dicembre 2008

 



a cura di Angelo Cupini

Un anno - il 2009 - a rovescio,
come il messia di questa notte


   
     
     
     
     
 

L’ultimo editoriale del 2008 raccoglie le proposte presentate durante la Veglia di Natale.

Questa notte, che cammina già verso il nuovo giorno, ha bisogno di sguardi capaci di scrutare l’aurora. Lo facciamo attraverso le parole dette, i gesti compiuti durante l’anno, per interrompere un silenzio e prendere le distanze da certi modi di fare e pensare.
Nel Natale del 2007 abbiamo resa visibile una dichiarazione: Venne senza visto, che ci ha accompagnato per tutto l’anno.
Abbiamo richiamato la persecuzione dei rom, registrando simbolicamente le impronte; abbiamo chiesto l’utilizzo di spazi della città per richiamare l’attenzione a quanti vivono soli, è stato negato. Abbiamo aperto una riflessione sull’etica e l’estetica; dicendo che l’etica, se non si lascia attraversare dalle vite delle persone, è dichiarazione ideologica di principi e quindi fonte di giudizi.
Sappiamo stare al mondo? è la domanda che ci siamo posti per il 2009. Sappiamo non è solo conoscenza di regole e di meccanismi, ma anche “sapore di cose”, desiderio e passione, condizione per leggere la vita e la Parola.
Troverete in un piccolo libro: Decrescere per il futuro che ci offriamo questa notte, la coniugazione anche metodologica di tutto questo. Lo abbiamo scritto in collaborazione con il nostro compagno Marco Vincenzi della cooperativa Insieme di Vicenza, raccoglie il frutto di due anni di confronto nell’intreccio tra spiritualità e politica.

I segni di questa notte in questo spazio: le stelle e la passione.
Il mese scorso la filosofa Luisa Muraro ha scritto su un quotidiano nazionale: “bisogna sapere che la politica comincia non dal bisogno, ma dall'espressione consapevole di un desiderio, perché è con questa che si esce dalla subordinazione alla realtà data e prende vita una soggettività che poi si misurerà con il mondo.”
(Luisa Muraro in Il manifesto, 16 novembre 2008).
Abbiamo richiamato nella riflessione sulla Parola di questa Eucaristia il tema del desiderio; questi non vanno rimossi, ma abbiamo bisogno di esprimerli con maggior chiarezza, anche in politica.

Alle spalle di questo piccolo altare abbiamo voluto riproporre la crocifissione di Mino Cerezo. Sono affettivamente legato a questa immagine perché mi rimanda al momento nel quale l’ho fotografata. Ero a Colòn, in Panama, nel 1989, quando il telefono mi ha raggiunto per dirmi che Alice, la piccola bimba che viveva con noi, aveva chiuso la sua fatica. E mi rimanda a un breve colloquio con lei nell’ospedale san Matteo di Pavia; all’infermiera che la veniva a prendere per una terapia, diceva: ho paura, faccio la brava.
Bisogna patire il mondo, essere tormentati e non ragionare tra sé e sé senza il mondo (come sta succedendo). Basti pensare al lungo discorso su Eluana, senza lei, anche nella nostra città.

Alcune questioni che sembrerebbero solo di cronaca hanno un impegno politico, se si ha presente il mondo e si patisce per il suo futuro, consapevoli che questo non è accadimento, ma consegna. Anche il potere ha interesse per il mondo, non nel senso del desiderio e della passione, ma per gestirlo (il potere non ha immaginari): “al potere interessa il potere e non il mondo” (ancora Luisa Muraro).


Alcune domande e alcune condizioni
Di quale desiderio ci facciamo portatori consapevoli come persone, gruppi, città, la casa sul pozzo ? Quali desideri ha avuto nel cuore il popolo delle Beatitudini che è accorso felicemente nella sala Ticozzi nei mesi scorsi richiamato dalle Acli provinciali ?

1. PARTIRE DA ALTROVE, ovvero la questione del punto di vista da cui guardiamo le cose. E’ un tema che abbiamo affrontato nella veglia. Non dobbiamo rispolverare le parole usate, perché le parole hanno sofferto e vissuto le azioni, i pensieri e dobbiamo trarre dal nuovo un qualche senso. Sarà un lavoro impegnativo per il 2009. Dobbiamo dirci che il passato non basta al futuro.

Il punto di vista, il luogo dove ancora oggi vale la pena di affondare i nostri piedi, rimane quello delle prassi di incontro con il marginale, con le conseguenti domande di cambiamento di equilibri sociali, economici e politici, con la ricerca caparbia di giustizia, con la nonviolenza come metodo e non la pace come fine; anche Bush, il nazionalsocialismo e Roma antica avevano la pace come fine ultimo!).
Rispetto al punto vista in cui le nostre prassi attuali ci collocano, due piccole accortezze nella cura con cui ‘patiamo il mondo’:
− riconoscere che le relazioni sono ponti per il mondo e non il luogo della dimora. Non dobbiamo abitare i ponti che servono invece a portare ad altro, al mondo
ridare storicità alla politica, incarnarla nei contesti e nelle esperienze: tornare ad indagare meglio lo spessore di sapienza politica emergente dai racconti che quotidianamente intrecciamo con chi è incurvato, oppresso, svilito; (far emergere meglio l’intelligenza, i desideri, le indignazioni, le denuncie e le proposte, i cambiamenti necessari).

