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Non so quali siano le vostre impressioni sui babbinatale che tentano di scavalcare le finestre
delle case o di uscirne o di appendersi a un palo o sui muri; mi sembrano immagini inquietanti.
Cosa vogliono raccontare? Cosa hanno a che fare con le storie di questo 2005, per niente facile? Cosa pensa chi utilizza queste figure che si moltiplicano nelle città e nei paesi?
Il tempo di Natale è tempo di nomi e di voci.
Una voce per Maria da parte di un angelo, Gabriele (Dio si è mostrato forte), il cui primo verbo
è un tuffo di felicità “gioisci”, quasi a reggere l’asse della vita, così contraddetto dalla cronaca dei giorni. E se questo non bastasse ecco la ragione: “perché sei amata gratuitamente”. E Dio è con te.
La fragilità della comunicazione: “solo Maria sapeva che era figlio di un annuncio del seme che sta nella voce di un angelo” (Erri De Luca).
Una voce in sogno a Giuseppe: non temere.
Una voce fa sussultare un bambino nel ventre della madre e lei dà voce alla meraviglia.
Il marito, nel cuore del tempio, diventa muto, non ha parola, non ha profezia e futuro.
Una voce per storie impossibili come quelle dei pastori: pace.
Voci che gridano gloria e pace.
Gli anziani prendono parola e interpretano i sogni.
Tutti commentano, Maria custodisce.
Una voce ha bisogno di una cassa acustica e di un orecchio allenato per essere ascoltata e accolta. Ha bisogno di terreno fecondo per essere accolta come seme per l’inverno e la primavera.
Voci per i custodi di futuro.
Voci che si scambiano informazioni su dove devono avvenire le profezie, ma senza il soprassalto dell’emozione.
Voci, voci.
Di lui, del suo Nome si dice che è il Bambino, Salvatore, Figlio di Dio e di Maria, il Fedele.
L’augurio per questi giorni è che le nostre voci abbiano un desiderio di verità. |
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