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È molto difficile concentrare in poco tempo la vastità del pensiero di don Milani, cercherò di dare degli stimoli di riflessione su un aspetto molto preciso, cosa dice don Milani oggi, a noi che quotidianamente abbiamo a che fare con i giovani, qui e ora, nel nostro contesto e non in un altro.
L’esperienza di Barbiana è datata cronologicamente, è collocata in un periodo storico ben preciso, in un contesto sociale e culturale contingente. Pretendere di prenderla e riproporla così com’è ai giorni nostri , è assolutamente anacronistico e significa forse non aver colto la profondità del messaggio di don Milani.
La lezione da trarre dall’esperienza di Barbiana consiste NON nel rifare le stesse cose, ma nel ricominciare ad inventar pratiche per le esigenze del nostro tempo.
Barbiana è una di quelle esperienze che per la sua profondità e la sua qualità, esce dallo spazio e dal tempo in cui si è svolta e continua a comunicare, nell’evoluzione e nei cambiamenti della storia, i suoi tratti e le sue qualità profetiche: il prendere a cuore la storia personale di ciascuno e quella della comunità che si viene a formare con la presenza dei diversi alunni, l’approfondimento dei fini e delle motivazioni dello studio; lo studio della Storia per comprendere il presente e dirigerlo verso fini positivi, il coinvolgimento critico, consapevole, informato, libero, responsabile di fronte alle situazioni dell’attualità che sempre ci interpellano e soprattutto la libertà unita alla responsabilità: ciascuno è responsabile di tutto!
Il trucco suggerito da Don Milani per capire di cosa hanno bisogno i giovani è quello di innamorarsene e di riuscire così a tirarne fuori il meglio.
Osservarli col cuore più che con gli occhi.
Attraverso la parola, partendo anche da quel verbo che dà Vita e che si è incarnato nella Storia per farla nuova ( lo vedremo meglio più avanti), dm vuole fornire i giovani degli strumenti per entrare in contatto con gli altri ed essere protagonisti del loro tempo.
Barbiana è una di quelle esperienze che per la sua profondità e la sua qualità, esce dallo spazio e dal tempo in cui si è svolta e continua a comunicare nell’evoluzione e nei cambiamenti della storia i suoi tratti e le sue qualità profetiche: il prendere a cuore la storia personale di ciascuno e quella della comunità che si viene a formare con la presenza dei diversi alunni, l’approfondimento dei fini e delle motivazioni dello studio; lo studio della Storia per comprendere il presente e dirigerlo verso fini positivi, il coinvolgimento critico, consapevole, informato, libero, responsabile di fronte alle situazioni dell’attualità che sempre ci interpellano e soprattutto la libertà unita alla responsabilità: ciascuno è responsabile di tutto !
Per avvicinare l’esperienza della scuola di Barbaina e coglierne il significato pedagogico profondo, bisogna innanzitutto ricordare che don Milani prima di essere un maestro, un educatore, un sociologo ecc, era innanzitutto un prete, un uomo di Dio; un prete che aveva scelto di servire Dio nel modo più completo e che finalizzava la sua vita all’evangelizzazione (cit. Non vedremo sbocciare santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale EP). Pensiamo a parole degli stessi anni pronunciate dal Che partendo certamente da un punto di vista diverso ma con un fine onesto; parlava ai giovani : “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo.È la qualità più bella di un rivoluzionario. E cosa c’è di più rivoluzionario di un santo! Diceva ancora DM: (cit. Da bestia si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi, ma da bestie a santi con un solo passo non si può diventare. EP). Sul cammino per portare i giovani verso la santità ha trovato un ostacolo: “ da bestie si può diventare uomini” doveva far diventare uomini i suoi ragazzi! Ecco allora la necessità della scuola, l’unico mezzo attraverso la cultura, per dare dignità alle persone.
DM era così innamorato del suo Dio da non aver bisogno di infilarlo dappertutto (cit. Quando ci si affanna a cercar apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra d’averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale e aggiunto alla vita e non invece “modo” di vivere e di pensare). Era così libero che dalla sua classe aveva tolto perfino il crocefisso, non mancava però una copia della Costituzione perché, se è vero che non tutti siamo chiamati alla santità, siamo però tutti chiamati ad essere cittadiniI consapevoli del nostro ruolo nella società e la Costituzione è il “vangelo” laico.
La vocazione sacerdotale ha indotto in DM a scegliere i poveri in primis (cit. il disoccupato e l’operaio dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’inguistizia sociale è una bestemmia come loro ha lottato per un mondo migliore- LLMPB), a dedicarsi totalmente a coloro che gli erano stati affidati, a consumarsi, anche fisicamente, per favorire la loro promozione sociale ed umana , alla lotta costante, coerente, a volte testarda per portare avanti giorno per giorno il suo progetto; diciamo pure,alla sopportazione della croce e dell’incomprensione anche da parte della Chiesa di cui si sentiva figlio e che tanto amava…(cit. non mi ribellerò mai alla chiesa perché ha bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la chiesa LLMPB).(cit. Ho badato a accettare in silenzio perché volevo pagare i miei debiti con Dio, quelli che voi non conoscete: E Dio invece mi ha indebitato ancor di più: mi ha fatto accogliere dai poveri, mi ha avvolto nel loro affetto: mi ha dato una famiglia grande , misericordiosa, legata a me da tenerissimi e insieme elevatissimi legali. Qualcosa che temo Lei non abbia mai avuto. E per questo, preso a pietà ho deciso di risponderle. Lett. all’Arc.di Firenze Florit).
