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Abbiamo iniziato l’anno sociale 2008/2009 con un itinerario in salita, a S. Pietro al Monte, luogo mistico dedicato all’"ora et labora". Salire è un’operazione che spinge ad assumere uno sguardo contemplativo e globale sul territorio e di riflesso sul nostro abitarlo. Siamo saliti a un luogo che è stato abitato nei secoli passati da uomini capaci di portare in unità dentro di sé le contraddizioni del loro tempo e di esserne mediatori mettendo al centro la misura e il ritmo delle differenti umanità.
La giornata di ascesa è stata dedicata ai 6 fratelli neri e 1 italiano uccisi nella strage della camorra a Castel Volturno e a Ciprian , il ragazzo di 13 anni, di origine rom, morto bruciato a Sesto San Giovanni, nel suo rifugio per la notte.
Nei loro nomi i nomi e le storie di tutte le sorelle e fratelli in cerca di una vita dignitosa
Abbiamo vissuto da testimoni, nei mesi precedenti, a due fatti:
il grido isterico, i gesti impietosi e insulsi di politici che gridando alla sicurezza hanno dato la stura alle passioni più basse e bieche della gente contro i rom, i lavavetri, gli irregolari, dipingendoli come il male che rovina le nostre città.
Il silenzio attonito e a volte ottuso dei cittadini e delle varie realtà aggregate, avvalorando in questo modo la forza di chi urla di più. Abbiamo ripetuto molte volte in questi mesi la frase del pastore Bonhoeffer, morto in un campo di concentramento nazista: "chi non ha gridato contro il nazismo non ha diritto a cantare gregoriano".
Abbiamo provato a dire le cose e a esprimerle per noi: La lettera aperta ai cittadini del territorio lecchese che continua ad essere un testo di riferimento per questo tempo.
La casa sul pozzo è sempre più identificabile per la grande icona di Venne senza visto.
Siamo di fronte ad un nuovo anno che nasce e siamo fiduciosi e determinati perché non siamo soli e perché abbiamo la speranza. Questa speranza ci fa stare vicini e compagni agli adolescenti di immigrazione che arrivano sul nostro territorio sempre più numerosi ma contemporaneamente ci sentiamo nella responsabilità di denunciare i sistemi delle disuguaglianze, i modelli mercantili, le morti bianche, la perdita dei posti di lavoro, i fondamentalismi religiosi e culturali, le chiusure difensive e a ghetto, la devastazione ecologica della terra, dell’acqua, dell’aria.
Vogliamo coniugare in unità la vicinanza e lo sguardo critico sui sistemi, le spiritualità e la vita politica. Ci impegniamo perché il nostro territorio sia, come augurava Dossetti il 15 settembre 1985 alla sua comunità monastica posta vicino al cimitero di Casaglia, di essere capace di mitezza, di mansuetudine, di discrezione, di rispetto religioso verso tutti.
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