…altrimenti: cosa ci stiamo a fare al mondo?
di Angelo Cupini
Gente in movimento alla ricerca di chi e di che?
I primi giorni di maggio sono stati invasi da eventi massicci. Ne raccolgo alcuni per un esercizio di riflessione.
Il primo è stato il movimento di milioni di persone verso Roma per la proclamazione della santità di Giovanni Paolo II.
Mi ha colpito questo mettersi in cammino della gente, come lo era stato per i suoi funerali. Mi sono posto la domanda: perché tanta gente si muove e chi sta cercando? quale desiderio si porta nel cuore? quali connessioni con la vita dell'altro sta sperimentando o spera di toccare?
È questo evento che raccolgo dentro l'invasione di parole, riti, immagini, banalità, eccessi. La gente si mette in moto per andare a toccare una bara; è bello che non abbiano mitizzato il corpo del "Beato" togliendolo dalla bara e rendendolo "oggetto" di culto.
Ad ogni celebrazione di esequie, molti fedeli, venendo all'altare a prendere in mano l'Eucaristia, si congedano da chi è diventato "altro" toccando la bara; è gesto che mi commuove. Due memorie straordinarie: quella misteriosa del Figlio di Dio per il credente, che si dà come cibo e commensale e quella del compagno/a di vita che ha attraversato il fiume e la cui memoria rimane intessuta nei giorni.
Quando ci muoviamo verso qualcuno, ce lo eravamo chiesti a la Casa sul pozzo nei giorni della presenza di Hanna Weiss, cosa vogliamo dire e dirci?
Chi è stato Giovanni Paolo II per la maggior parte degli uomini? Cosa hanno trovato in lui? Quale rapporto personale hanno stabilito? Come hanno dialogato con lui e quale mondo si è affacciato ed è stato intravisto grazie a lui?
Pongo molti interrogativi come traccia per raccogliere le posizioni di ognuno; l'elemento più vitale, per me, rimane questo camminare di tutti che trova una mappa interpretativa nei vangeli.
A la Casa sul pozzo ogni giorno siamo in contatto con esperienze umane le più diverse, per la maggior parte non confessanti le appartenenze religiose. Quest'uomo, Giovanni Paolo II, ha toccato i confini personali di ognuno. Moltissimi si sono ritrovati sulla sua passione, spesso solitaria, per la pace, nella denuncia della guerra, nel suo aprirsi alla mediazione globale attraverso la preghiera in comune.
Un venditore ambulante ha dato il via a movimenti di popoli nel Nord Africa
Il giorno dopo, l'evento Bin Laden, con le manifestazioni esplosive per la giustizia/vendetta realizzata. Non mi sono sentito liberato dalla vulnerabilità, esperienza che ha attraversato il mondo dopo l'11 settembre. Ho pensato a quante morti brutali, quanto dolore, quanto futuro stroncato.
Non credo nemmeno che la sua morte fermi l'apice di un processo, questo ha preso negli anni altri ritmi più nel cuore della gente.
Un'altra morte ha mosso milioni di uomini: quella di Mohamed (Tarek) Bouazizi, venditore ambulante tunisino, che il 17 dicembre 2010 si è dato fuoco per protestare contro l'ennesima confisca del suo banco di frutta da parte della polizia, morendo due settimane più tardi.
Questa ha acceso il mondo a noi vicino attorno a questioni fondamentali: il pane, la libertà, la democrazia mettendo in crisi la stessa visione di Bin Laden che, stando a fonti giornalistiche, con Al Qaeda ha ucciso più musulmani che non-musulmani.
"Le sommosse arabe lo hanno ucciso prima degli americani, con le proprie forze e i propri martiri: in Tunisia, Egitto, Yemen, Siria, Marocco, Libia. Le piazze non si sono risvegliate grazie a lui, per il semplice motivo che Bin Laden non aveva scommesso sul loro risveglio ma sul loro sonno, e il più delle volte sulla loro morte".
In questi mesi siamo stati testimoni di movimenti verso L'Italia; abbiamo sperimentato l'impenetrabilità dell'Europa, la solitudine dell'Italia e le proclamazioni assurde degli uomini di governo, i silenzi spesso tombali di tanti.
Non abbiamo ritrovato in questa emergenza una dignità progettuale; abbiamo dovuto convivere con slanci e dichiarazioni smodate di uso delle armi, di formule sbrigative celebrate con rituali da bar.
Mi domando come queste cose e le tante altre che riempiono le cronache prendano spazio nei nostri pensieri e inquietudini sia come cittadini che come istituzioni
Un evento positivo è stato vissuto nel Consiglio comunale di Lecco con l'approvazione dell'ordine del giorno proposto da Sandro Magni contro l'intervento militare in Libia. È possibile leggere il testo nel sito www.comunitagaggio.it – nonviolenza.
Nel giugno del 2009 siamo stati itineranti in Siria; i nomi che ora tornano nelle comunicazioni ci sono stati familiari e cari; tutti abbiamo addosso il clima straordinario di accoglienza della gente che ora vediamo aggredita. L'ultimo episodio lo riportava questa mattina Mosaico dei giorni nel quale Tonio Dell'Olio raccontava di quanto avvenuto alle cittadine e cittadini di Sagba, un sobborgo di Damasco strappati alle loro case la notte scorsa ( 4 maggio 2011).
Centinaia di soldati siriani in tenuta da combattimento hanno compiuto un vero e proprio rastrellamento indiscriminato e punitivo nei confronti di una popolazione che, senza armi, aveva manifestato per le strade del proprio quartiere contro la dittatura di Bashar al Assad il 29 aprile scorso. Le notizie sono scarse e flebili perché vengono diffuse con mezzi di fortuna. Il reato che hanno compiuto è l'esercizio della democrazia, la manifestazione del proprio dissenso, il desiderio di libertà.
Una domanda finale: qual è il nostro compito?
Il primo: non restare spettatori indifferenti.
Il secondo: far sentire la nostra voce, dove e come possiamo
Il terzo: pensare che dietro i nomi collettivi ci sono le storie, i desideri, i movimenti delle singole persone.
Quarto: sentirci tutti pellegrini con domande di vita da esplorare e da rivolgerci e con risposte da costruire. Altrimenti: cosa ci stiamo a fare al mondo?
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