luglio - agosto 2008

 



a cura di Angelo Cupini

" ...Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio.
Sortirne tutti insieme è Politica. Sortirne da soli è avarizia."


   
   
   
   
   
 

L’editoriale  di questi mesi estivi è la riproposizione di un pensiero fondamentale della scuola di Barbiana che facciamo nostro:

"... Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è Politica. Sortirne da soli è avarizia."

Le foto che commentano l’Editoriale raccontano del gesto politico promosso da molti gruppi del territorio lecchese che hanno invitato i cittadini a lasciare le loro impronte su un telo, solidali con i diritti dei rom. 
Invitiamo anche alla lettura di frammenti di testi che ci fanno camminare nella direzione indicata, sapendo che la disobbedienza richiede essere abituati a vivere nel senso critico, ma anche un grande coraggio…

La vera cultura consiste nell’appartenere alla massa e possedere la parola … Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce ne ha meno di un altro; la nostra è un dono che vi portiamo.
(don Milani, Lettera a una professoressa)

Il futu­ro vero, carico di novità e di utopia ... più che con il «sogno di un mondo ideale» ha a che fare con la «resi­stenza del soggetto umano al male», lottan­do contro la sua logica di morte; e l'utopia, più che il cullarsi in progetti grandiosi, è la rinuncia ad essi per partecipare e condivide­re la contraddizione e la sofferenza che sfi­gurano il mondo: «Non è l'atto reli­gioso a fare il cristiano - scrive Bonhoeffer nelle lettere dal carcere prima di essere ucciso dai nazisti - ma la partecipazione al do­lore di Dio nella storia». L'utopia - quella vera - non abita il soggetto che si rappre­senta chissà quali scenari futuri di felicità per sé e per l'umanità (l'utopia così intesa è frutto dell' immaginario, di contingenza sto­rica o di ideologia), bensì il soggetto che muore ogni giorno al suo io assumendo il dolore dei fratelli e lottando.
Nell'epoca del disincanto e della crisi del futuro, quando non si ritiene più neppure immaginabile una alternativa al dio Moloch del mercato per il quale è «cosa buona e giu­sta» che un cane dei paesi del primo mondo abbia beni a disposizione diciassette volte di più di un bambino del Terzo Mondo, l'u­nica forma di futuro da annunciare è la re­sponsabilità personale indeclinabile: l'uni­ca potenza che, resistendo alle potenze del­la morte che minacciano il mondo conse­gnato sette volte buono da Dio all'uomo, in ogni momento e in ogni luogo è in grado di far fiorire e rifiorire la vita, tenendo aperta la speranza-certezza che non è il male ma il Bene come bontà, come gratuità e come di­sinteressamento la parola prima ed ultima del reale.
(Carmine Di Sante, Responsabilità, Edizioni Lavoro Roma)

Il problema che si pone in modo sempre più strin­gente è se siamo davvero disposti a vivere in un villaggio globale (autori e protagonisti nello stesso istante della rappresentazione) accettando di essere come siamo, mal­grado il quadro spietato delle nostre responsabilità singo­le e collettive.
Richiede immenso coraggio rispondere che vogliamo vivere in modo aperto, lasciandoci coinvolgere in tutto quanto accade e non ignorando alcuna possibilità di in­tervenire sulla nostra realtà personale o su quella altrui, per lontana che possa sembrare. Se accettiamo questa scelta ci stiamo già muovendo verso un mondo nuovo, ma se rifiutiamo la sfida dobbiamo rassegnarci a vivere in un mondo di separati, di diversi e di colpevoli, senza pos­sibilità di contatto e di crescita e col rischio che a rimetterci insieme sia proprio quel potere che non può sceglie­re perché non sa amare. Ha detto Oliver Cromwell che «nessuno va tanto lon­tano come chi non sa dove sta andando». Non credo alle bussole senza ago, e tuttavia capisco che il nostro viaggio possa avere anche un'avventurosa bellezza; purché l'uo­mo scelga di andare e non accetti di farsi portare, faccia le sue sortite non in nome del singolo, ma di una libera e itinerante città la cui politica, come diceva don Loren­zo Milani, significhi «uscirne insieme».      
(Sergio Zavoli, Socialista di Dio, Ed. Mondatori)

Ernst Fischer ha scritto: «Inquietante è l'indifferenza verso la democrazia. Proprio il concetto deformato di li­bertà (non quello astratto, ma quello assolutamente con­creto della vita privata da non disturbare, legato alla mas­sima voglio vivere in pace), proprio questo concetto ren­de tanto difficile superare il senso di impotenza, la passi­vità dell'individuo standardizzato. Bisognerebbe stimo­larne il desiderio di partecipazione democratica». Sono parole di un filosofo. Aggiungerei queste altre: «Crede­temi, la cosa pubblica è noi stessi. Ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare che, con calma, cominciamo a guar­dare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vi­vere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avevate più voluto sapere». Sono parole scritte in cella da un ragazzo di diciannove anni, Giacomo Olivi, poco prima di essere fucilato nei giorni della Resistenza.
(Sergio Zavoli, Socialista di Dio, Ed. Mondatori)

 
     
comunità di via gaggio onlus - 23900 Lecco - tel. 0341 286106 - part. iva 02337960138 - info@comunitagaggio.it