novembre 2005

 



A cura di Angelo Cupini


I ragazzi di Teheran
e della Locride

 

 
 

Mi sono tornate nel cuore in questi giorni, con molta intensità, le immagini di un Iran che ho visto nel 2002 durante un breve tempo di lavoro per una comunità religiosa caldea.
Ero arrivato con lo schema comune a molti: pensavo a un mondo monolitico, unico. Il venerdì mattino trasferendomi da Teheran al mar Caspio rimanevo colpito dalle centinaia di giovani che su camion, motociclette, fuggivano l’arsura della città per andare a fare un picnic lungo il fiume verso la montagna. Nel mio immaginario li pensavo tutti alla preghiera nella moschea.
Passavano camion carichi di donne, chiuse nel velo, ma desiderose di vita e di movimento.
I giovani erano allegri, vivissimi. Spessissimo la polizia li fermava, li controllava, voleva far sentire il fiato pesante addosso. Ma questi ritornavano ad essere forti.
Pensavo a loro quando ho visto nelle foto di agenzia i volti duri dei ragazzi e delle ragazze con i cartelli contro l’Italia durante il discorso del Presidente, quello di cancellare Israele.
Sono riandato a leggere alcune note di quei giorni
Man mano che passano i giorni mi sento sempre più come un sacco nel quale ognuna butta dentro, con molta discrezione, il peso di questo tempo. Alcune parole dicono che delle promesse sono già state seminate nella terra.
- una terra dove i bambini non potrebbero alzare la voce più di tanto
- dove il velo copre qualsiasi leggiadria
- dove gli uomini mercenari, su motociclette, attraversano la città per scoprire nudità di braccia di donne e con le lamette infette segnare le loro carni
- dove la schiena di un giovane viene segnata dai flagelli perché aveva il volume della radio della macchina troppo alto
- dove hai sempre il timore documentato che tra quelli che ti ascoltano c’è una spia
- che il tuo telefono, la tua e-mail, la tua posta, o il tuo fax è controllato
- che la tua posta, in partenza o arrivo, è censurata
- che le riviste che abbiano qualche foto, anche semplicemente espressiva, viene ricoperta di carta nera
- che devi fare il militare anche se senti di non poterti identificare con l’ideologia islamica
- che i campi di mine sono stati fatti esplodere da frotte di bambini che saltano in aria, come stormi di uccelli, per rendere sicuri i passi dell’esercito, che non può avere spreco di vite
- dove gli uomini parlano alle donne con gli occhi bassi, ma dove ti senti attraversata tutta impudicamente .
Queste ed altre cose dai miei appunti. Sono ripartito dall’Iran anche con un altro sguardo, scosso dal contatto di questi giovani e con una certezza dentro di me: un altro Iran è possibile, un altro Islam è possibile. Una delle chiavi che mi è stata offerta è la passione dei giovani per la lettura dei mistici. Le spiritualità capaci di penetrare e far saltare i muri delle rigidità, delle idiozie, degli slogan, ponte per incontrarsi, terra comune a tutti i popoli.

Le immagini della locride con i 15.000 ragazzi a dire: adesso ammazzateci tutti, le ho legate ad una notte che in un piccolo paesino dell’Aspromonte con il vescovo padre Giancarlo Bregantini, abbiamo piantato un oleandro a ricordo e segno di resistenza. Stavamo realizzando un laboratorio sui temi della mafia. Padre Giancarlo parlava di reagire facendo scelte coraggiose. I giovani ci stanno provando.

 
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