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Che cos’è la verità? Chi possiede la verità? Qual è la politica vera? Qual è la vera religione? Queste domande, fatte con toni diversi e a volte capaci di provocare sconcerto e indignazione, sono domande di tutti e di ogni giorno e non possiamo ignorarle né in politica, né in religione. La globalizzazione, se da una parte ci lega al guadagno senz’anima, dall’altra ci fornisce nuovi spazi di dialogo e convivenza nella verità condivisa.
La nostra agenda latino-americana mondiale, in questi anni 2007 e 2008, fa domande sulla vera democrazia e denuncia la falsa politica. Nel 2007: “Esigiamo e facciamo un’altra democrazia”. Nel 2008, “La politica è morta, viva la politica”.
Qui, nella nostra America, tra mille ambiguità, ondeggiamenti e disincanti, si sta dando una sterzata a sinistra. Ma nei congressi e sulla stampa, si stanno facendo domande inevitabili: che cos’è la sinistra, che cos’è la democrazia, qual è la vera politica, qual è la vera religione, qual è la vera Chiesa?
Nessun dubbio che siamo andati avanti, nonostante le drammatiche statistiche che il PNUD e altri organismi di sondaggio di opinione ci danno. Ci sono 834 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo e ogni anno aumentano di 4 milioni. Il 40% della popolazione mondiale vive in estrema povertà. In America Latina sono 205 milioni circa le persone che vivono i nella miseria. Nell’Africa subsahariana sono 47 milioni. L’economista Luís Sebastián ricorda che “l’Africa è il peccato dell’Europa” e il maggiore debito attuale dell’umanità. Il mondo spende annualmente un trilione di dollari in armi, quantità quindici volte superiore alla quantità destinata all’aiuto internazionale… La sperequazione nel nostro villaggio globale è una vera bestemmia contro la fraternità universale. Un esempio: il reddito annuale delle persone più ricche (mediamente) degli Stati Uniti è di 118 mila dollari; la rendita annuale delle persone più povere (in media) della Sierra Leone è di 28 dollari.
Il dialogo ecumenico e interreligioso cammina, ma è ancora ai margini, ancora minoritario. Il fenomeno grave e mondiale delle migrazioni esige risposte e decisioni che interessano i differenti popoli, culture e religioni. Di chi è la verità? Di chi non è?
La chiesa, la Chiesa cattolica, celebra, in Aparecida (Brasile), nel prossimo mese di maggio, la quinta conferenza dell’episcopato latino-americano e del Caribe. E già si sono alzate voci, sincere e degne di essere condivise in pieno, che richiedono “Quello che non può mancare in Aparecida”: opzione per i poveri, ecumenismo e macroecumenismo, il vincolo fede-politica, prendersi cura della natura, la contestazione profetica del capitalismo neoliberale, il diritto dei popoli indigeni e afro-americani, il protagonismo dei laici, il riconoscimento effettivo della partecipazione della donna in tutte le istanze ecclesiali, la corresponsabilità e la sussidiarietà di tutte le Chiese, lo stimolo alle comunità ecclesiali di base, la memoria dei nostri martiri che ci sprona a impegnarci, l’inculturazione sincera del Vangelo nella teologia, nella liturgia, nella pastorale, nel diritto canonico. Infine, la continuità, aggiornata, della nostra irrinunciabile tradizione latino-americana che si viene trascinando, soprattutto, da Medllin.
Il tema delle 5° CELAM è: “Discepoli e missionari di Gesù Cristo, affinché in lui i nostri popoli abbiano la vita. Io sono il cammino, la verità e la vita”. (Siccome le discepole e le missionarie non appaiono nell’enunciato, speriamo che entrino nelle decisioni della conferenza…). Il discepolato e la missione sono la vivenza concreta e appassionata della sequela di Gesù, “nella ricerca del Regno”. Il teologo A. Brighenti segnala che il deficit ecclesiologico del documento di partecipazione si esprime, soprattutto, nell’eclissi del Regno di Dio, citato soltanto due volte in tutto il documento. Ma perché mai si dovrebbe avere tanta paura del regno di Dio, che è stata l’ossessione, la vita, la morte e la risurrezione di Gesù?
Nella conferenza del CELAM non è tutto tranquillo. Con un gesto più che sospetto, adesso, alla vigilia della conferenza, è scoppiato il processo del nostro caro Jon Sobrino. Molto sintomatico, perché un cardinale della curia romana già aveva dichiarato che prima della conferenza di Aparecida sarebbe stata liquidata la teologia della liberazione. Questo illustre porporato dovrà riconoscere, immagino, che dopo Aparecida continuerà vivo e attivo il Dio dei poveri, e continuerà sovversivo il Vangelo della liberazione; e che purtroppo la fame, guerra, l’ingiustizia, l’emarginazione, la corruzione, l’avidità, continueranno esigere dalla nostra chiesa l’impegno reale al servizio dei poveri di Dio.
Io ho scritto a Jon Sobrino, ricordandogli che siamo milioni noi che lo seguiamo e è, soprattutto, Gesù di Nazaret che lo accompagna. Ricordavo a Jon quella poesiola che ho scritto a commento del martirio dei suoi compagni della UCA: “Voi siete la verità in croce – e la scienza in profezia – e è totale la compagnia - compagni di Gesù”.
Per tua felice colpa, dicevo a Jon, molti siamo qui ad ascoltare ferita dall’attualità, la domanda decisiva di Gesù: “E voi, chi dite che io sia” perché è il vero Gesù che noi vogliamo seguire.
Con sdegno prepotente Pilato domanda a Gesù che cos’è la verità, ma non aspetta la risposta e lo consegna alla morte e se ne lava le mani. Maxence van der Meerch risponde a Pilato e aPilato e risponde a noi tutti: “La verità, Pilato, è stare a fianco dei poveri”. La religione e la politica devono accogliere questa risposta fino alle sue ultime conseguenze. Tutta la vita di Gesù, del resto, è stata essa stessa una risposta. L’opzione per i poveri definisce tutta la politica e tutta la religione. Un tempo era “Fuori della Chiesa non c’è salvezza”; dopo, “Fuori del mondo non c’è salvezza”. Jon Sobrino ci ricorda ancora una volta, che “Fuori dei poveri non c’è salvezza”. Giovanni XXIII chiedeva “una Chiesa dei poveri, perché fosse la Chiesa di tutti”. Certo è che i poveri definiscono, con la loro vita impedita e la loro morte “prematura”, la verità o la menzogna di una società, della Chiesa. Dice il nostro Jon Sobrino: “Chi non conosce esplicitamente Dio, già lo avrà incontrato se ha amato un povero”, e questo dice ripetutamente il Vangelo nelle parole e nella vita di Gesù, nel suo presepio e nel suo calvario, nelle beatitudini, nelle parabole, nel giudizio finale…
Fratelli, sorelle, carissimi tutti che lavoriamo nella stessa impresa e per la stessa speranza, andiamo avanti. Tentiamo di fare la verità nell’amore”, come chiede il Nuovo Testamento, in comunione fraterna e nella prassi liberatrice. “Con i poveri della terra”, perché siamo “Vite per il regno della vita”, come predicavamo nel pellegrinaggio dei Martiri della Camminata.
Ci auguriamo che questa breve circolare sia un grande abbraccio d’impegno, di gratitudine, di speranza invincibile nel cuore del Regno.
circolare 2007
24 marzo, Pasqua di San Romero |
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