maggio 2009

 



a cura di Angelo Cupini

Una città che dialoga

     
     
     
     
     
     
     
 

La nostra città/territorio dopo i tanti eventi che l’hanno attraversata e che l’hanno portata sull’informazione nazionale, la vicenda Eluana, i processi per mafia, le uccisioni violente e misteriose: a Morterone,  Erba, Vercurago, com’è cambiata? Noi, cittadini di questo territorio, chi siamo diventati?
Rispondo a queste domande con una chiave di lettura: quando avvengono drammi così pesanti che  ci fanno smarrire l’orientamento, è necessario prendere parola, insieme, sui fatti e confrontarsi per trovare una strada.
Cosa è avvenuto tra noi? Silenzi o proclamazioni univoche.
Siamo una città che ha vissuto di soliloqui o di incontri, ma per appartenenze a gruppi, a cordate di interessi. Basta guardare in faccia i frequentatori delle iniziative; tutti protetti da discorsi o interessi omogenei.
Aroldo Benini con l’intelligenza acuta che tutti gli hanno riconosciuto, mi diceva spesso: pensiamo di fare intercultura perché occupiamo, un gruppo dopo l’altro, un’ora dopo l’altra, la saletta di Palazzo Falk.
Un territorio non cresce nel suo tessuto di pensiero se non riconosce i cittadini come interlocutori, se non inventa luoghi e occasioni di confronto. Esportiamo nel mondo beni solidali, ma la nostra bisaccia, come ha detto un giorno don Tonino Bello, è sempre piena per dare, mai vuota per ricevere e cogliere il più interessante degli altri. Le stesse buone pratiche della base della città territorio non diventano stimolo e pensiero per la vita politica.
Alcune iniziative sono costrette a chiudere per questa impermeabilità; di questi giorni  la notizia che l’associazione Khorakhanè si scioglie offrendo ancora una volta alla città l’occasione di un tema sul quale misurarsi.  Quando chiude un luogo di pensiero tutti diventiamo più poveri e a rischio di omologazione.  Le migrazioni stanno provocando un nuovo volto del territorio; alcuni si pongono domande e generano azioni per essere utili; difficile chiederci fin dove siamo disposti a cambiare. Qualche pensiero, rozzo, lo si sente nei pullman o nelle chiacchiere da caffè: che anneghino tutti. Mi rifiuto di credere che questo sia il pensiero dei cittadini lecchesi. 

 
     
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