novembre 2006

 



A cura di Antonio Spreafico

Festa di ringraziamento
La Casa sul Pozzo
29 ottobre 2006

 

 

Antonio Spreafico, l'architetto

 

 

Vorrei fare prima una dedica in questa giornata di ringraziamento:

A Ugo che ci ha spinto a interessarci a questa Casa
e oggi è qui, nel nostro cuore,

a quattro donne che oggi ho portato qui perché vedessero…
una mi ha cresciuto ed educato all’amore,
due di loro mi hanno trasmesso la solidarietà come valore,
anche nel poco

la quarta donna condivide, per amore,  la mia vita.

Abbiamo finito…finalmente si comincia.
(in questo ossimoro è riassunto il nostro stato d’animo  oggi)
 
Tocca a me riprendere alcune ragioni di senso del recupero di questo edificio.
Qui non si trattava di costruire, il luogo c’era già.
Si trattava di ritrovare qualcosa rimasto silente per decenni: la ragione di esistenza dell’edificio.
La porzione della corte acquistata dalla Comunità non è l’edificio principale (che sta in fondo al cortile), ma quello di servizio: ritroviamo quindi qui una prima assonanza: servire ed avere cura è una connotazione della nostra Comunità.  
Questo luogo, sin dalla sua costruzione, oltre trecento anni fa, ha accolto la fatica di uomini semplici posti a servizio di una attività che non apparteneva loro.
La bellezza di questo edificio era solo celata.
Interventi successivi al suo impianto originale, eseguiti senza un’attenzione alla struttura nativa, ne avevano velata la vera immagine.
Abbiamo così cominciato a togliere tutto ciò che di improprio soffocava la Casa.
Siamo andati giù, giù, fino alla sua essenza prima.
Ci si è rivelato così un impianto strutturale limpido e sereno.
Da questa presa di coscienza è partito il progetto.
Non vi era alcuna necessità di esaltare la presenza di questo edificio nella città.
L’intervento è stato così condotto in modo delicato ma chiaro e preciso:ora che ne vedete gli esiti potete ammirare la bellezza della semplicità che è il vero contenuto ritrovato di questo luogo.
La facciata urbana, quella rappresentativa come era d’uso al tempo di impianto della costruzione, è quella sulla strada: così le è stato dato un colore d’accento rispetto a quella rurale che da sul giardino, verso Lecco.
L’edificio  aveva in origine una relazione di apertura, a piano terra, verso il cortile che gli è stata restituita tramite queste porte/finestre scorrevoli.
Non aveva invece una organica relazione con il giardino perché addossati alla facciata su quel lato, erano stati costruiti in tempi diversi, alcuni piccoli corpi accessori per l’uso rurale.
Li abbiamo demoliti ed abbiamo aperto alcune porte finestre per costituire una nuova relazione con il giardino.
Si è così ottenuto un organismo che, al piano terra è in grado di porsi in rapporto con il suo esterno nelle varie direzioni ma con differenti modalità. (il portone, le grandi aperture sul cortile, le porte sul giardino).
Addossato all’edificio, nel lato del giardino, abbiamo realizzato un portico con una struttura essenziale, moderna e innestata in modo coerente all’impianto originale della Casa: il portico ha una propria distinta identità che dialoga, per differenza architettonica, con la casa.
Il giardino, che un tempo era un’area molto più vasta e coltivata, è stato risagomato prima arretrando la recinzione su strada per costituire un marciapiede più ampio su corso Bergamo e poi costruendo uno spalto ad angolo in terrapieno utilizzabile come piccola tribuna per le riunioni all’aperto.

Ogni cosa realizzata è stata pensata, condivisa e poi messa in opera:
da qui discende che la struttura fisica di questa Casa è metafora e anticipazione dell’attività che in essa sarà svolta.

La Casa è organismo attrezzato per cogliere le opportunità del presente e del prossimo futuro: l’edificio è cablato e può ascoltare e parlare con il mondo.
Il suo bilancio energetico va nella direzione della sostenibilità del   pianeta: è stato molto ben isolato termicamente, è dotato di caldaia ad alto rendimento e basso consumo, ha una batteria di pannelli solari sul tetto che ci hanno già fornito acqua calda gratuita in questi mesi a zero emissioni, ed è predisposta per l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione autonoma di energia elettrica.
Chi viene qui, manifestando la propria impressione, ha la consapevolezza che questa Casa sia sempre stata qui e sempre sia stata così: ciò non sminuisce il lavoro fatto ma si trasforma, per noi, nel complimento più bello.
Qui ci si sente a Casa perché si è accolti.
Questa Casa è leggera ma presente, può apparire chiusa ma è aperta, ha un impianto di semplicità essenziale ed una giacitura precisa con le facciate poste nella direzione dei quattro punti cardinali: può divenire una bussola per questa città.

E infine i segni.
La Strada, è il mondo.
Il portone, è la possibilità di entrare, ingresso storico di uomini, donne, carri e animali, nella corte.
Il Pozzo, è luogo dell’incontro, per il sostegno reciproco.
La feritoia, è simbolo di raccolta e convogliamento.
L’Ulivo, è approdo di pace.
La Fontana dell’acqua, è la spiritualità
La Carta di Peters, una egualitaria rappresentazione del mondo.
Il Muro della Memoria, raccoglie e dichiara le fonti che aiutano a comprendere le vite, le scelte le decisioni e le alleanze.

Ritrovare questa Casa ha richiesto molto lavoro e fatica ma il cammino è stato fatto con grande passione.
Molti uomini vi hanno lavorato  mettendo in campo le loro esperienze e professionalità.
Di loro ricordiamo i nomi, i volti, le mani operose, e le tante nazionalità.
Li abbiamo già riuniti qui per mangiare insieme, per alzare lo sguardo e tutti insieme contemplare il risultato del loro lavoro, i più attenti hanno capito cosa è già successo qui.
Lingue diverse risuonavano in questi ambienti .
Appartenevano a uomini solo apparentemente diversi che lavoravano, fianco a fianco, nel compimento di un obiettivo comune.
 
Il risultato, noi crediamo, sia di vera armonia.
Un altro mondo è possibile

 
 
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