, sostenuto dall’attesa della meta, che mi porto a casa dalla marcia, che è la prospettiva del percorso che ognuno e noi tutti, società civile, abbiamo di fronte per “gettare avanti” il nostro personale e collettivo desiderio trasformativo.
DOMENICO BOSAGLIA (la goccia)
Gocce di speranza
Partecipando a questa marcia per la pace, ho provato un'emozione stupenda, che da camminatore molto spesso solitario non avevo mai sperimentato.
Il ritrovarsi insieme a compiere un cammino con il cuore rivolto all'umanità,ti accorgi che certi schemi imposti vengono spazzati via, e una sensazione di fratellanza emerge dal profondo.
Camminando e riflettendo su quello che stava avvenendo, ho avuto la sensazione di essere come una goccia d'acqua che da sola viene assorbita dalla terra , ma che tante gocce come eravamo
noi abbiamo formato un fiume, che ha fatto sentire la sua voce.
La mia speranza è che tutto questo diventi un mare, dove l'amore possa trionfare nei cuori di questa umanità, rompendo tutti gli schemi materialistici che creano disuguaglianze a livello sociale,
politico, economico, e morale.
Il mio vuol essere un messaggio come il caro Francesco ci insegna di amore per il prossimo, con l'augurio che in tempi non lontani si avveri.
Un abbraccio a tutte le gocce che hanno partecipato alla marcia .
FRANCA CORTI
È stata per me una bellissima sorpresa vedere tanti gruppi di bambini con le loro insegnanti portare la loro testimonianza in favore della giustizia, della fratellanza e della pace nel mondo.
Ho pensato a quanto lavoro, faticoso, ma bello, gratificante e stimolante sta dietro tutti i messaggi che i bambini ci hanno donato, espressi sia attraverso le immagini che i pensieri.
Sono convinta sia davvero prezioso gettare dei semi affinchè i bambini possano vedere la giustizia come valore fondamentale per raggiungere la pace e l’armonia tra i popoli e credo sia importante e proficuo perseguire questa strada fin dai primi anni di vita.
La marcia Perugia Assisi, a cui ho partecipato per la prima volta, è stata per me fonte di tanta energia.
MARIAROSA BASTIANELLI
Pubblicato su Lecco Provincia
Marcia della Pace Perugia – Assisi : anche Lecco è protagonista
50 anni
24 chilometri
200 mila persone
1 bandiera di pace
Questi i numeri della Marcia della Pace Perugia Assisi che si è svolta domenica 25 settembre 2011 per la cinquantesima volta da quando il suo ideatore, Aldo Capitini,
meglio conosciuto come il Gandhi italiano, la lanciò come movimento non violento per testimoniare il desiderio di pace e fratellanza di San Francesco, il Santo di Assisi.
Vi abbiamo partecipato anche noi, insieme con uno dei sette pullman di maratoneti provenienti da Lecco, con un gruppo organizzato da Padre Angelo Cupini della Comunità Gaggio di Germanedo.(di Lecco ndr). Un’esperienza ricca e rivelatrice, dove chiunque si può mettere in gioco con la fatica fisica e con il desiderio di stare insieme, di conoscere, di condividere un’emozione di non violenza. E le facce intorno a noi erano le più disparate dalla partenza alle 9 del mattino di un’estate ancora non finita a Ponte San Giovanni, sobborgo di Perugia. Uomini, donne, bambini, di tutte le età e di tutte le provenienze, alcuni esperti camminatori, altri che faticavano a mettere insieme due passi, con il pranzo al sacco e la curiosità nel cuore.
Per primo incontriamo un pensionato della CGIL di Lecco scattante con la sua bandiera che non genera dubbi. Lo rincontreremo alla fine del viaggio, con lo stesso piglio e lo stesso sguardo avanti. Una fila continua di gente, gente comune ed amministratori, sindaci, assessori, scout e scolaresche, ambientalisti e pacifisti al grido di “Liberate Francesco Azzarà” l’operatore di pace rapito 40 giorni fa in Darfur e non ancora liberato.
Presenti anche esponenti politici come Rosy Bindi, Nichi Vendola, Angelo Bonelli e Paolo Ferrero.
Ma è fra i veri camminatori che incontriamo Paolo Strina, Sindaco di Osnago, in tenuta sportiva e fascia tricolore intento a rilasciare interviste ai giornalisti.
