novembre 2009

 



A cura di Angelo Cupini


I volontari non sono
migliori degli altri

   
 

Di fronte al numero molto alto di associazioni di volontariato presenti nel territorio lecchese mi pongo una serie di questioni che rilancio ai lettori:
Che senso ha questa presenza? Come cambia il territorio in rapporto
a queste presenze? Cosa e come sarebbe il territorio senza queste presenze?
Una prima osservazione: se il volontariato non è critico e non promuove
la giustizia sociale, diventa il complice della cattiva politica; serve a coprire
i buchi e il vuoto, diventando funzionale alla mancanza di progettualità.
Ma il volontariato può essere una grande forza di trasformazione positiva se, sperimentando in proprio una serie di processi, impara insieme a tutta la comunità ad affrontare i momenti fragili della vita, riconoscendoli, organizzandoli, prevenendo.
È sostegno perché si prende cura delle persone ma ha l’intelligenza
a generare luoghi e tempi vitali; un territorio senza queste dinamiche è drammaticamente povero anche se può elencare molti servizi offerti ai cittadini. Oggi il volontariato ha una funzione di mediazione tra cittadini
e servizi, tra territorio e istituzioni, tra presente/passato e il futuro.
Una presenza volontaria genera sicurezza e prossimità. Suggerisco un criterio fondamentale per i volontari, i cittadini e le istituzioni: quello di spostare costantemente l’osservazione da quello che noi facciamo alla densità delle vite che incontriamo e al futuro che queste vite richiedono.
La domanda di fondo non è cosa abbiamo fatto ma chi siamo diventati, anche personalmente, facendo queste azioni volontarie e quale territorio abbiamo generato.
I volontari non sono  migliori degli altri; hanno una marcia in più di fiducia
e di speranza ed indicano con le proprie azioni dei percorsi possibili che trasformano la città. La parabola che raccontano è quella del passaggio da cittadini che appartengono ad alcune associazioni a  cittadini competenti in umanità e nella speranza; che al qualunquismo dell’antipolitica, queste donne e uomini sperimentano un’altra politica, abbattendo il capestro che strozza la speranza umana.

 
     
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