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“So per esperienza che il più delle volte in presenza dei miei fratelli
ho compreso molte cose della Parola di Dio,
che da solo non ero riuscito a comprendere.
Siete voi che mi fate imparare ciò che insegno.
È la verità: assai spesso io dico a voi ciò che ascolto con voi.”
S. Gregorio Magno
Solo nell’AT la parola ascoltare è ripetuta circa 1100 volte, è una parola chiave; ma a “quale” ascolto ci educa la Parola di Dio? L’ascolto autentico pone domande, inquieta, chiede di giocarsi rischiando qualcosa, perché anche oggi:
- i volti e i corpi parlano: i corpi sono la memoria dei poveri, custodi delle fatiche con ferite, cicatrici e disarmonie tracciate sulla pelle che sono la mappa fedele dei loro percorsi difficili;
- le guerre dimenticate parlano;
- i centri di permanenza temporanei per stranieri parlano;
- il mare tra sicilia e nord africa parla: secondo i casi documentati – per difetto – dalla rassegna Fortress Europe in questi ultimi 20 anni sono morti almeno 11.098 migranti lungo le rotte dell’immigrazione clandestina; di questi 2.459 sono annegati nel Canale di Sicilia e altri 553 nell’Adriatico;
- l’accanimento sui nomadi parla: contrariamente a quel che si pensa sono un presenza molto esigua nel nostro Paese, circa 140mila in tutta Italia, metà dei quali cittadini italiani; il 50% di loro è minorenne;
- le nuove basi militari in costruzione parlano;
- le disuguaglianze planetarie in crescita parlano;
- l’accaparramento delle risorse energetiche e dei beni comuni parla;
- il carcere parla: il suicidio è la prima causa di morte nelle prigioni italiane (Guida per l’informazione sociale, Edizione 2008 – www.redattoresociale.it);
- le connivenze tra politica, affari e mafie o poteri occulti parlano;
- le fatiche di tante coppie o famiglie irregolari parlano:
"Dobbiamo formare delle comunità più solide nelle quali ognuno possa sentirsi accolto incondizionatamente. Attualmente, molte persone non si sentono le benvenute, perché hanno divorziato e poi si sono risposate, perché vivono in coppia fuori del matrimonio, perché sono omosessuali o in un’altra situazione ancora che la Chiesa considera come irregolare. […] come formare delle comunità forti che siano veramente aperte a tutti? […] Bartolomeo de Las Casas diceva che Dio è colui che si ricorda di tutti quelli che sono dimenticati. Ciò significa che noi non dobbiamo restare chiusi in un piccolo ghetto cattolico. Dobbiamo andare a condividere la vita delle persone con le quali saremo in disaccordo su molte cose. Dobbiamo correre il rischio di creare dei legami con ogni tipo di gente bizzarra, i cui modi di vivere possono scioccarci, ma che sono, anche loro, figli di Dio."
padre Timothy Radcliffe (ex Maestro generale dei domenicani) in La Croix, 1.12.2007;
- i 40 anni dal concilio parlano o dovrebbero parlare a una chiesa che sta perdendo lo sguardo di simpatia verso il mondo e l’umanità;
- la vita spenta di tanti adulti e giovani parla;
- la violenza tra le mura di casa parla: Il 34% delle collaboratrici domestiche presenti in 5 città campione italiane, intervistate nell’ambito di una recente ricerca delle Acli, dichiara di essere stato costretto a lasciare i propri figli nei paesi di provenienza. (…) Circa il 17% delle intervistate (su 702) dichiara di aver subito provocazioni o vere e proprie violenze sessuali. (Redattore Sociale, 22.11.2007 www.redattoresociale.it);
- certi grandi silenzi non parlano urlano,
ma come famiglie, come giovani, come parrocchie e chiesa, come città… abbiamo ascolto o siamo sempre sintonizzati su altro?
L’ascolto presuppone una coscienza formata, un lavorare su di sé, di darsi degli spazi di silenzio e di meditazione che impastino Parola di Dio e vita, ed esige spazi di formazione-studio per imparare a leggere dentro il tempo che stiamo vivendo: quali tempi ci diamo? quali strumenti? quali luoghi per confrontare le ricerche e gli ascolti (i gruppi e i luoghi che animiamo servono a questo?). Gesù stesso viene presentato come “rivolto verso il Padre”, obbediente cioè, come dice l’etimologia della parola obbedire, che presta ascolto, porge l’orecchio attentamente (e con sottomissione): cfr Eb.5,8 “imparò l’obbedienza (l’ascolto mite) dalle cose che patì”. Per questo Dietrich Bonhoeffer in una lettera scritta durante la carcerazione prima di essere impiccato dai nazisti si esprime così:
"Resta un'esperienza di eccezionale valore l'aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti. Se in questi tempi l'amarezza e l'astio non ci hanno corroso il cuore; se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e piccole cose, la felicità e l'infelicità, la forza e la debolezza: e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l'umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera, più incorruttibile; se, anzi, la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l'azione: tutto questo è una fortuna personale".
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