Da Perugia a Santa Maria degli Angeli la strada è tutta in pianura in questa splendida parte d’Italia piena di campi coltivati, di casette accoglienti e curate dove il terremoto di qualche anno fa sembra ormai un ricordo. La parte più faticosa viene alla fine perché, proprio quando pensi di avercela fatta,ti accorgi che gli ultimi cinque chilometri sono tutti in salita. Vedi Assisi magnifica e accogliente dal basso e imbocchi l’antica via francigena ristrutturata tutta in mattoncini rossi con i nomi di chi ha contribuito .
Le vie si restringono, salendo verso la rocca, e la città medievale sembra accogliere con un abbraccio la lunga bandiera colorata sollevata dalle mani dei partecipanti e portante in grembo un mappamondo e un ramo di ulivo. E’ la fase più toccante della marcia, con la gente in piedi ai lati del corteo sudato ad applaudire quegli eterni simboli di pace mentre passano.
In alto, su alla rocca , al nostro arrivo alle ore 15 , fotografi, giornalisti da tutto il mondo pronti ad intervistarci e l’ultima cosa che avvertiamo dopo tutte queste ore è la stanchezza. Ad emergere è il nostro messaggio, apolitico e apartitico e solo lassù, alla fine, ci rendiamo conto di quanti siamo.
Davanti a noi una coppia di Bulciago , sulla maglietta l’immagine di Vittorio Arrigoni e la scritta “Restiamo Umani “ la frase con cui Arrigoni terminava tutti i suoi servizi giornalistici.
“Siamo amici di Vittorio – ci dicono – e questa è la bandiera che avevamo al suo funerale” Sul viso hanno entrambi un bellissimo sorriso. E questa forse l’immagine di pace che vale la pena ricordare.
MARCO VIADANA
Questo il mio breve pensiero sulla marcia:
è stato bello innanzitutto vedere come il desiderio di pace accomuni così tante persone e sia più forte delle differenze d'età, di pensiero politico o religioso.
Quello che mi porto a casa da questa marcia è sicuramente tanta speranza in più, perchè ho incontrato gente che ha voglia di cambiare, di combattere la violenza, l'ingiustizia e l'intolleranza che soffocano dell'uomo, con le armi della semplicità, dell'essenzialità, del rispetto del creato, sull'esempio del Santo Francesco.
Questa speranza alimenta in me il desiderio di continuare a cercare la Pace nelle realtà in cui vivo, attraverso la comunicazione, il dialogo, la testimonianza, la comunione con le persone che incontrerò nel mio cammino e il sostegno di chi si batte per costruire un mondo di pace.
Spero di riuscire a trasmettere questo desiderio di pace e solidarietà anche fra i miei coetanei, per poter formare un gruppo che dalla prossima occasione abbia la possibilità di partecipare attivamente a questo stupendo e significativo evento. Un grazie ancora a tutti voi.
PAOLO BARBIERI Ho proprio goduto del piacere di: camminare, di “sentire” tante persone vicine con sentimenti e voglia di esserci, di partecipare con grande libertà alla festa e di condividere tanta partecipazione genuina individuale e collettiva rispettosa di tutte le diversità. Si proprio questo: tutti uniti insieme nelle diversità multicolori. Un'altra cosa simpatica: nonostante i problemi, tutti erano sorridenti, c'era molta allegria... una bella carica di energia.
ANTONIETTA CORTI Eco dalla marcia della pace Perugia Assisi.
Come per tanti della “Casa sul Pozzo”, anche per me è stata la prima marcia della pace. E’ stato molto bello vedere sul nostro pullman alcuni ragazzi che si sono uniti ai tanti , tantissimi bambini, giovani, uomini e donne di ogni età che hanno camminato da Perugia ad Assisi. In quel fiume di gente ho visto e sentito la festa dei colori, dei canti, delle risate, ma anche le domande molto forti di chi vuole un mondo di giustizia e di pace. A noi adulti spetta la responsabilità di continuare a seminare e a credere nella vita dei bambini e dei giovani. Saranno loro a dare concretezza al nostro desiderio di pace e fratellanza. Un grazie speciale ai ragazzi del nostro gruppo per la loro testimonianza e per quanto hanno condiviso con tuttinoi.
