ottobre 2005

 



A cura di Angelo Cupini


I nomi del mese:
Felix, Cisterna,
Faliero, Bonci

 

 
 

Ci sono dei nomi che fanno da crocevia al tempo che viviamo, ne evidenziamo il ritmo, le ambiguità, provocano domande, aprono orizzonti.
Nella logica della memoria raccogliamo l’editoriale mensile del sito.
I nomi sono anche una eredità, energia, destino, forza.

Avevo scelto i nomi da affidare alla memoria per il mese di settembre e il primo periodo di ottobre:
Gaza con il disimpegno unilaterale, i 40.000 morti per il terremoto tra Pakistan e India, con una generazione persa perché metà delle vittime sono stati bambini. Atitlan - Guatemala con i 3.000 sotto il fango. Avevo visitato in gennaio questo luogo straordinario tra vulcani e acqua.
Ma nelle ultime ore sono sopraggiunte due notizie “familiari”: in Guinea Equatoriale è morto a 62 anni un compagno clarettiano, argentino, cittadino del mondo; era stato a vivere un brevissimo tempo in via gaggio per aiutarci a entrare nella Parola.
In Brasile la morte ha fermato la vita di Faliero Bonci, 83 anni, globe trotter missionario, che ha preso sempre sul serio, gioiosamente, lo spendersi senza riserve con la gente.
Voglio raccogliere i loro nomi per la forza di futuro che hanno in se ma anche per la tipicità delle loro vite, sulla strada, in dialogo con il tempo e con il mondo.

Felix Cisterna
Ho un debito grande verso Felix: la passione per la parola, spezzata e fatta crescere con la gente e dalla gente. Della gente comune aveva i tratti, la sincerità dello sguardo e gli scoppi di allegria, l’intelligenza ironica e la pazienza storica, la lucidità nel leggere le situazioni, la forza di andare al centro delle cose, all’essenziale.
Che la gente dica la sua parola, prenda in mano la sua vita, smascheri il male e faccia crescere la propria coscienza; che la gente giochi e si giochi nella vita, erano le sue preoccupazioni. Con un bagaglio di biblista competente e aggiornato ha continuato a dedicare tutto il suo tempo e le sue energie tra i poveri del nord dell’Argentina, dell’America Latina, dell’Africa, dei confratelli clarettiani.
Per sei anni sono stato in varie parti del mondo (India, Argentina, Guatemala, Spagna, Nigeria, Colombia) assieme a lui e a un piccolo gruppo di fratelli clarettiani impegnati a costruire il Progetto Parola Missione. Di questo realizzerà un’edizione popolare.
Era nella Guinea Equatoriale, quando la morte lo ha fermato, aiutando nel Seminario con lezioni di esegesi e Teologia biblica e organizzando alcuni corsi di lettura popolare della Bibbia. E’ stato sepolto in Guinea, lontano da sua mamma ancora vivente e dalla terra natale, come è costume dei missionari clarettiani, posti come seme nell’ultima terra che li ha ospitati.

Faliero Bonci

Era nato a Colle, presso Pescia (PT), il 9 febbraio del 1922, aveva emigrato con la sua famiglia in Brasile, e lì aveva scelto di appartenere a Dio attraverso la comunità clarettiana. In Italia aveva animato come formatore. Lo ricordo nei miei anni di liceo: uno che ti ha segnato nella radicalità della vita, ti ha costantemente aperto lo sguardo su orizzonti ampi, ti ha dato fiducia facendoti sperimentare e osare. La sua vita è stata spesa in questo osare continuo per una buona notizia da condividere con la gente. L’ultima dalla quale ho raccolto la notizia, è la gente di Santiago di Cuba.
Nel clima di sospetto nel quale è costretta a vivere, infondeva fiducia e trasparenza, con un sorriso mai finito e rigenerante.

Le immagini della locride con i 15.000 ragazzi a dire: adesso ammazzateci tutti, le ho legate ad una notte che in un piccolo paesino dell’Aspromonte con il vescovo padre Giancarlo Bregantini, abbiamo piantato un oleandro a ricordo e segno di resistenza. Stavamo realizzando un laboratorio sui temi della mafia. Padre Giancarlo parlava di reagire facendo scelte coraggiose. I giovani ci stanno provando.

 
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