2. INTERROGARE L’ALTROVE: la questione dirompente del “SO-STARE?”
“Sappiamo stare al mondo?” è la domanda politica del momento, che esprime la fatica a prendere posto in tante vicende umane. “Sappiamo stare al mondo?” è anche la domanda dell’accompagnamento educativo - che sempre inventa percorsi, calcola distanze e offre proposte per imparare a ‘stare al mondo’ - e, infine, “so-stare al mondo?” è la domanda che si conficca al cuore delle ricerche personali e collettive di senso e orientamento. Questo aspetto e quello delle mappe, grazie anche allo strumento del calendario 2009, sarà oggetto di ricerca collettiva a la casa sul pozzo.

3. LO SGUARDO ALTROVE: decrescere per il futuro
L’altrove della politica ha bisogno – come gruppi, singoli, popoli, chiese – di una diversa andatura di vita, di un modo differente di guardare e leggere gli altri, noi stessi, le situazioni. Decrescere per non impedire il futuro. Prendere a modello il lavoro paziente dello scultore che toglie per cercare forma, bellezza, radicale essenzialità. La striscia delle undici sequenze dei tori di Picasso, ce lo raccontano nelle modalità:
− alleggerimento da pesi, sovrastrutture inutili, protagonismi;
− ricerca delle linee portanti (identità senza generare fondamentalismi)
− trasparenza e non ingombrare la scena: cosa si intravede attraverso l’azione nostra e dei nostri gruppi ? (la politica dell’esempio di cui ha scritto Vittoria Foa, M.K. Gandhi: “Ognuno di noi deve essere il cambiamento che vogliamo vedere” diceva spesso a suo nipote Arun; nota: “noi” non solo personale, ma come gruppi)
Dobbiamo attrezzarci ad essere dei ‘viaggiatori leggeri” (A. Langer) per lasciare spazio ad un altrove della politica.

Il compito del 2009: trasformare i significati
Simone Weil forse avrebbe espresso il desiderio che fa nascere la politica come un “trasformare i significati” : “L’azione su se stessi, l’azione sugli altri, consiste nel trasformare i significati.” (Simone Weil, Quaderni IV).
Così avviene per ogni azione politica. Pensiamo alla lotta per i diritti dei neri in USA o quella di Gandhi in India: quale colossale trasformazione di significati è stata agita nel modo di portare il conflitto, nei modelli possibili di relazione tra diversi, nelle connessioni tra spiritualità (religiosa o no) e politica, nel rapporto tra fini e mezzi.
Quali significati intendiamo trasformare noi oggi con la nostra azione?
Penso che, in fondo, questa sia la domanda che guida, o dovrebbe guidare, le linee politiche personali, dei gruppi dei territori.

L’azione che trasforma i significati ha, tra le tante cose, bisogno oggi di alcune attenzioni speciali:
− la cura dei luoghi, per non restare confinati nei luoghi di cura. Lo abbiamo richiamato nell’editoriale su etica ed estetica.
− una maggior attenzione al tema delle identità: stiamo pagando politicamente una incapacità del pensiero progressista e anche di quello più marcatamente alternativo (politicamente e teologicamente) a lavorare, da prassi pur consolidate, sulla trasformazione di significati attorno al tema delle identità (parola che abbiamo lasciato incautamente e quasi totalmente in mano di parlamentari anti-costituzionali, atei devoti e cardinali lobbysti). Ha scritto Stuart Hall, studioso di culture: “le identità non rispondono mai alla domanda: «Chi siamo? Da dove veniamo?». Rispondono piuttosto alla domanda: «Chi siamo? Dove vogliamo andare?». Le identità sembrano riguardare il passato, ma in realtà attingono al passato e al presente per costruire il futuro”. Anche qui torna la questione del guardare avanti, del futuro e forse questo ci aiuta a capire come una società senza futuro riesca a declinare politicamente le identità solo come bagagli –luoghi -tradizioni da difendere ‘contro’ qualcuno (che un futuro – per sua fortuna – ce l’ha in mente e lo cerca caparbiamente).
− connettere dimensione personale e dimensione collettiva attraverso comuni chiavi di lettura, sguardi e stili: è il tentativo delle riflessioni, dei percorsi e dei testi che in questi anni abbiamo praticato come gruppo spiritualità (spiritualità e politica) per cercare un nuovo alfabeto di vita
− ri-approfondire il tema delle minoranze responsabili nell’oggi: descrivere meglio i modi delle azioni, le alleanze, la capacità di individuare lotte-simbolo per mostrare un altro mondo possibile che già da oggi va riconosciuto e perseguito.

 
     
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