Ecco allora che per lui prete, la scuola diventa mezzo per colmare quel fossato culturale che gli impediva di essere capito dal suo popolo anche quando predicava il Vangelo (LECTIO), era lo strumento per dare la parola ai poveri perché diventassero più liberi ed uguali, per difendersi meglio e gestire da sovrani l’uso del voto e dello sciopero.
“Voi – diceva - non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È il padrone che vi vuole così perché chi sa leggere e scrivere la prima pagina del giornale è oggi e sarà domani dominatore del mondo” LLMPB. ( cit. “ e quale è mai il giornale che scrive per il fine che gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione. EP).
È chiara la metafora sempre attuale sulla comunicazione: anche oggi chi possiede i mezzi di informazione di massa dirige le coscienze e crea opinione pubblica; impadronirsi dello strumento lingua è il modo per combattere l’omologazione, per essere liberi e per autodeterminarsi (cit. È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui . EP).
Quella per la conoscenza della lingua è quasi un’ossessione: si pensi al tempo dedicato ala scuola di Barbiana allo studio dell’etimologia , alla scrittura collettiva, che non a caso era definita un’arte, al lavoro di limatura e di essenzializzazione del testo.
Messaggio attualissimo di Don Milani è la passione per la POLITICA intesa come l’arte di uscire insieme dai problemi. Citava infatti DM in LP (cit. Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio . Uscirne insieme è politica, uscirne da solo è avarizia)
(cit. conoscere i ragazzi dei poveri ed amare la politica è tutt’ uno. LP).
La politica oggi sta vivendo la crisi della rappresentanza , è caratterizzata da metodologie, linguaggi, prassi che la separano dal resto della società di cui dovrebbe essere espressione, da cui dovrebbe attingere, con cui dovrebbe verificarsi; è diventato un mondo di privilegi separato, autoreferenziale, strumento per ottenere e mantenere il potere.
L’I care di DM pone ancora oggi un ideale alto, scelte etiche chiare, impegno perseverante per attuarle, è rivolto a tutti e a ciascuno di noi, è il fondamento dell’agire umano: prendere a cuore, interessarsi, coinvolgersi, non dire mai “non mi interessa, me ne frego”.
Per la politica significa essere guidata e verificata dal bene comune, dalle persone, dalle comunità. Da qui emerge la definizione della politica come “arte di uscire insieme dai problemi”. Una liberazione da ogni lobby, da centri di potere, da concentrati affaristici, da vantaggi personali.
Torniamo alla scuola come strumento per dare la parola ai poveri attraverso la conoscenza della lingua.
DM aveva ben presente l’art. 3 della Costituzione e aveva realizzato che il mezzo più adatto per attualizzarlo fosse quello di dare ai poveri una scuola a 360 gradi, 365 giorni all’anno, dalla mattina fino a buio, estate e inverno(LP)
La scuola di Barbiana era una scuola dura, “ (cit. Non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica .LP) era una scuola esigente, (cit. Disciplina e scenate da far perdere la voglia di tornare. LP) “classista” nel senso che era frequentata soprattutto da quelli che la scuola non classista, cioè la scuola pubblica, “di tutti”, aveva respinto.(cit. Chi era senza basi, lento e svogliato, si sentiva il preferito sembrava che la scuola fosse fatta solo per lui. LP). (cit. “ non c’è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra diseguali”)
Si attuava un apprendimento cooperativo e solidale (cit. Fin che anche lui non capiva non s’andava avanti LP), tutti erano docenti e discenti, (cit. Il più grande di quei maestri aveva 16 anni . Il più piccolo 12 e mi riempiva di ammirazione. L’anno dopo ero maestro. Poi insegnando imparavo tante cose. Ha imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia LP).
La scuola è vissuta dai ragazzi di Barbiana con interesse, come conoscenza della vita, del mondo, come partecipazione e condivisione dei problemi e delle sofferenze degli altri. (cit. Il giornale lo leggevamo da cima a fondo, ad alta voce: sotto gli esami due ore di scuola spese sul giornale ognuno le strappa dalla sua avarizia…Politica e cronaca, cioè le sofferenze degli altri valgono più di voi Insegnanti e di noi stessi: LP)
Non ci dilunghiamo sull’analisi critica di tutti gli aspetti della scuola italiana , ma la scuola di oggi ha messo in atto solo alcune delle intuizioni di DM e si è limitata, il più delle volte solo all’aspetto superficiale: il non bocciare, di sessantottina memoria, ad es., invece che essere una sfida per riuscire ad insegnare agli ultimi, è diventato l’appiattimento del 6 politico.