M. STELLA BURATTI Un fiume di persone in cammino – davvero tante nella manifestazione di quest’anno…
Una marcia composta, forse meno ludica di altre volte, con meno slogan, meno politici…
Mi è parso di cogliervi – ma potrebbero essere solo proiezioni personali – il sapore di una quotidianità plurale, espressa da persone comuni, diverse, di tutte le età e le provenienze; il respiro di una pensosità consapevole del profondo momento di crisi che viviamo, eppure ancora alimentata dal sogno di un’utopia possibile; la volontà di esserci, insieme, in tanti, giovani e anziani, rappresentanti delle istituzioni locali solidali con la loro gente, lavoratori, pensionati, disoccupati…
La marcia in sé è un episodio incompiuto. Ma, in questa particolare stagione della nostra società e della nostra politica, l’esperienza – fisica ed emotiva – di una collettività disposta a muoversi, a prendere posizione, a sognare è un grande incentivo a ritrovare la forza della speranza e a rinnovare l’impegno quotidiano ad essere operatori di pace.
Non sono salita fino alla Rocca, non ho più l’età; ma – mi sono detta partendo – l’importante non è la conquista della meta, ma il cammino; ed al ritorno sono ancora più convinta che la cosa importante è stata esserci, vedere, sperimentare, sentire.
Ed altrettanto importante è ora la responsabilità di divenire, ciascuno nel modo che gli è proprio, “cassa di risonanza” nei confronti di chi non c’era e non sa …
Eravamo infatti in tanti, eppure … siamo rimasti “invisibili”, ignorati o minimizzati dalla maggior parte dei media. Un popolo in cammino per la pace continua a non fare notizia. Ma non rinuncia al desiderio di trasformare dal di dentro il tessuto stesso della società ed i miopi orizzonti della politica odierna; né alla convinzione che ne valga la pena, perché sono in gioco la qualità dell’umana convivenza e il futuro della giovani generazioni.
FRANCESCO GALA Sto leggendo, man mano che escono dal pozzo, le esperienze dei lecchesi che hanno affrontato e portato a termine la Marcia della Pace. Una bella sgambata e sudata che, purtroppo, non posso più affrontare lasciandomi la profonda amarezza di non esserci mai stato in nessuna nelle cinquanta edizioni. Non ci sono mai stato ed ora non potrò mai esserci, ma ringrazio tutti quelli che descrivono la loro esperienza facendo vivere anche agli assenti le loro emozioni, gioie e la fatiche provate. Ringrazio anche l’onnipresente Padre Angelo per averle messe in linea.
RENATA MENABALLI La marcia della pace non basta, deve tradursi in conoscenza, comprensione, azione. Ma la marcia della pace è indispensabile, uno strumento formidabile per generare conoscenza, comprensione, azione.
Camminando da Perugia ad Assisi a fianco di tante persone mi sono detta ancora una volta che l’uomo non è fatto solo di “testa”, ma anche di piedi, di mani, di cuore.
Mettere un piede dopo l’altro e raggiungere una meta, mi ha fatto conoscere e comprendere che è possibile alzare lo sguardo e camminare verso l’obiettivo, anche se sembra impossibile raggiungerlo.
La folla colorata che mi circondava, fatta di volti dietro i quali si intuiva la ricchezza di storie ed esperienze diverse, mi ha fatto toccare con mano che la presenza dell’altro può essere sostegno, sicurezza, ragione del cammino.
Le emozioni che il cuore spontaneamente mi suggeriva, liberavano la mia mente da troppi vincoli per lasciare spazio all’azione semplice e concreta.
Grazie a tutti perché con le riflessioni che in questi giorni ci scambiamo, è possibile mantenere vivo ciò che abbiamo ricevuto.
SILVANA NAVA Ciao Angelo,
l'aver partecipato al viaggio Perugia / Assisi mi ha dato modo di vivere un'insieme di emozioni e sensazioni difficilmente descrivibili.
Quella marea di gente che in silenzio o con slogan ha sfilato lungo il percorso manifestando il proprio desiderio affinché la pace diventi una realtà per tutti i popoli e non rimanga un utopistico sogno , mi ha veramente commosso.
Veder sfilare nelle vie così tanta gioventù , mamme con i bambini anche spingendo i passeggini, volonterose di non lasciarli a casa a parenti, quasi volessero trasmettere loro la visione di una insolita giornata,è stata una bella esperienza.
