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L’editoriale di questi mesi estivi è la riproposizione di un pensiero fondamentale della scuola di Barbiana che facciamo nostro:
"... Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è Politica. Sortirne da soli è avarizia."
Le foto che commentano l’Editoriale raccontano del gesto politico promosso da molti gruppi del territorio lecchese che hanno invitato i cittadini a lasciare le loro impronte su un telo, solidali con i diritti dei rom.
Invitiamo anche alla lettura di frammenti di testi che ci fanno camminare nella direzione indicata, sapendo che la disobbedienza richiede essere abituati a vivere nel senso critico, ma anche un grande coraggio…
La vera cultura consiste nell’appartenere alla massa e possedere la parola … Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce ne ha meno di un altro; la nostra è un dono che vi portiamo.
(don Milani, Lettera a una professoressa)
Il futuro vero, carico di novità e di utopia ... più che con il «sogno di un mondo ideale» ha a che fare con la «resistenza del soggetto umano al male», lottando contro la sua logica di morte; e l'utopia, più che il cullarsi in progetti grandiosi, è la rinuncia ad essi per partecipare e condividere la contraddizione e la sofferenza che sfigurano il mondo: «Non è l'atto religioso a fare il cristiano - scrive Bonhoeffer nelle lettere dal carcere prima di essere ucciso dai nazisti - ma la partecipazione al dolore di Dio nella storia». L'utopia - quella vera - non abita il soggetto che si rappresenta chissà quali scenari futuri di felicità per sé e per l'umanità (l'utopia così intesa è frutto dell' immaginario, di contingenza storica o di ideologia), bensì il soggetto che muore ogni giorno al suo io assumendo il dolore dei fratelli e lottando.
Nell'epoca del disincanto e della crisi del futuro, quando non si ritiene più neppure immaginabile una alternativa al dio Moloch del mercato per il quale è «cosa buona e giusta» che un cane dei paesi del primo mondo abbia beni a disposizione diciassette volte di più di un bambino del Terzo Mondo, l'unica forma di futuro da annunciare è la responsabilità personale indeclinabile: l'unica potenza che, resistendo alle potenze della morte che minacciano il mondo consegnato sette volte buono da Dio all'uomo, in ogni momento e in ogni luogo è in grado di far fiorire e rifiorire la vita, tenendo aperta la speranza-certezza che non è il male ma il Bene come bontà, come gratuità e come disinteressamento la parola prima ed ultima del reale.
(Carmine Di Sante, Responsabilità, Edizioni Lavoro Roma)
Il problema che si pone in modo sempre più stringente è se siamo davvero disposti a vivere in un villaggio globale (autori e protagonisti nello stesso istante della rappresentazione) accettando di essere come siamo, malgrado il quadro spietato delle nostre responsabilità singole e collettive.
Richiede immenso coraggio rispondere che vogliamo vivere in modo aperto, lasciandoci coinvolgere in tutto quanto accade e non ignorando alcuna possibilità di intervenire sulla nostra realtà personale o su quella altrui, per lontana che possa sembrare. Se accettiamo questa scelta ci stiamo già muovendo verso un mondo nuovo, ma se rifiutiamo la sfida dobbiamo rassegnarci a vivere in un mondo di separati, di diversi e di colpevoli, senza possibilità di contatto e di crescita e col rischio che a rimetterci insieme sia proprio quel potere che non può scegliere perché non sa amare. Ha detto Oliver Cromwell che «nessuno va tanto lontano come chi non sa dove sta andando». Non credo alle bussole senza ago, e tuttavia capisco che il nostro viaggio possa avere anche un'avventurosa bellezza; purché l'uomo scelga di andare e non accetti di farsi portare, faccia le sue sortite non in nome del singolo, ma di una libera e itinerante città la cui politica, come diceva don Lorenzo Milani, significhi «uscirne insieme».
(Sergio Zavoli, Socialista di Dio, Ed. Mondatori)
Ernst Fischer ha scritto: «Inquietante è l'indifferenza verso la democrazia. Proprio il concetto deformato di libertà (non quello astratto, ma quello assolutamente concreto della vita privata da non disturbare, legato alla massima voglio vivere in pace), proprio questo concetto rende tanto difficile superare il senso di impotenza, la passività dell'individuo standardizzato. Bisognerebbe stimolarne il desiderio di partecipazione democratica». Sono parole di un filosofo. Aggiungerei queste altre: «Credetemi, la cosa pubblica è noi stessi. Ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare che, con calma, cominciamo a guardare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avevate più voluto sapere». Sono parole scritte in cella da un ragazzo di diciannove anni, Giacomo Olivi, poco prima di essere fucilato nei giorni della Resistenza.
(Sergio Zavoli, Socialista di Dio, Ed. Mondatori)
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