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Nota per disarmati
L’editoriale di giugno racconta e indica una strada di pace: attraversare disarmati, a piedi e con i pesi sulle spalle i territori abitati dagli umani. Il racconto di Chiara e Raimondo è una lezione di verità. In mezzo alle affermazioni prepotenti e alla dichiarazione di possesso della terra il loro camminare discreto è parabola di discepoli di pace. Leggete oltre le parole anche le immagini che hanno raccolto, fanno parte di questo sguardo armonioso; le trovate nella rubrica: la foto.
Disarmati (e/o Disarmanti?)
Lecco, 8 giugno 2008
Caro padre Angelo, cari amici della Comunità di Via Gaggio,
sapete già che ogni tanto ci prende la voglia di scendere dal mondo che va di fretta e riappropriarci di tempi più lenti, almeno per un poco.
Rientrati a casa dopo la bella esperienza sulla Via Francigena, desideriamo ringraziarvi di vero cuore per l’affetto profondo e il sostegno che ci avete fatto sentire in tutti questi giorni di cammino.
Nel lungo andare verso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo sono maturati in noi alcuni pensieri. Più in là racconteremo di emozioni, fatiche, paesaggi e arte disseminata in questa nostra bella Italia; di suggestive chiese romaniche, grandi cattedrali, luoghi di fede; del cammino dentro la Chiesa
e alle sue origini. Ma da subito, “a caldo”, vorremmo condividerne uno.
Mentre attorno forti si avvertono paura e insicurezza (enfatizzate, indotte?), non disgiunte da una progressiva scomparsa della speranza, sovente ci siamo sentiti ripetere: “avete avuto coraggio!”, oppure, “non avete avuto paura?”
Crediamo di poter rispondere che il vero nostro coraggio sia stato quello
di essere partiti e di NON AVER AVUTO PAURA di andare aperti al nuovo, allo sconosciuto. Di incontrare, parlare. Staccare dalle abituali certezze. Camminare leggeri verso gli altri … cercando l’Altro. Questo ci dà gioia
e ci rende quasi fieri.
Ciò che è davvero difficile non è tanto incamminarsi su un percorso di oltre 750 km: bastano un poco di salute, volontà e spirito di adattamento.
Più arduo è andare oltre un comodo e consolatorio egocentrismo;
è comprendere che la nostra condizione di fragilità ci rende in tutto dipendenti dall’aiuto che riceveremo.
Stare soli sulla strada, con null’altro che uno zaino e qualche biglietto
di banca, costringe a ripensarsi.
Tante mani abbiamo stretto in questo mese e più. Quanti abbracci ricevuti
da persone fino a poco prima sconosciute e subito divenute amiche. Abbiamo incontrato chi, pur senza conoscerci e senza chiedere perché,
ha condiviso il tetto per la notte e ha spezzato il pane con noi.
Siamo stati oggetto di tante attenzioni, gesti gratuiti, sorrisi larghi e incoraggianti. Lungo le strade emiliane, sguardi aperti e compiaciuti, hanno accompagnato e protetto il nostro cammino (TIR e auto a parte), quasi “coccolandoci”.
Quante persone fino a poco prima estranee, ci hanno aperto il cuore, confidato le loro fatiche, o dolorosi percorsi di malattia, affidandoci la richiesta di una preghiera, investendoci quasi del ruolo di messaggeri
e intermediari.
Anche loro non hanno avuto paura. Hanno dato fiducia a un uomo e una donna col sacco sulle spalle, che osavano ciò che forse inconsapevolmente essi stessi desideravano. Mettersi in cammino, bisaccia aperta per dare
e ricevere.
Un’ultima nota. Abbiamo sperimentato sovente come l’innocente fermare qualcuno per un’ informazione, possa innescare istintive reazioni di fastidio o sospetto. Ma appena rotta la barriera di timore per il presunto diverso
(o eccentrico), quasi sempre il registro muta. Allora si entra in sintonia e, complice la curiosità, il dialogo si avvia.
DISARMATI o DISARMANTI sono stati i nostri passi lievi?
(A dispetto dei tanti cartelli minacciosi e dei troppi cani da guardia incrociati sul percorso!)
Uno dei bellissimi SMS inviatici da voi parlava di preghiera fatta con i piedi.
Certo, i passi dei pellegrini sono preghiera: e allora portino pace, fiducia
e speranza nel cuore, nei pensieri di tutte le donne e tutti gli uomini che ancora desiderano e vivono il bene.
Abbracciamo tutti dedicandovi una lirica di padre Turoldo. A presto.
Chiara e Raimondo, pellegrini
***
Canta il sogno del mondo
Ama
saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta
(nessuno saluta
del condominio,
ma neppure per via).
Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda solo il bene.
E del bene degli altri
godi e fai
godere.
Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco
- se necessario –
dividi.
E vai
vai leggero
dietro il vento
e il sole
e canta.
Vai di paese in paese
e saluta
saluta tutti
il nero, l’olivastro
e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo:
che tutti i paesi
si contendano
d’averti generato.
(David M. Turoldo)
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