Mi ha colpito particolarmente la partecipazione di un Signore molto anziano, appoggiato ad un deambulatore, probabilmente data la condizione fisica avrà percorso anche unicamente 200 / 300 metri , ma , la Sua presenza, sembra abbia voluto dire : CI SONO ANCH'IO , anch'io come tutti sono desideroso di pace.
Qualche lacrimuccia mi è sfuggita ascoltando la testimonianza dei ragazzi, è vero che è stata da Te sollecitata ma è anche pur vero che quando hanno iniziato a parlare mi è sembrato un " fiume in piena " in particolar modo quando ha parlato Pacome.
Ultima cosa :
Quando a Ponte San Giovanni siete scesi per iniziare il Vs. cammino, mi ha preso una frenesia che sarei scesa anch'io ma reduce di una rottura al dito del piede , non sapendo a cosa sarei andata incontro , ho preferito rinunciare.
Se il buon Dio mi darà la salute alla prossima ci sarò anch'io.
Affettuosamente
CHIARA SPINELLI Fare la Pace
Amo ritornare nella terra di Francesco e di Chiara: un omaggio alle loro vite e un rigenerare linfa dalle loro testimonianze “Vorrei che il mondo smettesse di fare le guerre”
Lo ha scritto Edrin, classe 3ª D su un foglietto arrotolato in un maccheroncino; cosa c’è di più quotidiano e familiare della pasta? Gli scolari raggianti stazionano sul marciapiede davanti alla Scuola primaria di Bastia Umbra. Invitano a scegliere il messaggio da un piccolo cesto e porgono un pennarello per arricchire i colorati manifesti inneggianti alla pace e alla responsabilità. Al loro fianco le maestre e la “assessora”, con la fascia tricolore.
Già poco dopo la partenza una targa stradale indicava “Via Fratellanza” e mi è sembrato un buon viatico per la 50ª Marcia Perugia – Assisi. Via via che i passi procedono un dopo l’altro mi rendo conto di essere parte di una moltitudine di “giovani di tutte le età” mescolati in un popolo variopinto e consapevole.
E’ bello e importante essere insieme a tantissime persone: gioiosi bambini, taluni trasportati su fantasiosi biroccini; molti ragazzi e giovani con striscioni che richiamano alla responsabilità e alla sobrietà negli stili di vita; anziani che chiedono “stop alla povertà”; spiccano i turbanti colorati di uomini asiatici. Nei pressi di S.Maria degli Angeli una immensa bandiera tricolore è sorretta da un gruppo di persone: rivendicano rispetto e diritti per gli invalidi e suggeriscono di andare “oltre l’indifferenza”.
Il piazzale della Basilica è invaso da tanti giovani, un gruppo di liceali innalza lo striscione “La paura rende prigionieri. La speranza liberi”.
Salendo verso la Rocca da un uscio aperto sulla ripida stradina si intravede un modestissimo locale. La luce è accesa, un tavolo e delle sedie attorno alle pareti ben interpretano l’accogliente attenzione delle sorelle Clarisse per i viandanti affaticati.
Tante storie concrete si incontrano per affermare il desiderio di vivere pacificamente condividendo i beni della terra, liberi da ogni forma di violenza.
Brezza nuova soffia sulla 50ª Marcia. Meno rituale di passate edizioni, non ci sono slogan urlati. Sono palpabili il desiderio e la volontà, espressa in tante forme, di un cambiamento. Aria di primavera spira tra questo popolo di “pacificatori” alla ricerca di vie realistiche della pace.
Mettersi in cammino, incontrarsi, conoscersi è già un po’ FARE PACE dentro di noi per continuare a fare la pace tutti i giorni, nella giustizia.
Fare pace con i poveri, i profughi, gli immigrati, i rom. Fare pace con le persone più deboli e più indifese. Far pace con chi si vede negati i diritti fondamentali.
Fare la pace è educare alla pace.
In quest’ottica è particolarmente significativa la partecipazione, sulla nostra carovana partita dalla Casa sul pozzo, di alcuni ragazzi insieme ai giovani di Crossing.
NIKESH NEGRI Penso di dover ringraziare Angelo, perché dopo aver vissuto questa esperienza sento di essere cresciuto. Il fatto di vedere tutte quelle persone che marciano per un solo obiettivo comune, mi ha fatto maturare, perché oggi è cosa rara vedere persone i nazioni unite per la pace.
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