L’idea di dare più scuola a chi più ne ha bisogno (non c’è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra diseguali) è diventata un’enfasi sul tempo scuola spesso strutturato con orari impossibili o pensato come “parcheggio”.
Dell’idea di lavorare sulle statistiche, intendendo la scuola come centro di ricerca, è rimasto solo il prevalere di criteri quantitativi nel ragionare di scuola.
Il messaggio della LP è oggi rivolto a quella scuola che fatica a svolgere la propria funzione: quanti sono i maestri che vivono l’insegnamento come una sfida educativa e che constatando tante anomalie hanno il coraggio di alzare la voce? Di fare proprio il motto I care ?
Ieri gli ultimi erano emarginati tramite la selezione, la bocciatura, negli ultimi tempi lo sono stati comunque, tramite la promozione di massa, tramite una scuola dove l’offerta formativa è di scarsa qualità, dove i docenti hanno abdicato al proprio ruolo di educatori dimostrando a volte scarsa professionalità e perdendo autorevolezza.
Né ieri né oggi i ragazzi deboli sono stati forniti di cognizioni necessarie alla loro maturità.
A chi chiedeva cosa bisogna fare perché la scuola funzioni DM rispondeva (cit. Non dobbiamo preoccuparci di come bisogna fare scuola , ma solo di come bisogna essere per fare scuola). È qui che sta la differenza! Bisogna innanzitutto esseri rigorosi sulla professionalità: i ragazzi hanno il diritto di avere Maestri competenti che possano trasmettere la loro scienza, devono poi essere educatori credibili, coerenti con i valori del vivere civile, chiedere tanto, ma anche dare tanto in termini di investimento relazionale, essere testimoni credibili. (cit. Con la parola alla gente non gli si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia, sul piano umano ci vuole l’esempio EP) Non è con l’indifferenza, con il gioco, con i valori relativizzati che un popolo può crescere.
Da Barbiana viene la capacità di inventar pratiche il suggerimento di essere creativi, il richiamo a mettere i ragazzi al centro della relazione e dell’apprendimento ad AMARLI come si amano i propri figli, a volere il loro bene (cit. Ha voluto più bene a voi che a Dio) Non per niente DM è l’unico maestro al mondo che ha messo lo scolaro sull’altare (Il Santo scolaro) quasi fosse qualcosa di sacro.
Ultimo tema che vorrei trattare è quello della MODA.
Pensiamo all’attualità dell’analisi sulle mode fatta da DM (cit. Le mode gli hanno detto che i 12-21 anni sono l’età dei giochi sportivi e sessuali, dell’odio per lo studio. Gli hanno nascosto che i 12-15 anni sono l’età adatta per impadronirsi della parola. I 15-21 anni a usarla nei sindacati e nei partiti. Gli hanno nascosto che non c’è tempo da perdere… L’unica difesa dei poveri contro le mode potreste essere voi insegnanti. LP). I nostri ragazzi sono schiavi della moda, non sanno distinguere quali sono i bisogni reali da quelli indotti, oggi forse proprio i bisogni creati artificialmente e le mode sono l’oppio dei popoli.
Riflette Pecorini “La scuola è la stessa coi suoi autoritarismi e classismi, e i suoi Gianni da bocciare. Questi sono più poveri ed emarginati di trent’anni fa anche se hanno scarpe firmate, soldi in tasca e automobili con cui ammazzarsi il sabato sera.” Lascio queste riflessioni come provocazione.
Una delle prossime Barbiana con cui ci dovremo confrontare e nella quale dovremo manifestare e investire tutta la nostra creatività pedagogica, è la presenza degli STRANIERI nella nostra società.
Non la prima fase, quella attuale dell’accoglienza, che è anche gestibile mettendo in campo risorse economiche, ma la seconda fase quella dell’integrazione, quella della seconda generazione che a breve ci interpellerà sia nelle scuole che ai “muretti”e più in generale nella società. Ai Gianni di DM, per i quali la scuola era sempre meglio della merda, ai Gianni delle periferie delle grandi città oggi se ne sono aggiunti altri, portatori di altre culture . La scuola è preparata a questo? Come dare la Parola ai giovani stranieri ? Come la scuola riconosce e rispetta la diversità? Ogni comunità educativa dovrebbe essere aperta alle diverse modalità di sviluppo di ciascuno dei suoi componenti.
Non emarginare chi non è uguale e non è in grado di seguire il ritmo dei migliori. Non dimentichiamo il messaggio di DM : Non fare parti eguali fra diseguali.
Studiamo nuovi percorsi creativi.
Concludo con un pensiero di Don Milani sul senso del tempo che vuole anche essere un augurio per tutti noi e per i nostri ragazzi:
Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamerei bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.
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