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L’ANDATURA DI FONDO NECESSARIA PER UN ASCOLTO MITE
Ascoltare è in sintesi oggi soprattutto un decrescere, anche ecclesialmente; non è un problema di numeri (cui diamo troppa attenzione), ma di sguardo. Ci vuole un ascolto mite che diventi un sorta di andatura di vita del cristiano nella situazione odierna. Solo un ascolto mite genera vita. Raccogliamo alcune indicazioni complessive sull’ascolto necessario oggi seguendo la via di una decrescita (come stili di azione e ottica di vita: processi personali e collettivi di alleggerimento, ricerca delle linee essenziali che ci fanno essere, trasparenza).
C’è un modo di stare sulla scena del mondo che è bello e accattivante, ma è gonfio, autocentrato, occupa tutto lo scenario. Le teorizzazioni e i documenti - magari socialmente, culturalmente o teologicamente corretti - ma staccati dalle pratiche e dalle fatiche di popoli e persone non reggono lo scontro con la materialità e durezza dei fatti, dello scacco del male e della morte, delle contraddizioni che troviamo e ci portiamo dentro come persone, come gruppi come chiesa. Sembra che sempre più si voglia giudicare/guidare l’umanità piuttosto che accogliere e accompagnare. Non siamo così belli e perfetti come ci crediamo.
Qui si impone la conversione: decrescere dalla nostra pretesa di comprensione totalizzante per lasciare che i volti, gli incontri concreti con persone e situazioni oscure, spesso sgradevoli e ambivalenti, ci contaminino dandoci un aspetto meno accattivante e bello da presentare al mondo, ma più aderente alla realtà.
Meno facile allora avere risposte su tutto e per tutto; indispensabile dotarsi di un magistero dell’ascolto autentico, strutturale (non occasionale), scomodo (non solo ascolto dei ‘nostri’ o degli allineati e dei devoti, atei o no che siano). Fortunato il farsi trovare impreparati dal nuovo perché esso, per essere accolto e interpretato, esige tempo di sbigottimento e spazio alle domande, quelle vere, di cui non abbiamo già la risposta in tasca; più difficile ragionare per categorie al singolare (“la famiglia”, “la cultura”, “l’etica”, ecc.) e più ricco di sorprese l’incontro con chi si credeva non avesse niente da insegnarci. Meno facile condannare e infastidirsi del mondo che non è come vorremmo, più spinta a cercare verità, giustizia, sobrietà e pace tra le pieghe di avvenimenti complessi e inaspettati con lo sguardo sorprendente insegnatoci dal Concilio.
È la storia dell’asina che educa il profeta, raccontata nel libro dei Numeri, al cap.22: il profeta che si mette in viaggio e l’animale che per tre volte ne ostacola l’itinerario finchè Balaam capisce che il suo cammino lo stava portando verso il precipizio. Quante volte, anche comunitariamente, ci crediamo “in missione per conto di Dio” senza renderci conto di andare verso “cammini che sprofondano”, come accade – appunto - al profeta Balaam. Questo dell’ascolto degli scartati è anche un filo che percorre tutta la Parola di Dio nel parlarci dell’ostinato amore di Dio per l’umanità. Un modo di amare che si impasta con vicende di famiglie (al plurale) strane o scandalose, con peccatori additati ad esempio, con situazioni difficili e compagnie poco raccomandabili, con storie di popoli e persone che sentiamo vicine a quelle che incontriamo nel nostro operare e nel nostro guardarci in faccia collettivamente e personalmente.
È questo incontro-ascolto, questo “Abitare le domande” (3) che apre un processo di alleggerimento da sicurezze superflue e un processo di ricerca delle linee essenziali che ci reggono. È un processo lungo, lungo una vita, lungo tutta la storia delle nostre organizzazioni e della nostra chiesa. Un processo che ci porta addirittura a stare nel mondo magari solo con un filo di identità, un unico contorno chiaro e delineato, ma molto meno ingombranti e più trasparenti alle vicende, agli incontri, agli altri soggetti.
Svuotati di sé (Fil 2) e trasparenti all’umanità reale e divina.
(3) Vedi CNCA, Abitare le domande, Comunità edizioni 2002
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