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Il futuro lo si desidera, lo si sogna; ci si organizza per realizzarlo.
Non so dire cosa sia cambiato nel nostro territorio attorno alla questione integrazione in questi mesi; posso raccogliere le rabbie e le preoccupazioni sollevate dal pacchetto che abbiamo ribattezzato insicurezza che contiene delle normative in parte inapplicabili e incostituzionali. Sul silenzio quasi congenito del territorio si sono aperte voci di gruppi, del comitato Non avere paura, e gesti quali il clandestino day in programma per il prossimo 25 settembre. Come comunità di via gaggio abbiamo fatto affiggere un manifesto nella città con la dichiarazione: noi non respingiamo – siamo tutti nella stessa barca.
Confondere clandestini con criminali è stata l’aberrazione più evidente e ripugnante; una costruzione ideologica che ha fatto passare la clandestinità da illecito amministrativo a reato, con il rischio di imbarbarire il rapporto tra cittadini diversi, facendo scattare la corsa alla denuncia, creando un clima di sfiducia tra cittadini e allontanando gli immigrati non regolari dalle istituzioni. Quando un adulto, persona o istituzione, perde la capacità di dialogare, anche se i momenti sono difficili, brucia la capacità di futuro
e segna il fallimento.
La condizione perché si viva un processo di integrazione, la difficoltà maggiore di oggi più ancora della crisi economica, è quella di essere territori pensanti e dialoganti; capaci di produrre una politica di servizi e di accoglienza di grande intelligenza e lungimiranza, mettendo a disposizione le risorse migliori. Come cittadini dobbiamo tornare alla sorveglianza del territorio (l’alternativa politica alle ronde) con una prassi quotidiana di obiezione di coscienza e con l’intelligenza a sperimentare forme di convivialità e di aiuto reciproco al di sopra delle appartenenze. Ci dobbiamo fare carico oggi dei bambini e degli adolescenti per garantire un futuro possibilmente positivo; per questo occorre costruirci come un territorio capace di pensare e di agire esprimendoci laicamente, come una società spirituale aperta al mondo, al quale ognuno reca il suo sguardo Dossetti, scrutatore di orizzonti, ci ha avvertito che la notte è ancora lunga da passare, ma verrà l’alba.
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