Questo editoriale (novembre 2011) de la Comunità di via Gaggio raccoglie le energie dell’intelligenza per vivere questo tempo segnato dal disfacimento di un sistema di vita e di politica e che ci provoca ad una reazione progettuale, ad una comunicazione sobria ma intensa con quanti stanno vivendo in minoranza.
Raccolgo un’osservazione scritta da Silvano Fausti, gesuita e biblista, nel suo volume Una comunità legge il Vangelo di Giovanni, edito da EDB/Ancora nel 2008.
“Io temo davanti a questa situazione: oggi il massimo potere si unisce al massimo vuoto; il massimo di capacità va insieme con il minimo sapere riguardo gli scopi ultimi della vita” (Jonas). Già ai tempi di Elia, contro un solo profeta libero, ce n’erano quattrocentocinquanta stipendiati dal regime (1Re 18,22).
Fa impressione vedere persone intelligenti che dicono e scrivono le assurdità più stupide; e con grande convinzione, almeno sembra . La prima sensazione è che abbiano venduto il cervello e il cuore al miglior offerente. Ci si chiede come mai possano osannare ai potenti di turno, anche quando fanno le cose più criminali che uomo abbia potuto pensare. Davvero “l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Sal 49,13.21). Infatti non può capire la giustizia chi tenta di sfuggire alla giustizia, facendosi leggi apposite; non può capire la libertà chi ne fa una bandiera per opprimere gli altri. Solo chi subisce ingiustizia e cerca giustizia capisce la giustizia; solo chi subisce oppressione e chiede liberazione capisce la libertà. I potenti e i loro servi, se all’inizio possono essere in malafede, alla fine sono semplicemente ottusi, accecati: sono animali che periscono, come le persone che hanno fatto perire, prima che venga il loro turno. (Silvano Fausti).
Abbiamo raccolto le energie in due pubblicazioni disponibili presso la Casa sul pozzo: il calendario de l 2012 dedicato al tema: cittadini e città che offre una domanda: nella città dove abitate vi sentite ospiti o padroni ? e la Grammatica di minoranze che suggerisce la logica del soffione che non trattiene nulla per sé ma si perde nella terra e nello spazio, seme per nuove presenze.
Molte pubblicazioni attente alla vita sociale e politica propongono la domanda: il dopo Berlusconi, come ?
Dall’editoriale di novembre della rivista Popoli raccolgo:
«I cattolici divorziano da Berlusconi»: così alcuni giornali sintetizzavano l’esito di un incontro tra associazioni e movimenti ecclesiali svoltosi a Todi il 16 ottobre. Verrebbe da dire che il matrimonio non si è mai consumato, quantomeno su alcuni temi e ideali che sono cari a Popoli. In un editoriale pubblicato alla vigilia delle elezioni del 2008 avevamo elencato cinque priorità per il nuovo governo, nella consapevolezza che il nostro Paese, pur in declino, conserva un ruolo economico e una collocazione geografica di rilevanza internazionale. Oggi, con un leader screditato a livello mondiale, un esecutivo traballante e un parlamento sempre più lontano dai cittadini, il bilancio su questi cinque punti è fallimentare.
Proviamo a fare anche noi questo bilancio aprendo una mappa concettuale.
1. Di fronte all’immigrazione si è cercato solo di sollevare paure e creare divisioni. La Corte di
giustizia europea ha bocciato il reato di clandestinità. L’Onu ha definito illegali i respingimenti nel Mediterraneo che violano le convenzioni sulla protezione dei rifugiati. Si è preferito essere
disumani in acque internazionali invece che efficienti e rigorosi sulla terraferma. I Cie sono prigioni mascherate.
2. In politica estera le pericolose amicizie con Gheddafi, Mubarak e Ben Ali sono state spazzate via dalla primavera araba. I vantati buoni rapporti con qualche dittatore post-sovietico e africano celano interessi opachi e tradiscono la causa dei diritti umani. Nella guerra non dichiarata in Afghanistan le risorse sono andate sempre più in direzione dell’impegno militare e sempre meno verso il nation building.
3. Quanto al contributo allo sviluppo del Sud del mondo, i fondi della cooperazione italiana sono scesi a un misero 0,13% del Pil, contro lo 0,7% fissato dall’Ue. La lotta ai paradisi fiscali che danneggiano anche il Sud è poco credibile da parte di chi gli stessi paradisi ha usato (scandalo All Iberian, isole Cayman) o «perdonato» (condoni e scudi fiscali).
4. Sul nostro modello di sviluppo, la crisi economica e finanziaria globale non sembra avere scalfito il dogma del consumo come unica via alla crescita, né si intravede un progetto lungimirante e innovativo che metta al centro l’economia sociale, le energie alternative, l’ambiente.
5. Ma è soprattutto sull’idea di politica come servizio al bene comune che il divario tra auspicio e realtà si è tramutato in abisso. La politica è oggi anzitutto strumento per favorire se stessi e i propri amici e per troppi anni è piaciuta l’idea che denaro, machismo, xenofobia e ottimismo a buon mercato fossero gli ingredienti giusti per la leadership, non importa se con imbarazzanti cortocircuiti tra etica pubblica e privata, tra family day e bunga bunga, battaglie per il crocifisso e barzellette con bestemmie.
Ci si interroga, anche nel mondo cattolico, sugli scenari del dopo Berlusconi. Ma ancora più vitale è chiedersi come superare quella cappa di individualismo, localismo e allergia alle regole che ha trovato nell’uomo di Arcore e nel «berluscoleghismo» una perfetta incarnazione, ma che certo non è nata con Berlusconi e non si dissolverà magicamente senza di lui. Che il ventennio perduto della Seconda Repubblica ci insegni almeno che il punto non è individuare nuovi condottieri cui affidare la tutela dei «valori non negoziabili». Poiché questi resteranno formule vuote, utili solo a legittimare giochi di potere, se non cominceremo insieme, credenti e non, un paziente lavoro culturale per coltivare il terreno su cui questi valori possono mettere radici. |